Ecologia

Qual è il latte migliore per l'ambiente?

È meglio consumare il latte animale o quello vegetale? Se dobbiamo scegliere pensando all'impatto ambientale vince il secondo. Ma è meglio quello di soia, di riso o...?

Prima l'olio, ora il latte. Dopo lo studio che ha messo a confronto l'impatto ambientale dell'olio di palma con quello dell'olio di cocco, nel tentativo di stabilire quale dei due fosse più pericoloso per il pianeta, ne è stato fatto uno interessante anche sul latte: su The Conversation è uscito un articolo firmato da due ricercatrici della Curtin University, in Australia, che si interrogano su quale sia il "latte" con il minore impatto ambientale. Le virgolette intorno a "latte" non sono messe a caso: l'analisi non si limita a prendere in considerazione il latte animale (vaccino o caprino che sia), ma anche quello di origine vegetale, da quello di soia a quello di noci, che tecnicamente non può e non dovrebbe essere chiamato latte - come invece faremo, per praticità, in questo articolo.

Quanto inquina il latte animale? In realtà, quella tra latte animale e vegetale è una falsa dicotomia: nell'articolo si legge fin dall'inizio che il latte di origine animale è troppo inquinante per poter essere anche solo preso in considerazione. Uno studio del 2018 ha stimato che la quantità di emissioni generate dalla produzione di latte vaccino o caprino è tripla rispetto agli equivalenti vegetali, e che il suo potenziale impatto sul riscaldamento globale (che viene calcolato in kg di CO2 emessa per litro di latte prodotto) varia da 1,14 in Australia a 2,50 in Africa. In altre parole, la produzione di un litro di latte in Africa genera emissioni pari a 2,5 kg di gas serra: per fare un confronto, il latte di mandorla ha in media un potenziale di 0,42 e quello di soia di 0,75.

meglio di mandorle o di soia? Stabilito dunque che se vogliamo consumare latte nel modo più virtuoso possibile dobbiamo dimenticarci quello animale e rivolgerci agli equivalenti vegetali, qual è il migliore? Qui la risposta è più complessa, perché ogni tipologia ha pregi e difetti che variano anche su base geografica. Le mandorle, per esempio, richiedono molta acqua per crescere, eppure il maggior produttore mondiale di latte di mandorla è la California, uno Stato soggetto a siccità e incendi. Il cocco, invece, che pure è considerato uno dei prodotti più efficienti per la produzione di latte, può diventare un rischio ambientale se diventa l'unica pianta coltivata in un'area. E ancora: la soia necessita di un alto consumo di suolo e il riso di acqua.

Secondo le ricercatrici, quindi, bisogna scegliere ogni prodotto non solo in base al contenuto ma anche alla provenienza (e alla qualità del packaging, la cui produzione è un'importante fonte di emissione); infine, non bisogna legarsi a un singolo tipo di latte vegetale, ma è meglio cambiare spesso varietà, perché anche il latte più green ha un forte impatto ambientale se viene prodotto e acquistato in quantità industriali.

24 ottobre 2020 Gabriele Ferrari
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