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Le multinazionali e i "trucchi" nel calcolo delle emissioni

Un quinto delle emissioni di anidride carbonica delle multinazionali, sono immesse nell'atmosfera non nei loro luoghi d'origine, ma in altri Paesi. Con quali conseguenze?

CO2
Una centrale elettrica a carbone in Repubblica Ceca | kamilpetran / Shutterstock

Quanto pesano le multinazionali sul clima del nostro Pianeta? Quante delle emissioni globali di CO2 arrivano dai loro investimenti, che siano nel loro Paese d'origine o all'estero? Un nuovo studio pubblicato su Nature Climate Change fornisce una risposta proprio a questa domanda, e non è rassicurante.

Circa un quinto delle emissioni di anidride carbonica nella nostra atmosfera sono ricollegabili in qualche modo agli investimenti delle multinazionali, che sempre più spesso riducono il loro impatto ambientale nel loro Paese d'origine "spostando" di fatto le loro emissioni all'estero, di solito in un Paese in via di sviluppo.

Multinazionali e greenwashing. Lo studio, una collaborazione tra lo University College di Londra e la Tianjin University, ha lo scopo di rivelare quanto le pratiche produttive delle multinazionali possano impattare sulla salute del nostro Pianeta. I risultati dicono che, tra il 2011 e il 2016, circa il 20% delle emissioni globali di CO2 sono generate da investimenti delle multinazionali di tutto il mondo in Paesi esteri. E se è vero che nel periodo studiato la percentuale è passata dal 22% al 18,7%, è anche vero che stiamo parlando comunque di quasi un quinto delle emissioni totali, e di un lieve calo legato soprattutto all'adozione di pratiche industriali più sostenibili.

 

Esportare le emissioni. C'è un altro trend che caratterizza il quinquennio analizzato nello studio: l'aumento esponenziale delle emissioni prodotte da imprese con sede in Paesi ricchi ma la cui produzione ha sede in aree del mondo in via di sviluppo. Due esempi: le imprese statunitensi hanno aumentato le loro emissioni in India da circa 50 milioni di tonnellate a 70, mentre la Cina è passata, nel Sudest asiatico, da meno di un milione di tonnellate a 8.

Secondo gli autori dello studio bisognerebbe quindi "assegnare" queste emissioni non al Paese dove vengono fisicamente prodotte, ma a quello dove ha sede l'azienda che le causa: in questo modo si incoraggerebbero le multinazionali ad adottare pratiche produttive più sostenibili anche in Paesi diversi dal loro, con vantaggi enormi per il Pianeta.

25 settembre 2020 | Gabriele Ferrari