Ecologia

L'ultimo rapporto dell'IPCC è una guida di sopravvivenza alla crisi climatica

Gli strumenti per decidere il futuro del clima terrestre sono nelle nostre mani: dall'IPCC l'ultima chiamata per ridurre le emissioni di gas serra.

L'umanità raggiungerà una soglia limite di riscaldamento globale entro una manciata di anni e l'azione climatica per ridurre le emissioni di gas serra in atmosfera è urgente come mai prima d'ora: la buona notizia è che disponiamo già di tutte le soluzioni politiche, economiche e tecnologiche per riuscire in questa sfida.

È il messaggio contenuto nella sintesi finale del Sesto Rapporto del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) dell'ONU, un lavoro che riassume e conclude sei storici documenti sui cambiamenti climatici redatti negli ultimi 5 anni dalle centinaia di scienziati da tutto il mondo che si occupano della valutazione della crisi climatica.

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Agire subito. Il rapporto può essere considerato l'ultima chiamata all'umanità per intraprendere misure decisive per salvare il pianeta. La prossima valutazione globale dell'IPCC si concluderà infatti attorno al 2030, quando avremo già preso le decisioni che determineranno se limiteremo il riscaldamento globale alla soglia "di sicurezza" di +1,5 °C o se sorpasseremo questo limite (e di quanto).

Considerato il continuo aumento delle emissioni di gas serra è molto probabile che le temperature medie globali arrivino a oltrepassare i +1,5 °C dall'era preindustriale già entro la prima metà del decennio 2030. Questo valore è stato indicato negli Accordi di Parigi come il punto oltre il quale l'impatto dei cambiamenti climatici sull'umanità diventerà sempre più difficile da gestire e gli effetti della crisi climatica saranno irreversibili.

Le prossime tappe. Con le temperature medie già a +1,1 °C dall'era preindustriale è evidente che gli impegni climatici presi finora non sono sufficienti. Secondo l'IPCC è necessario lavorare urgentemente per dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 e arrivare a emissioni nette zero (una situazione di bilanciamento in cui non si emettono più gas serra di quanti se ne sequestrino o compensino) entro il 2050.

Agendo in questo modo avremmo il 50% di possibilità di limitare il riscaldamento globale a +1,5 °C. Ma per riuscirci la maggior parte delle infrastrutture che si basano sull'estrazione o sull'utilizzo di combustibili fossili dovrebbero essere da subito fermate o cancellate.

Oltre il grado e mezzo. Il nuovo documento vuole dare anche un messaggio di speranza. Molti scienziati sottolineano che un temporaneo superamento della soglia di +1,5 °C (quello che in termini tecnici è chiamato "overshoot") non significa che l'umanità è perduta. Tuttavia, come sottolinea Lucia Perugini, una delle scienziate italiane che partecipano all'IPCC, «maggiori saranno l'entità e la durata di questo overshoot, più gli ecosistemi e le società saranno esposti a impatti e rischi maggiori e più diffusi».

 

Sviluppo sostenibile. Con gli impegni presi finora l'aumento stimato delle temperature medie da qui a fine secolo viaggia tra i +2,1 e i +2,9 °C. La rapidità con cui raggiungeremo il traguardo di emissioni nette zero determinerà il futuro climatico del pianeta. Fortunatamente le soluzioni ci sono e comporterebbero vantaggi più ampi rispetto ai "soli" vantaggi climatici. Per esempio i benefici per la salute dati da una migliore qualità dell'aria sarebbero equivalenti o superiori, dal punto di vista economico, agli investimenti in soluzioni di trasporto a zero emissioni. E se migliora la salute pubblica migliorano le opportunità di lavoro e l'equità.

Triplicare gli investimenti. Il capitale globale è sufficiente per raggiungere questi obiettivi, a patto che siano rimosse le barriere che impediscono ai Paesi a basso reddito e alle nazioni insulari, esposti in modo sproporzionato agli effetti più estremi della crisi climatica, di usufruire di questo denaro. Secondo l'IPCC per contenere il riscaldamento globale tra gli 1,5 e i 2 °C è necessario investire da 3 a 6 volte i 600 miliardi di dollari spesi ogni anno per la transizione ecologica. E i Paesi industrializzati dovrebbero raggiungere emissioni nette zero il più vicino possibile al 2040, per lasciare più margine a quelli in via di Sviluppo di arrivarci per la metà del secolo. 

21 marzo 2023 Elisabetta Intini
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