Ecologia

Una specie su sei di piante e animali a rischio estinzione entro 2100

L'allarme in occasione della Giornata mondiale della biodiversità: oltre un quinto delle specie presenti in Italia potrebbero sparire, mentre nell'Unione Europea il 60% delle specie e il 77% degli habitat sono minacciati dall'innalzamento delle temperature

Roma, 21 mag. - (AdnKronos) - Oltre un quinto del totale delle specie presenti nel nostro Paese sono a rischio di estinzione. Il 60% delle specie e il 77% degli habitat in Europa sono in uno stato di conservazione non favorevole e probabilmente non raggiungeranno l’obiettivo generale di fermare la perdita di biodiversità entro il 2020. Circa la metà dei corpi idrici d'acqua dolce in Europa difficilmente raggiungerà il “buono stato ecologico” nel 2015, come stabilito da una Direttiva del 2000.

Inoltre, secondo un recente studio pubblicato da Science, se non riusciremo a porre un freno all’innalzamento delle temperature, una specie su sei di animali e piante (il 16%) rischia di estinguersi entro il 2100. Ecco perché diventa necessario creare nuovi modelli di sviluppo che puntino sulle energie rinnovabili, sulle pratiche agricole sostenibili e sulla salvaguardia del nostro patrimonio naturalistico.

In occasione del 22 maggio, Giornata mondiale della biodiversità, Legambiente fa il punto sullo stato di salute delle specie viventi, nel rapporto “Biodiversità a rischio 2015”. Secondo i dati presentati nel primo Barometro della biodiversità italiana, su un campione di 2807 specie italiane di spugne, coralli, squali, razze e coleotteri, ben 596 sono a rischio di estinzione.

Per i grandi mammiferi come lo stambecco e il camoscio appenninico lo stato di conservazione è migliorato negli ultimi cinque anni. Mentre tra gli uccelli quelli che vivono nelle foreste beneficiano di condizioni migliori rispetto a quelli legati agli ambienti agricoli, laddove l’intensificazione dell’agricoltura comporta la sparizione della vegetazione naturale. Lo stato di conservazione delle circa 30 specie di pipistrelli è invece peggiorato.

Per 376 specie, in particolare invertebrati o animali di ambiente marino, il rischio di estinzione è ignoto, ma la pressione esercitata su molte popolazioni animali, causata direttamente o indirettamente dalla pesca commerciale e sportiva, le ha ridotte numericamente già nei decenni passati. Nel complesso, quindi, la situazione non è positiva se si pensa anche alla perdita delle funzioni del suolo, al degrado del territorio e ai cambiamenti climatici che minacciano i flussi di beni e servizi ambientali.

135 milioni di persone rischiano nei prossimi anni di dover migrare a causa della desertificazione, 50 milioni di persone che vivono in foreste sono minacciate dalla deforestazione e il 96% degli stock ittici del Mediterraneo e sovrasfruttato. Tutto questo ha un costo: secondo l’Ocse i danni economici per la perdita della biodiversità ammonteranno a una cifra tra i 2 e i 5 trilioni di dollari per anno, superiore alla ricchezza prodotta dalla stragrande maggioranza della nazioni della Terra.

“Occorre ridisegnare una strategia di tutela della biodiversità, tenendo ben presente il ruolo che l’agricoltura può avere nella sua salvaguardia, soprattutto nell’anno di Expo - dichiara Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente - Per questo possiamo ispirarci al recente Manifesto di Legambiente sull’agricoltura sostenibile e attenta alle caratteristiche degli ecosistemi".

Secondo la Fao le emissioni di Co2 provenienti da attività agricole convenzionali e di allevamento sono passate da 4,7 miliardi nel 2001 a 5,3 miliardi di tonnellate nel 2011 con un aumento del 14% avvenuto soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. "Queste, insieme alla concentrazione di agenti atmosferici come precipitazioni intense e siccità prolungate e alla comparsa di microrganismi, compromettono la salute delle piante", aggiunge Nicoletti ricordando il caso Xylella fastidiosa che ha infettato gli ulivi salentini e della Diabrotica virgifera che ha attaccato le piante di mais.

“Molte sfide ci attendono quindi – conclude Nicoletti - ma anche molte storie di successo: dalla salvaguardia del camoscio appenninico, che all’inizio del ‘900 era sulla soglia dell’estinzione mentre oggi è arrivato a raggiungere i 2.000 esemplari circa, alla bella esperienza del Centro di recupero delle tartarughe marine di Manfredonia che da quando è stato istituito, nel 2007, ha recuperato ben 902 esemplari di tartarughe marine in pericolo”.

21 maggio 2015 ADNKronos
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