Perle di mare

Spiagge incontaminate, acque cristalline, paradisi naturali lontani da tutto e cullati dal rumore delle onde. E poi ancora isole a forma di cuore, gatto o stella marina, mulinelli celesti, barriere coralline... Non perdetevi le cartoline più belle del mare e dei suoi tesori.
Guarda anche lo slideshow dedicato alle onde e i faraglioni più spettacolari

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Tempo di vacanze e di scelte, ed è partita la caccia alla spiaggia perfetta. Focus n.129 (pg. 12) dedica un servizio alla classifica redatta dal "The Times" delle 25 spiagge più belle del mondo. Il mar dei Carabi è ricco di queste perle ed è qui che sbuca solitaria quest'isola: una delle 700 che formano l'arcipelago delle Bahamas. A volte l'acqua è così bassa da consentire di passare di isola in isola a piedi.

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Alzi la mano chi oggi non vorrebbe festeggiare il Ferragosto con un tuffo nella Laguna dell’Isola di Praslin, Seychelles. Un tempo frequentato da mercanti e pirati quest’isolotto grande più o meno quanto Como (quasi 38 chilometri quadrati) è stato qualche volta confuso con il Paradiso terrestre. Tanto che nell’Ottocento il generale britannico Charles George Gordon, era convinto che fosse il Giardino di Adamo ed Eva descritto nella Bibbia.
Eden o meno, una cosa è certa: oltre a essere una magnifica isola ospita anche specie molto insolite. Solo su quest'isola cresce il cocco di mare (Lodoicea maldivica) una rarissima palma famosa per i suoi frutti a forma di… "natiche".

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Siete in cerca di un paradiso terrestre dove trascorrere gli ultimi giorni dell’anno? Maupiti Island, l'isola con la "piscina incorporata", potrebbe fare al caso vostro. L'atollo, poco più di 13 chilometri quadrati in pieno sud Pacifico (Polinesia francese), è infatti famoso per avere una specie di altro isolotto al suo interno: il vulcano spento Teurafaatiu. Il monte Teurafaatiu, alto 380 metri è infatti circondato da acqua e un sottile strato di terra. Il risultato è una laguna d'acqua chiarissima popolata da varie specie di animali marini come le mante, diffusissime da queste parti.

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Tra un impegno di lavoro e l'altro rifatevi lo sguardo con questa immagine satellitare dell'isola di Holbox e della laguna di Yalahau, sull'angolo nordorientale della penisola dello Yucatan, Messico. Qui dove la corrente del Golfo, il Mar dei Caraibi e l'Oceano Atlantico si incontrano, le acque cristalline sono particolarmente ricche di nutrienti e offrono riparo a una grande varietà di animali marini: qui per 5 mesi all'anno si raduna il gruppo più numeroso al mondo di squali balena. Le bianche sabbie coralline delle coste ospitano ancora pochi turisti ma molte uova di tartaruga, mentre le basse acque della laguna sono frequentate da fenicotteri rosa e pellicani. Si pensa che il nome dell'isola ("Holbox" in lingua Maya significa "buco nero") prenda spunto dal colore scuro di parte dell'acqua della laguna dovuto a una cavità rocciosa che circonda l'isola.
Le foto più "artistiche" scattate da satellite (guarda)

[E. I.]

Foto: © KARI

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Non bastavano le acque cristalline, il sole caldo tutto l'anno e la vegetazione rigogliosa. Carp Island, un isolotto della Repubblica di Palau (Micronesia), ha addirittura un'attrattiva in più rispetto agli atolli vicini. È a forma di stella, una stella marina immersa nel bel mezzo del Pacifico. Ma l'arcipelago non è solo, come si potrà facilmente immaginare, il paradiso dei turisti. Qui se la passano bene anche gli squali: in un'area di circa 600 mila chilometri quadrati (le dimensioni della Francia) nuotano indisturbate 130 diverse specie di pescecani a rischio estinzione, protette da leggi che ne vietano la caccia nel modo più assoluto. Altre foto di isole da sogno (guarda)

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Quale momento migliore del primo week end lungo al mare della stagione per trasferirsi - almeno con il pensiero - sull'Isola di Cat, nel cuore delle Bahamas? Chiamata San Salvador prima del 1925, questa terra rigogliosa lunga circa 77 chilometri è da alcuni considerata il primo approdo di Cristoforo Colombo nel "Nuovo Mondo". Sulle origini del suo nome si dibatte ancora oggi: c'è chi pensa si chiami così in onore del pirata Arthur Catt, che tornava qui a nascondere i frutti dei suoi saccheggi. E chi sostiene che prenda il nome dalla sua stessa conformazione. Osservata dallo spazio, sembra proprio un gatto steso al Sole.
Altri incontaminati paradisi naturali

[E. I.]

Foto ©: ISS Expedition 26 crew, NASA Earth Observatory

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Vi piacerebbe sguazzare nel mare azzurro vicino a questo reef a forma di cuore (nella foto)?

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Quando il blu dell'oceano si confonde con quello del cielo, si potrebbe scambiare un' isola per una stella. Per non trarvi in inganno, vi diciamo che in realtà il blu è dato dalle profondità dell'Oceano Indiano e la presunta coda spaziale non è altro che la barriera corallina a ridosso dell'isola Ile Glorieuse: due chilometri e mezzo di terra coperta da alberi di noci di cocco a nordovest del Madagascar (Africa). Insieme all'altro isolotto (visibile sulla destra), Ile du Lys, quest'oasi costituisce le cosiddette Glorioso Islands, francesi dal 1892. Questa è la vista che si gode dalla stazione spaziale internazionale, in orbita a 380 chilometri dalla Terra.

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A volte Madre Natura disegna le sue creazioni con una precisione degna di un geometra. Con Moorea, nella Polinesia francese, ha fatto un lavoro di fino: sul lato nord dell'isola, ai due lati opposti, si aprono due baie quasi simmetriche, originate forse dai bacini di due fiumi poi riempitisi. Per questa sua curiosa conformazione c'è chi vedendola dall'alto la paragona a un cuore o all'estremità di una forchetta. In realtà in tahitiano Moorea significa "ramarro giallo": un soprannome che deriverebbe dalle varie specie di lucertole che la popolano o dal gigantesco rettile mitologico che secondo la leggenda, aprì le due baie con un colpo di coda.

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Le sfumature sui toni dell'azzurro sembrano copiate da un quadro di Monet. Ma questi spettacolari "ghirigori" celesti sono frutto di un lavoro di gruppo, e a "dipingerli" sono stati i minuscoli componenti della forma di vita più abbondante presente negli oceani: il plancton. Anche se presi singolarmente gli organismi che lo compongono appaiono microscopici, i pigmenti di clorofilla contenuti in molti di essi colorano le acque circostanti e ne rendono possibile la localizzazione dallo spazio. La foto che vedete è stata scattata grazie ai sensori del Envisat's Medium Resolution Imaging Spectrometer che stavano perlustrando le acque a ovest dell'Irlanda.

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Più che dune sabbiose sembrano colline di panna montata e si trovano nel Parco Nazionale delle Isole Whitsunday, in Australia. In effetti la sabbia presente sulle spiagge di questo arcipelago è tra le più pure e soffici al mondo. Talmente fine che secondo i fortunati abitanti della zona, è l’ideale per pulire e lucidare delicatamente anelli e altri gioielli.
Ma guai a portarne via un po' per ricordo: le multe per chi depaupera quest’area protetta sono salatissime e arrivano fino a 5 mila dollari (3.500 euro circa).
Guarda altre spiagge da sogno

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Il maremoto che ha ucciso migliaia di persone nell'Asia sud orientale ha provocato alla barriera corallina danni gravissimi, sulla cui reversibilità si sta discutendo tra gli esperti. Secondo le previsioni più ottimistiche se il ritorno alla normalità è possibile, saranno comunque necessarie decine di anni affinché le ripercussioni sulla fauna marina si risolvano.
La foto del satellite Ikonos mostra una zona invece ben lontana dal disastro: nelle Isole Fiji, nell'Oceano Pacifico del sud, l'acqua è così limpida da consentire al satellite di monitorare il fondale fino a 30 metri di profondità. La temperatura, che non scende mai sotto i 20 °C e che arriva al massimo a 30, garantisce le condizioni ideali per la crescita della barriera corallina.

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Garantiscono la biodiversità, proteggono le coste dalle mareggiate, matengono le acque dei mari pulite. Di ottime ragioni per tutelare le barriere coralline ce ne sono a bizzeffe. Ma ne se non bastassero ce n'è una più "venale". In base a un rapporto sulla biodiversità della Commissione Europea intitolato The Economics of Ecosystems and Biodiversity pubblicato nel 2008, i reef  fanno guadagnare al mondo 115 miliardi di euro all’anno. Merito dell'attrattiva che esercitano sui turisti, appassionati di immersioni, e della loro capacità di offrire ai pescatori acque pescose e variegate, cosa molto redditizia dal punto di vista commerciale.
Nella foto da satellite, la barriera corallina che circonda le isole Luisiadi, in Papua Nuova Guinea.

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È uno dei paesi più poveri del mondo, la Guinea Bissau (nell’Africa occidentale). Ma se c'è una cosa che non manca sono i fiumi che attraversano il paese in lungo e in largo per poi tuffarsi nell’Atlantico.
Portando con sé tonnellate di fango e detriti che sembrano quasi “sporcare” l’acqua dell’oceano, come si nota in questa foto da satellite (i colori chiari e scuri distinugono le diverse correnti). L' accumulo dei detriti portati dai fiumi ha dato origine, nel corso dei secoli, a un’ottantina di isolotti sparsi vicino alle foci. Veri e propri paradisi naturali tutelati dall’Unesco e in parte ancora disabitati.

I rami del fiume (guarda)
Altre meraviglie da satellite

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Le orecchie smisurate ai lati del muso. La lunga proboscide e il corpo paffutello... tutto in questa foto farebbe pensare di trovarsi di fronte all'elefantino più simpatico dei cartoni animati Disney, se non fosse che il pachiderma in questione è un po' meno vivace dell'originale. Quello che vedete, infatti, è uno scoglio fotografato lungo una spiaggia dell'isola russa di Sakhalin, nel Pacifico settentrionale. L'isola stessa ha una forma particolare: è infatti lunga 948 chilometri e larga solo qualche decina (dai 25 ai 70), per una superficie complessiva di 76.400 chilometri quadrati che la rende l'isola più estesa di tutta la Russia e la 23esima per estensione al mondo.
Altri curiosi scherzi dell'erosione (guarda)

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Vedere quello che vedono i grandi surfisti un istante prima di essere travolti da un'onda troppo alta. È possibile grazie al sangue freddo di Ray Collins, un fotografo australiano di 28 anni, e di un suo amico talmente avvezzo a cavalcare l'onda con la tavola che nella comunità di surfisti di Sydney e dintorni è noto come "The Predator": Eddie Blackwell, protagonista di questo scatto. Collins ha affidato a Blackwell un equipaggiamento fotografico di 10 chili da portare con sé mentre affrontava un'onda alta quattro metri e mezzo, prima di fare altrettanto con il cavallone successivo. E questo è il risultato da pelle d'oca.
Rinfrescati con una gallery dedicata a onde e cavalloni

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Si vedono anche da satellite le foreste di mangrovie che punteggiano le coste dell'isola di Qeshm, di fronte alla costa meridionale dell'Iran. I grovigli di vegetazione riparano le spiagge rivolte verso il continente, e spiccano nel loro color verde brillante. Quando si tratta di ripulire l'atmosfera dalle emissioni dannose, queste piante rivelano tutte le loro potenzialità e si comportano come vere e proprie "spugne". Le foreste di mangrovie trattengono infatti una quantità di anidride carbonica quattro volte superiore a quella assorbita normalmente dalla vegetazione tropicale. Le loro radici intricate intrappolano i sedimenti e difendono le coste dalle maree e dalle onde anomale. Per tutta risposta, l'uomo le distrugge: negli ultimi 50 anni è stato eliminato dal 30% al 50% delle foreste di mangrovie mondiali, con il conseguente rilascio di anidride carbonica nell'atmosfera.

Tempo di vacanze e di scelte, ed è partita la caccia alla spiaggia perfetta. Focus n.129 (pg. 12) dedica un servizio alla classifica redatta dal "The Times" delle 25 spiagge più belle del mondo. Il mar dei Carabi è ricco di queste perle ed è qui che sbuca solitaria quest'isola: una delle 700 che formano l'arcipelago delle Bahamas. A volte l'acqua è così bassa da consentire di passare di isola in isola a piedi.