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Che cos'è l'albedo?

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L’albedo sul Regno Unito e l’Irlanda visto dal satellite (© ESA) |

È la frazione di luce riflessa da un oggetto o da una superficie rispetto a quella che vi incide. Questo termine viene spesso utilizzato per indicare la riflettività dei corpi celesti che non brillano di luce propria, come pianeti e satelliti, ma anche in climatologia. Nel caso di un oggetto celeste, il valore dell’albedo (dal latino albus, bianco) dipende dalla presenza o meno di un’atmosfera, da eventuali nubi e dalla natura della superficie (rocce scure, terreno erboso, deserto sabbioso, oceani…); eventuali calotte polari o zone coperte da ghiacci e neve innalzano l’albedo perché hanno un alto potere riflettente.

Per i pianeti
L’albedo medio della Terra è pari a circa 0,3 (il massimo teorico è 1, cioè tutta la luce ricevuta viene riflessa), ma varia molto da zona a zona: la neve fresca, per esempio, ha un albedo di circa 0,8-0,9, un deserto o una spiaggia di 0,25-0,30, un prato di 0,15. Tra i pianeti, l’albedo più elevato è quello di Venere (circa 0,7). Quello della Luna invece è solo 0,07: anche se sembra “bianca” non lo è affatto, e riflette la metà di una lavagna nera!
Come è facile dedurre, l’albedo gioca un ruolo determinante nell’evoluzione del clima del nostro pianeta: la variazione nella frazione di luce assorbita, per esempio a causa della contrazione della copertura di neve o per l’aumento delle superfici coltivate, incide direttamente sul bilancio energetico del pianeta e quindi sul clima e sul meteo.


Albedo e clima
Per riuscire a monitorare con maggior precisione l’indice di assorbimento luminoso della Terra, l’ESA e lo University College di Londra hanno varato Albedo Project, uno studio sui dati dell’albedo raccolti tra il 1998 e il 2011 dai satelliti Envisat e Spot Vegetation.
“E’ la prima mappa dell’albedo terrestre senza buchi mai realizzata, che presenta una stima di incertezza per ogni singolo pixel. Un risultato del genere non sarebbe mai stato possibile senza i dati raccolti dai satelliti” ha spiegato alla stampa Jan-Peter Muller, leader del progetto.

Meteo più azzeccato
La mappa, che è disponibile online, potrà essere integrata facilmente con serie storiche e dati futuri e si presta a molteplici utilizzi: dall’analisi del cambiamenti climatici in relazione alle attività umane, fino alle previsioni del tempo che, secondo gli esperti, dalla primavera 2014 potranno essere più precise ed affidabili perchè integrate da questi nuovi modelli.


Cambiamenti climatici e poverta.
Tra cielo e terra: le foto più belle

 

11 settembre 2013 | Rebecca Mantovani