Un terzo delle aree naturali protette minacciato dall'uomo

Estrazioni minerarie, costruzione di strade e altre attività antropiche in corso anche in zone che, sulla carta, dovrebbero tutelare la biodiversità: esistono ancora luoghi di natura incontaminata?

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Il Keo Seima Wildlife Sanctuary, in Cambogia: un'area protetta ben amministrata, un modello a cui guardare.|WCS

Un terzo delle 200 mila aree protette del Pianeta, dove la natura dovrebbe potersi sviluppare senza interferenze, sta subendo i contraccolpi di attività umane come estrazione mineraria, disboscamento, agricoltura. Secondo uno studio pubblicato su Science, il 32,8% di questi presunti paradisi di biodiversità, una porzione corrispondente a 6 milioni di km quadrati, è soggetto a un'intensa e non giustificabile pressione antropica.

 

Protette solo di nome. Paesi ricchi e poveri di ogni continente, denuncia lo studio, fanno a gara per a conferire questa designazione a porzioni di territorio. Dal 1992, quando fu ratificata la Convenzione sulla diversità biologica, a oggi, le aree che godono di speciali vincoli di protezione sono raddoppiate, e comprendono oggi quasi il 15% della terraferma e l'8% degli oceani. L'obiettivo per ciascuna nazione, è di trasformare in area protetta il 17% della sua superficie entro il 2020. Peccato che non sempre alle buone intenzioni seguano impegno, leggi ferree e finanziamenti: ecco perché la biodiversità è comunque in declino.

La distanza dall'eden. James Watson, scienziato dell'Università del Queensland in Australia e della Wildlife Conservation Society, ha analizzato l'impronta ecologica dell'uomo su circa 50 mila aree protette, che ha suddiviso in porzioni di territorio di 1 chilometro per lato. Per ciascuna di esse ha calcolato la pressione della presenza umana secondo otto parametri, come presenza di strade, agricoltura intensiva, illuminazione stradale, rete elettrica.

 

Anche se l'impronta ecologica umana sulle aree protette pesa circa la metà che sul resto del territorio, essa è peggiorata dal 1992, soprattutto nelle aree più densamente popolate di Europa occidentale, Asia meridionale, Africa. Soltanto il 10% delle aree analizzate è risultato completamente libero da pressioni umane: si tratta soprattutto di aree situate alle alte latitudini di Russia e Canada. «Quando si parla di eredità naturali - dice Watson - stiamo esaurendo il tempo: il 30% delle specie si estinguerà nei prossimi 50 anni, se non salvaguardiamo la natura come si deve». 

 

Fiori all'occhiello. Gli esempi positivi a cui ispirarsi, cioè le aree protette ben amministrate, ben finanziate e con rigide limitazioni sulla presenza umana, non mancano. Una di queste è il Keo Seima Wildlife Sanctuary in Cambogia, che ospita colonie di gibboni e 25 specie di carnivori. Un'altra è il Madidi National Park, in Bolivia, dove vivono giaguari, puma, delfini rosa e una specie di scimmia, un callicebo (Callicebus aureipalatii), descritto per la prima volta nel 2006.

 

22 Maggio 2018 | Elisabetta Intini