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Crescere o difendersi: questo è il problema

Identificato il meccanismo molecolare che permette alle piante di scegliere di destinare tutte le risorse disponibili nell'accrescimento, ignorando gli attacchi dei patogeni.

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Le diverse fasi di crescita di un seme di soia. Photo credit: © AgStock Images/Corbis |

Investire le proprie energie nella crescita, o spenderle per debellare i parassiti? Da questo dilemma dipende, spesso, la sopravvivenza delle piante. Ora un gruppo di scienziati ha scoperto il meccanismo molecolare che permette ai vegetali di scegliere per la prima delle due opzioni, concentrandosi sulla crescita e ignorando l'attacco dei patogeni.

 

In base allo studio pubblicato sulla rivista eLife e condotto dai ricercatori della Sainsbury Laboratory (Regno Unito) e del Max Planck Institute for Plant Breeding Research (Germania), responsabile della "decisione" delle piante a favore della crescita sarebbe una specifica proteina, la BZR1.

In situazioni in cui la crescita è vitale e indispensabile per la sopravvivenza, come per esempio quando un seme si trova nel terreno ed è in fase di germinazione, la proteina fa pendere l'ago della bilancia a favore del processo di crescita, evitando di destinare le già limitate risorse in un'azione di difesa che - se la pianta non cresce - sarebbe comunque inutile.

«La luce è essenziale per la sopravvivenza della pianta e la priorità per un seme è raggiungerla» spiega Rosa Lozano-Durán, a capo dello studio «investire le poche energie nella difesa da un patogeno potrebbe avere conseguenze letali».

 

La proteina in questione controllerebbe l'attività dei geni legati al funzionamento del sistema immunitario dei vegetali; la sua attivazione inoltre sopprimerebbe il segnale immunitario dei brassinosteroidi, una famiglia di ormoni comune a tutte le piante e coinvolta nel loro processo di crescita. In questo modo ogni energia disponibile viene destinata al processo di accrescimento della pianta.

«Capire come funzioni questo meccanismo ci aiuterà a incrociare piante resistenti alle malattie, con il massimo rendimento» aggiunge Cyril Zipfel, coinvolto nella ricerca. In futuro potremmo avere piante forti contro i patogeni, ma che non per questo ci rimettano in dimensioni.

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8 gennaio 2014 | Elisabetta Intini