Terre rare, dal riciclo può arrivare il 30% del fabbisogno nel 2030

Ma bisogna "intercettare più rifiuti elettronici e migliorare le percentuali di recupero", spiega all'Adnkronos Danilo Bonato, direttore generale di ReMedia. Per questo è necessario "creare economie di scala e organizzare la filiera". Giorgio Arienti, dg di Ecodom: "Dovremmo cercare di raccogliere più Raee"

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Roma, 13 feb. (AdnKronos) - Terre rare e riciclo: una prospettiva su cui puntare soprattutto nel "medio-lungo periodo" migliorando la filiera di raccolta e smistamento dei rifiuti elettronici così da consentire economie di scala che rendano convenienti investimenti nel settore. Una spinta che potrebbe portare l'industria del riciclo a garantire "il 30% del fabbisogno di terre rare nel 2030". Questo in sintesi il messaggio di Danilo Bonato, direttore generale di ReMedia, consorzio per la gestione di rifiuti tecnologici, che traccia con l'Adnkronos un bilancio del recupero di materie prime strategiche, terre rare in particolare, da Raee.

 

"Noi consumiamo in Europa circa 10-12mila tonnellate di terre rare all'anno: questa è la domanda stimata per il 2015. Intercettando più rifiuti elettronici e migliorando le percentuali di recupero di tali materie prime, potremmo contribuire intorno al 7-8% del fabbisogno nel 2020 e arrivare al 30% nel 2030", spiega l'esperto, che fa parte del Comitato strategico di alto livello per le materie prime di Bruxelles (Ue), precisando che "oggi il tasso di recupero di terre rare a livello globale non arriva all'1%".

 

Ma perché è importante il tema delle terre rare? "Perché molti prodotti hi-tech, dell'elettronica, del settore automobilistico e delle tecnologie verdi, come l'eolico, necessitano per molte componenti di terre rare", precisa l'esperto che fa parte del comitato tecnico Erecon (European Rare Earths Competency Network).

 

"Oggi c'è una domanda mondiale che ha superato le 170mila tonnellate, un volume significativo se teniamo conto del fatto che queste sostanze sono contenute nei componenti delle apparecchiature in piccole concentrazioni", spiega. Parte di questa domanda potrebbe essere soddisfatta, soprattutto nel medio-lungo periodo (considerato anche il ciclo di vita degli apparecchi che vengono immessi ora nel mercato), attraverso il riciclo di Raee. Infatti troviamo terre rare "negli hard disk, dove ci sono magneti permanenti, nei climatizzatori, nei fosfori delle lampadine a efficienza energetica o delle tv e in alcuni circuiti di particolari dispositivi".

 

Dunque il riciclo dei Raee ai fini dell'approvvigionamento di materie prime strategiche, spiega Bonato, "è una linea di sviluppo importante ma i cui benefici si concretizzeranno nel medio-lungo periodo più che nel breve ma bisogna lavorare in questa direzione". Il problema "non è nella tecnologia per estrarre questi materiali, che è consolidata, ma piuttosto nella supply chain, cioè nella filiera di approvvigionamento che deve essere sistematico, significativo e costante perché per far lavorare un impianto su scala industriale è necessario avere dei volumi congrui di materiale che arrivino anche in modo continuativo al fine di rendere economico il processo produttivo".

 

Insomma è necessario "creare economie di scala e organizzare la filiera affinché il flusso di terre rare dai Raee sia cospicuo e in grado di sostenere gli investimenti". L'obiettivo è "far partire questo ciclo virtuoso".

 

Secondo Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom, "dovremmo cercare di raccogliere più rifiuti elettronici per far crescere l'industria del riciclo". "Il problema di cui soffre il nostro Paese è un problema di nanismo - spiega Arienti all'Adnkronos - siccome raccogliamo pochi Raee è difficile fare investimenti in impianti di trattamento così sofisticati ed evoluti da estrarre le terre rare".

 

L'Italia risulta, infatti, ancora molto indietro rispetto agli altri paesi europei in termini di quantitativi di Raee raccolti: circa 4 kg all'anno pro-capite, che collocano il nostro Paese al 16° posto nella graduatoria europea, ben distante dagli obiettivi fissati dalla nuova Direttiva Raee, pari a circa 12 kg/abitante all'anno entro il 2019. "La conseguenza - prosegue il dg del consorzio per il recupero e riciclaggio di elettrodomestici - è che le schede elettroniche che non siamo in grado di trattare vengono intercettate e mandate all'estero. Perdiamo le materie prime strategiche perché non raccogliamo abbastanza Raee. E' un circolo vizioso dal quale dobbiamo uscire perché non c'è solo un tema ambientale ma anche economico, perdiamo opportunità perché non abbiamo la capacità di raccogliere i Raee".

 

13 Febbraio 2015 | ADNKronos

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