Quali sono i cibi animali più ecosostenibili? Meglio i molluschi che i vegetali

Un'analisi rivela che, tra i diversi metodi per produrre cibo animale, le coltivazioni di molluschi sono quelle che provocano un minore impatto sull'ambiente. I peggiori: la carne di bovino e i pescigatto allevati.

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L'assaggio di un insospettabile hamburger vegetale durante una presentazione dei laboratori di Impossible Foods, azienda californiana specializzata in alternative alla carne. Vedi anche: sei tecnologie che cambieranno il nostro modo di mangiare.|REUTERS/Beck Diefenbach

Con uno studio basato su dieci anni di analisi, alcuni ricercatori hanno esaminato e valutato i processi di produzione relativi a centinaia di tipi di cibo animale. Lo scopo: ottenere un quadro generale dell'impatto ambientale delle fasi di produzione dei vari alimenti. E determinare una "classifica" dei più ecosostenibili.

 

Il piacere del cibo ha i suoi costi ambientali. Quali sono le scelte più economiche?
Il piacere del cibo ha i suoi costi ambientali. Quali sono le scelte più economiche?

A noi la scelta.  «Se sei un'ambientalista», ha detto Ray Hilborn, autore principale dello studio e professore di Scienze acquatiche e della pesca all'università di Washington, «ciò che mangi fa la differenza. Abbiamo concluso che ci sono scelte decisamente buone e scelte decisamente cattive".

 

Gli autori sostengono che il loro sia il più importante e comprensivo studio sugli impatti ecologici causati dalla produzione di proteine animali. Uno strumento che, secondo i ricercatori, potrebbe rivelarsi utile anche al momento di decidere le politiche statali, dando la possibilità ai legislatori di valutare quali siano le produzioni alimentari da incentivare e quali da scoraggiare.

 

I quattro parametri. Le produzioni di cibo prese in esame sono diverse e comprendono allevamenti terrestri, allevamenti acquatici e la pesca. Per compararne l'impatto ambientale sono stati usati 4 parametri: l'energia usata, le emissioni di gas serra prodotte, l'eventuale alterazione della composizione dell'ambiente (per esempio coi fertilizzanti) e la possibilità di alimentare le piogge acide.

 

I ricercatori hanno definito un indicatore, ovvero l'ammontare di gas serra emessi per produrre 40 grammi di proteine (che è circa la dose media giornaliera di proteine raccomandata negli Stati Uniti) e lo hanno calcolato per ciascuno dei tipi di alimenti presi in considereazione dallo studio.

 

Ostriche di un allevamento tailandese. Fra le migliori della lista.
Ostriche di un allevamento tailandese. Fra le migliori della lista. | jomkwan/Istock/Thinkstock

And the winner is... Tirando le somme, sono emerse in modo evidente le produzioni che mostrano i valori migliori: gli molluschi allevati e il pescato di sardine, sgombri e aringhe.

 

Un altro pescato che ha impatto relativamente basso è il pesce bianco, come il merlano, il nasello e il merluzzo. Anche il salmone d'allevamento ha ottenuto un buon punteggio.

 

In generale, i risultati ottenuti ci consentono di formulare alcune considerazioni...

 

  • Complessivamente, la produzione di bestiame richiede meno energia di molti allevamenti acquatici. Per esempio gli allevamenti di pescigatto, gamberi e tilapia (un pesce poco conosciuto, ma spesso presente sulle tavole occidentali) consumano più energia, soprattutto perché richiedono una costante circolazione dell'acqua, che viene alimentata elettricamente.

  • L'allevamento di pescigatto produce circa 20 volte più gas serra del piccolo pescato, ma anche degli allevamenti di molluschi, di salmone e di polli.

  • Gli allevamenti di molluschi (come ostriche, cozze e capesante) assorbono i nutrienti in eccesso che risulterebbero altrimenti dannosi per l'ecosistema. In questo campo però la perfomance migliore è quella del pescato, perché non richiede fertilizzante, che invece è necessario per ottenere quei mangimi che compongono le scorte negli allevamenti di carne (che risultano dunque meno virtuosi da questo punto di vista).

  • Dato che il bestiame emette metano, ha ottenuto un pessimo punteggio per quanto riguarda le piogge acide. I migliori in questo campo sono ancora gli allevamenti di molluschi, seguiti subito dopo dal pescato e dagli allevamenti di salmone.

  • Per il pescato, il fattore più importante è il consumo di carburante del peschereccio. Al variare della tecnica di pesca impiegata, varia il valore di questo parametro e, di conseguenza, il punteggio nelle emissioni di gas serra. L'uso, per esempio, di una rete a circuizione per catturare piccoli pesci come l'aringa e l'acciuga limita il consumo di carburante. Diversamente, la pesca in vaso dell'aragosta ne richiede molto e ha quindi un impatto più elevato. L'impatto della pesca a strascico dipende dall'abbondanza del pesce.

  • Se paragonati ad altri studi su diete vegetariane e vegane, una dieta di molluschi allevati e di piccolo pescato ha un impatto ambientale inferiore rispetto a una dieta a base vegetale.


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Lo studio menziona inoltre anche altri tipi di impatto ambientale, come la domanda di acqua, l'uso di pesticidi, l'uso di antibiotici e l'erosione del suolo. Purtroppo però queste analisi vengono affrontate in maniera non omogenea dai diversi ricercatori, dunque non è ancora possibile utilizzarle per una classifica rigorosa.

 

E la biodiversità? Un limite dello studio, infine, è quello di non considerare l'impatto sulle specie in via di estinzione come un misuratore per i costi ambientali (un indicatore che segnalerebbe, ad esempio, la pericolosità della pesca a strascico). Ma i ricercatori stanno valutando di rivedere questo punto.

 

15 Giugno 2018 | Davide Lizzani