Ambiente

Quanta carne può mangiare un eco-consumatore?

Tra l'overdose di proteine e l'essere vegetariani esiste una strada intermedia. Che prevede di ridurre il consumo di carne individuale per abbassare le emissioni globali di gas serra.

La produzione di carne è responsabile dell'80% delle emissioni agricole di gas serra, e la situazione non è destinata a migliorare. Mano a mano che alcune fasce di popolazioni si arricchiscono, la domanda di proteine sul mercato sale, e il nostro pianeta non è in grado di supportare i ritmi di produzione di cibo poco sostenibile che abbiamo adottato. Una delle soluzioni caldeggiate da chi ha già rinunciato ad hamburger e bistecche sarebbe quella di diventare vegetariani. Ma la possibilità che in molti rinuncino alla carne appare ben poco realistica, anche perché nei paesi in via di sviluppo l'incremento di proteine nella dieta potrebbe risolvere molti problemi di malnutrizione. Perché allora non proviamo semplicemente a ridurre il consumo di questo alimento?

Ecologia "quotidiana"

I consigli per passare al verde... senza rimanere al verde sulla nuova rubrica Green Life: quanta energia consumiamo nelle nostre case? Come possiamo ridurre la nostra impronta ambientale? È possibile rendere un po’ più ecosostenibili le nostre attività quotidiane? Qual è il modo migliore per riciclare i rifiuti e limitare gli sprechi?
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Già nel 2007, Colin Butler, ricercatore dell'Australian National University di Canberra (Australia) aveva calcolato che ciascuno di noi assume in media 100 grammi di carne al giorno, equivalenti a un hamburger.
Nei paesi ricchi questa quantità va moltiplicata per 10: in altre parole, nello stesso giorno nel mondo c'è chi consuma (in media) 10 hamburger e chi neanche uno.
All'epoca Butler aveva dimostrato che se ognuno si fosse limitato a consumare 50 grammi di carne rossa e 40 di carne bianca al giorno fino al 2050, i livelli di gas serra si sarebbero stabilizzati a quelli registrati nel 2005, un target ancora accettabile e indicato come obiettivo in molti piani nazionali per la riduzione delle emissioni agricole.
Si trattava comunque di una quantità di carne considerevole: un hamburger e una piccola porzione di petto di pollo a testa ogni due giorni.

Ma i calcoli del ricercatore non tenevano conto del fatto che gran parte della carne degli animali di cui ci nutriamo viene gettata via perché non ritenuta idonea ai nostri standard alimentari (mangereste, o avete mai mangiato, i testicoli o il cervello di un bovino?). In particolare, in Australia e negli Stati Uniti si scarta fino alla metà di ogni capo macellato e nel mondo finisce in pattumiera dal 5 al 10 % degli animali destinati al consumo alimentare.
Su richiesta del settimanale NewScientist, Butler ha aggiornato le proprie stime. Come prevedibile, le quantità sono diminuite: allo stato attuale dei fatti possiamo permetterci dagli 80 agli 85 grammi di carne rossa o bianca, pari a un hamburger e un filetto di pollo, ogni 3 giorni. E questo è il limite massimo, perché potremmo doverne mangiare ancora meno a causa di cattive abitudini di consumo. Un terzo del cibo che acquistiamo viene infatti gettato perché conservato male in frigorifero, lasciato scadere o per il packaging accattivante che ci spinge a comprare più di quanto realmente ci serve. Un comportamento che non fa che aumentare le nostre emissioni di gas serra.

22 novembre 2011 Elisabetta Intini
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