"Tigri" da giardino

Le piante carnivore: non sono esseri mostruosi e spietati, ma vegetali che seguono una dieta speciale. E non sono tutte uguali. Scoprine le caratteristiche, i trucchi e le armi.

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È vero, le piante carnivore sono vegetali che mangiano gli animali. Nella maggior parte dei casi si nutrono di insetti. E non lo fanno per cattiveria, ma per necessità. La loro strana alimentazione è dovuta al terreno su cui crescono: rocce, paludi e torbiere aride, dove mancano gli elementi necessari al loro nutrimento. Per sopravvivere, quindi, le poverine sono costrette a ingurgitare anche un po' di proteine animali.
Ciò non toglie che alcune di queste piante abbiano un aspetto un po’ poco rassicurante. Come la Darlingtonia cali fornica, la cui “lingua” (la foglia rossastra) somiglia alla lingua biforcuta di un serpente. Non per niente nel Nord America, dove cresce, è stata soprannominata cobra lily (pianta cobra).

Confrontala con un cobra vero

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Se provate a immaginare una pianta carnivora probabilmente la prima cosa che vi viene in mente sono le “fauci” spalancate. Queste chiuse sono della cosiddetta Venere acchiappamosche (Dionaea muscipula), qui immortalata durante… il pranzo.
Questa pianta, diffusa soprattutto negli Stati Uniti, è così famosa per le sue foglie "dentate" che funzionano a tagliola (come una trappola per topi a scatto).
Basta che un insetto sfiori uno dei sensibilissimi peli presenti sulle foglie e in meno di un secondo il malcapitato si ritrova imprigionato.
Ma il "lavoro" non è ancora finito. Anche se gli aculei sembrano denti la pianta non può masticare. E per mangiare tutto l'insetto ci vorranno un po' di giorni. La dionaea secerne, infatti, degli enzimi che assimilano il pasto molto lentamente.

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Non è un water ma una Nepente del Madagascar (Nephentes madagascariensis). La parte sottostante è un ascidio, una foglia-contenitore con il bordo particolarmente viscido e scivoloso. Gli ignari insetti, attratti dal profumo della pianta, poggiandovisi sopra, scivolano, precipitando dentro. E come nei peggiori film dell'orrore, in fondo al "pozzo" la preda finisce in un liquido in cui viene digerita. Oppure conservata per i pasti successivi, grazie a speciali sostanze antibatteriche.

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Sempre un ascidio, ma decisamente più allungato, è l’arma letale di un’altra famiglia di piante carnivore: quella delle Sarracenie (nella foto una Sarracenia alata) che sembrano enormi coni gelato (sono alte 1 metro). Le saracenie crescono su terreni umidi e paludosi dove c'è talmente tanto cibo che possono permettersi perfino di vivere in colonie numerose come questa. 
E da mangiare non manca per nessuno. Alcuni ragni (quando non diventano loro stessi prede) hanno imparato a convivere con la pianta e anzi a trarne beneficio. Si piazzano sul bordo dell'ascidio, attenti a non scivolare, e quando riescono "rubano" qualche insetto intrappolato dalla temutissima pianta.

© Barry Rice, sarracenia.com

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Avete presente la carta moschicida? La trappola dei questa Drosera binata si basa su un meccanismo molto simile. Le sue foglie sono coperte da tanti piccoli “tentacoli” appiccicosi capaci di catturare, uccidere e digerire le prede. E come tutti i tentacoli che si rispettino, anche questi sono dotati di una certa mobilità. In alcuni casi, possono addirittura ruotare di 180 gradi, pur di avvinghiarsi attorno al malcapitato di turno.
Ma non tutte le prede sono innocue. Esistono degli insetti parassiti capaci di infestare le piante carnivore, nonostante il rischio di essere ingeriti o meglio digeriti.

© Barry Rice, sarracenia.com

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Un po’ più “pigra” della Drosera ma altrettanto affamata è questa Drosophyllum lusitanicum. Anziché usare i tentacoli o spalancare "fauci" cattura gli insetti con una colla secreta dalle ghiandole (quelle rosse nella foto). Una volta appiccicate, le sue vittime non possono più liberarsi e si divincolano fino a morire per sfinimento.
Altre piante invece, per variare il solito menù a base di insetti, si sono adattate a una dieta mista. Molte specie del genere Pinguicola, ad esempio, intrappolano non solo moschini e mosche, ma  anche alcuni grani di polline trasportati dal vento. E il polline da solo costituisce circa la metà del suo intero fabbisogno proteico. 

© Barry Rice, sarracenia.com

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Non se la passano meglio gli insetti delle paludi. Anche sott’acqua le piante carnivore possono agire, con vari trucchetti. 
La rarissima Aldrovanda vesiculosa (nella foto) "caccia" con piccole trappole a scatto.
Oppure l'Utricularia munita di tanti sacchettini "sottovuoto" non più grandi di 2 millimetri. Appena vengono sfiorati, questi si aprono risucchiando i malcapitati animaletti che nuotavano troppo vicino alle sue foglie.

© Barry Rice,
sarracenia.com

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Dopo tanta fatica per acciuffare le prede, lasciarle sfuggire sarebbe un vero peccato. Ecco perché questo Cephalotus follicularis ha l’orlo dell’ascidio “tappezzato” di spine aguzze rivolte verso l’interno. Aculei con cui punzecchia gli insetti intrappolati ogni qual volta provano a scappare.
Ma nel vargiegato mondo delle piante carnivore non mancano nemmeno le incantatrici. La Darlingtonia californica, disorienta le sue vittime con una serie di “illusioni ottiche”. Sulle pareti di questa pianta alcune piccole fessure fanno passare la luce del sole. Gli insetti pensano di trovarsi di fronte a una via d'uscita e ci vanno a sbattere contro. In questo modo rimbalzano, cadendo sul fondo.

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Ma c'è anche chi per le piante carnivore "lavora". Come la formica gigante del Borneo (Camponotus sp.) che qui nuota sul fondo di un ascidio accanto a uno sfortunato insetto morto. La formica "spazzina" si nutre degli avanzi nuotando e mangiando senza correre rischi. E il favore è reciproco: troppi resti in putrefazione possono infettare la pozza digestiva della pianta.

Altre formiche più “fifone” mandano in avanscoperta una sfortunata compagna che funge da esca. Se questa non torna le altre non si avventurano. A volte però il trucco non funziona e la formica esploratrice, superata la prova, porta le fiduciose compagne. Così il lauto pranzo per la pianta è assicurato.

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"Donna strangolata da una pianta in Madagascar". Chissà che spavento si presero i lettori leggendo quasta notizia su un giornale australiano nel 1881!
A sostenerlo era un esploratore tedesco che raccontava di aver assistito alla scena durante una cerimonia sacrificale in Africa. Si trattava naturalmente di una bufala colossale.
Anche se qualche pianta mangia-mammiferi esiste. È la Nepenthes rajah (nella foto), nel cui ascidio – un “pentolone” di 2 litri e mezzo di capienza – una volta sono stati ritrovati due ratti morti. Sembra inoltre che la mangiona gradisca anche rane, lucertole e piccoli uccelli. Si tratta comunque di casi molto rari che riguardano per lo più animali deboli o malati.

© harald_kirr

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Nonostante i trattamenti di riguardo riservati agli impollinatori, capita a volte che qualche ape incauta ci rimetta la pelle.
Anche questa che passeggia tranquilla sull’orlo di una Sarracenia flava è sulla buona strada. Perché ad attenderla, oltre al fondo velenoso dell'ascidio, c’è un’altra spiacevole “sorpresa”. Il nettare della pianta è “corretto” con la coniina, un alcaloide tossico presente anche nella cicuta, che stordisce la preda per farla cadere più facilmente sul fondo dell’ “imbuto”. Le vittime così passano in breve dal sonno alla morte.

È vero, le piante carnivore sono vegetali che mangiano gli animali. Nella maggior parte dei casi si nutrono di insetti. E non lo fanno per cattiveria, ma per necessità. La loro strana alimentazione è dovuta al terreno su cui crescono: rocce, paludi e torbiere aride, dove mancano gli elementi necessari al loro nutrimento. Per sopravvivere, quindi, le poverine sono costrette a ingurgitare anche un po' di proteine animali.
Ciò non toglie che alcune di queste piante abbiano un aspetto un po’ poco rassicurante. Come la Darlingtonia cali fornica, la cui “lingua” (la foglia rossastra) somiglia alla lingua biforcuta di un serpente. Non per niente nel Nord America, dove cresce, è stata soprannominata cobra lily (pianta cobra).

Confrontala con un cobra vero