Come fanno i funghi a brillare al buio

Anche questi organismi possono essere bioluminescenti, ma i meccanismi che li fanno illuminare come led non erano ancora chiari. Uno studio finalmente li svela.

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Il fungo bioluminescente brasiliano Neonothopanus gardneri somiglia a un fiore venuto da un altro pianeta.|Cassius V. Stevani/IQ-USP, Brazil

Ci riescono le lucciole, diversi tipi di alghe, certi vermi e persino alcuni anfibi. La bioluminescenza è un fenomeno noto in natura, ma tra i funghi è piuttosto raro: è una caratteristica solamente di 80 delle 10 mila specie note di funghi.

Da questa parte! I funghi che si illuminano al buio - convertendo energia chimica in energia luminosa - segnalano in questo modo la loro presenza a coleotteri, vespe e altre piccole creature che possano trasportare le spore in altre parti del bosco. Tuttavia, il meccanismo grazie al quale ci riescono è rimasto finora incompreso.

 

I bagliori notturni del fungo brasiliano Neonothopanus gardneri in un time-lapse (clicca per attivare l'animazione). | Cassius V. Stevani/IQ-USP, Brazil

Fari nella notte. Ora un gruppo di ricercatori russi, brasiliani e giapponesi sembra averlo capito, e lo spiega in un articolo pubblicato su Science Advances. I biologi hanno studiato due specie in particolare: il Neonothopanus gardneri e il Neonothopanus nambi, funghi bioluminescenti che crescono in Brasile e Vietnam rispettivamente.

 

La chimica dello spettacolo. Se riescono a brillare, è grazie a un sostrato variegato di molecole, dette luciferine (in sostanza, pigmenti), che in presenza di ossigeno emettono una sostanza luminosa chiamata ossiluciferina. La reazione è resa possibile dall'enzima luciferasi. Fin qui il processo ricorda quello "base" della bioluminescenza, se non fosse che nei funghi, la luciferasi è "promiscua", ossia può interagire con diversi pigmenti, modificando intensità e colore della luce risultante.

 

Questa capacità della luciferasi dei funghi potrebbe offrire interessanti applicazioni nelle analisi di laboratorio al microscopio, e segnalare la presenza di cellule o geni in un modo facilmente riconoscibile.

 

 

01 Maggio 2017 | Elisabetta Intini