Ecologia

Sacchetti, bicchieri e bottiglie: il mare è una discarica di plastica

Anche il Mediterraneo ha le sue isole di plastica, le garbage patch, come quelle che infestano gli oceani e uccidono pesci e uccelli: ora la Francia ha stabilito una data per mettere al bando i sacchetti di plastica, ma ancora non è sufficiente. Vedi anche la gallery Marea di plastica.

L'indagine 2014 di Goletta Verde e Accademia del Leviatano conferma la gravità del problema dei rifiuti galleggianti nei nostri mari, dove si possono trovare fino a 27 scarti ogni chilometro quadrato di cui quasi il 90% è formato da materie plastiche. Il titolo di mare più inquinato spetta all'Adriatico con 27 rifiuti galleggianti ogni kmq: di questi, il 41% è costituito da buste di plastica. Il Tirreno conta la maggiore percentuale di bottiglie (34%, contro il 29% di buste), mentre lo Ionio vanta il primato positivo, con 7 rifiuti per chilometro quadrato (con il 18% di buste).

Non siamo ancora ai livelli dei garbage patch, ossia delle isole di rifiuti galleggianti negli oceani (vedi la gallery Marea di plastica), ma la plastica rappresenta un grave problema ambientale anche nei nostri mari. Perciò ben venga la decisione dei francesi di vietare i sacchetti in plastica. Ma solo a partire dal 1 gennaio 2016, mentre per la messa al bando delle stoviglie di plastica (piatti, posate, bicchieri) si rimanda al 2020, come specificato dal progetto di legge sulla salvaguardia della biodiversità approvata dall'Assemblée nationale il 10 ottobre scorso.

Curtis Ebbersmeyer, i vortici oceanici
Curtis Ebbersmeyer, ingegnere con la passione per l'oceanografia. Ha studiato le rotte seguite da due carichi di merce finiti in mare negli anni '90, tra i quali migliaia di paperelle di gomma, e mappato i gyre, ossia i vortici oceanici creati da venti, correnti e rotazione terrestre. © Dave Ingraham

Mar di plastica. È una scelta in linea con la posizione italiana (dove il divieto per le borse in plastica non biodegradabile è in vigore dal 2011) e con le direttive del Parlamento europeo, che recentemente ha approvato la prima lettura della direttiva sugli shopper (le borse in plastica), volta a ridurne l'uso dell'80% entro il 2019.

I provvedimenti francese ed europeo avranno ricadute benefiche per la salute dei nostri mari. Oggi, nel complesso del Mediterraneo, l'80% della spazzatura galleggiante di plastica è costituita da polietilene ad alta densità e polipropilene, ovvero buste, bicchieri, bottiglie e involucri.

Sostanze che non si biodegradano, che rimangono inalterate per molto tempo e che, a causa della fotodegradazione, danno nel tempo origine a rifiuti talmente piccoli da essere ingeriti dalla fauna marina. La concentrazione non è ancora ai livelli dell'isola di plastica del Pacifico settentrionale (334.000 frammenti per kmq), ma è comunque preoccupante per un mare chiuso come il Mediterraneo, stimata da Expedition Med, nel 2010, in 115.000 microframmenti per chilometro quadrato.

Spazzatura!

15 novembre 2014 Debora Serra
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