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Trump vuole trivellare un'area protetta in cerca di petrolio

In Alaska, sotto l'Arctic National Wildlife Refuge potrebbero esserci ricchi giacimenti di petrolio, e l'amministrazione Trump ha dato l'OK alle trivellazioni.

Il fiume Koyukuk, nell'Arctic National Wildlife Refuge (Alaska).
Il fiume Koyukuk, nell'Arctic National Wildlife Refuge (Alaska). | Nickolas warner / Shutterstock

Con i suoi quasi 80.000 km2 di superficie, l'Arctic National Wildlife Refuge (ANWR), in Alaska, è l'area protetta più vasta degli Stati Uniti; si trova al confine con due parchi nazionali canadesi (l'Ivvavik e il Vuntut) e offre rifugio a una grande quantità di specie animali, dai caribù agli orsi polari. L'ANWR è anche, a quanto pare, ricco di petrolio, ed è dal 1987 che le amministrazioni repubblicane USA provano ad aprire il rifugio allo sfruttamento commerciale, e che i gruppi di attivisti e di nativi, aiutati da una parte dei democratici del Congresso, si oppongono alla mossa. Ora pare che Donald Trump sia riuscito là dove Ronald Reagan e George W. Bush fallirono, spalancando la strada alle prime trivellazioni entro dieci anni.

 

La legge pro-trivelle. Il primo passo verso l'apertura dell'ANWR risale al 2017: al tempo il partito repubblicano controllava entrambe le camere del Congresso, e riuscì a inserire in una legge finanziaria una voce che autorizzava il Dipartimento degli Interni a mettere all'asta presso privati i primi "pezzi" del parco per esplorazioni ed eventuali trivellazioni. La norma prevedeva anche che, prima di poter ricevere le prime offerte, il Dipartimento conducesse un'investigazione sull'impatto ambientale delle operazioni. Lo studio (che se volete potete leggere qui) concludeva che i danni ambientali sarebbero stati limitati, e di fatto dava l'OK definitivo alle operazioni. Meno di un anno dopo il piano definitivo è pronto e autorizzato, e il governo americano potrebbe cominciare a rilasciare le prime concessioni entro la fine del 2020.

 

Dieci anni per evitare il disastro. Anche se dovesse filare tutto liscio, le prime trivellazioni non potrebbero avvenire prima di dieci anni, anche perché, nonostante l'ANWR sia pubblicizzato come un enorme giacimento pronto per essere sfruttato, ci sono ancora dubbi sull'effettiva quantità di petrolio nel sottosuolo dell'Alaska. Non solo: ci sono molti dubbi su quali compagnie accetteranno, in un periodo di transizione verde e di relativo greenwashing da parte di molte multinazionali, di trivellare in quello che è un paradiso naturale e l'ultimo rifugio rimasto per moltissime specie; e già qualche banca, tra cui Goldman Sachs e JPMorgan Chase, hanno detto che non finanzieranno alcun progetto di trivellazione nell'ANWR. Ci sono poi le preoccupazioni legali: la mossa di Trump è già stata denunciata, e il rischio per chi volesse investire è di ritrovarsi invischiato in una lunghissima battaglia in tribunale (rischio che, peraltro, corre anche chi sta lottando per difendere il rifugio). Una cosa è certa: in periodo elettorale, una mossa che, da una parte, porterebbe migliaia di posti di lavoro in Alaska e dall'altra una devastazione ambientale difficilmente immaginabile, è comunque una scommessa rischiosa; tra tre mesi scopriremo da che parte sceglieranno di stare gli elettori.

6 settembre 2020 | Gabriele Ferrari