Ecologia

Un deposito geologico per i rifiuti radioattivi, perfette le miniere di sale

L'ipotesi analizzata nel libro " Il deposito italiano delle scorie radioattive. 18 anni di tentativi" di Piero Risoluti

Roma, 27 apr. - (AdnKronos) - Un deposito geologico per i rifiuti radioattivi 'a vita lunga': sarebbe questa la soluzione in grado di garantire l'isolamento dalla biosfera delle scorie radioattive, finché la loro radioattività non sia scesa a livelli non pericolosi per l'uomo e per l'ambiente (ma perché questo accada ci possono volere migliaia e decine di migliaia di anni). Le formazioni geologiche profonde, in grado di restare stabili e inalterate per periodi che si misurano nell'ordine di tempi geologici, sarebbero dunque perfette, in particolare le miniere di sale, ma anche i bacini argillosi o i bacini di granito non fratturato.

"Soluzioni che in Italia non mancano", sottolinea Piero Risoluti, uno dei maggiori esperti di materiali radioattivi, che all'ipotesi dedica un capitolo del suo libro "Il deposito italiano delle scorie radioattive. 18 anni di tentativi" (Armando Editore), presentato oggi. Risoluti, che ha svolto la sua attività presso l'Eni, l'Enea, l'Agenzia internazionale per l'Energia Atomica delle nazioni Unite (Iaea), difende con forza l'ipotesi che in Paesi con importanti produzioni di rifiuti a vita lunga, soprattutto ad alta attività, come Svezia e Francia, può già contare su importanti programmi ad hoc.

Ipotesi che, con il progetto Pangea, era alla base della proposta di un deposito geologico internazionale, poi abbandonata, che aveva individuato già le possibili aree in Australia, Patagonia, Gobi, Africa.

Proposta condivisibile o meno, di fatto "l'Italia deve fare i conti con l'eredità del nucleare - commenta Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera che firma anche la prefazione al testo - lo smantellamento delle centrali è una partita che si giocherà presto non solo in Italia e che dovrà testimoniare la capacità del nostro Paese di affrontare la questione sia dal punto di vista tecnico che scientifico".

E visto che "per costruire un deposito geologico ci vogliono almeno 30 anni, e non i 5 indicati dal decreto legge con cui il Governo nel 2003 decise di localizzare il deposito nazionale a Scanzano - precisa Risoluti - varrebbe quindi la pena di iniziare a fare gli studi a tavolino, che non costano molto, invece di perseguire il grande progetto di mandare i rifiuti all'estero". Ma quella del deposito, ricorda Risoluti, è una questione che muove grandi interessi.

"Lo Stato ha pagato fino ad oggi 150 milioni di euro a Comuni e Province che detengono, sul proprio territorio, rifiuti radioattivi", denuncia. Qualche esempio? "Tra i 5 e i 6 milioni l'anno ai Comuni di Ispra e Varese, e 6 milioni a Osteria Nuova per i rifiuti di Casaccia che vanno per metà al Comune di Roma e l'altra metà alla provincia.

Una pioggia di soldi", commenta Risoluti. Altro tema affrontato nel suo libro che, a più di un quarto di secolo dalla chiusura delle attività nucleari in Italia e con le scorie ancora da sistemare, entra nel dibattito sull'individuazione del sito idoneo in cui smaltire e depositare i rifiuti radioattivi.

27 aprile 2015 ADNKronos
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