Unione Europea: un accordo per ridurre la plastica monouso

Le nuove direttive prendono di mira la plastica monouso delle 10 tipologie di prodotti usa e getta che più inquinano spiagge e mari, dalle cannucce ai bastoncini dei cotton fioc. Norme più stringenti anche su filtri di sigaretta e reti da pesca.

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Addio ad alcuni prodotti in plastica monouso: leggi i dettagli della normativa UE. | Shutterstock

Il Parlamento e il Consiglio dell'Unione Europea hanno raggiunto mercoledì 19 dicembre un accordo sulla proposta della Commissione Europea di tagliare la produzione di oggetti in plastica monouso: le nuove regole riguardano i 10 prodotti di plastica usa e getta più presenti sulle spiagge e nei mari oltre alle reti da pesca abbandonate, che si trasformano in trappole per gli animali marini. Insieme, questi prodotti costituiscono il 70% di tutti i rifiuti galleggianti.

 

Di che cosa dovremo fare a meno. A partire dal 2021, nei casi in cui esistano materiali più sostenibili per produrli, saranno messi al bando alcuni prodotti in plastica monouso, e in particolare:

 

cannucce, cotton fioc, posate e stoviglie di plastica, bastoncini per mescolare le bevande e sorreggere i palloncini, le plastiche oxo-degradabili (cioè con additivi aggiunti che ne favoriscono la degradazione in frammenti molto piccoli, i quali, però, non sembrano scomparire più facilmente), e contenitori per cibo e tazze in polistirene espanso.

 

Vi saranno alcune deroghe sui contenitori in plastica monouso per bevande in funzione di nuove soluzioni per la gestione di tappi e coperchi.

 

Da un articolo di focus.it del 2015:
che cos'è la materia prima seconda?

 

Gli Stati membri dovranno vigilare sull'attuazione delle norme, e in particolare verificare la riduzione della produzione di contenitori in plastica per cibo e bevande a fronte di alternative commerciabili, oltre a verificare che tali contenitori non siano distribuiti gratuitamente (come già accade per i sacchetti compostabili).

 

Il fotografo Justin Hofman, arrivato fra i finalisti al concorso Wildlife Photographer of the Year 2017 è diventato famoso in tutto il mondo per questa foto scattata nelle acque inquinate nell’isola di Sumbara, in Indonesia: mostra un cavalluccio marino che nuota aggrappato ad un cotton fioc. Il 9% dei rifiuti sulle spiagge italiane è costituito dai bastoncini per la pulizia delle orecchie. |

pulizia. Per le bottiglie di plastica, il rifiuto più diffuso sulle spiagge europee, si sono convenuti due obiettivi separati di raccolta: del 77% entro il 2025 e del 90% entro il 2029. Per il 2030, tutte le nuove bottiglie dovranno includere il 30% di plastica riciclata, con un target intermedio del 25% entro il 2025.

 

Assunzione di responsabilità. I produttori dovranno contribuire ai costi di smaltimento dei rifiuti di plastica e di pulizia di spiagge e mare, oltre a dare supporto a campagne di sensibilizzazione sul valore inquinante del packaging in plastica - inclusi i sacchetti di patatine e le confezioni in plastica delle merendine, le salviettine umidificate (contengono plastica non biodegradabile), i sacchetti di plastica e i palloncini. Le aziende riceveranno incentivi per orientare la produzione su alternative sostenibili.

 

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Le reti da pesca abbandonate costituiscono 11 mila tonnellate della plastica raccolta ogni anno da spiagge e mari. | Shutterstock

Reti e mozziconi. I produttori di filtri di sigarette, il secondo rifiuto più comune sulle spiagge d'Europa, dovranno contribuire finanziariamente alle infrastrutture necessarie a sbarazzarsi dei mozziconi. I Paesi europei dovranno inoltre fissare obiettivi nazionali di raccolta delle reti da pesca in plastica e controllare che questi vengano rispettati. L'obiettivo è assicurarsi che i costi di smaltimento delle reti sulle spiagge, che da sole rappresentano il 27% dei rifiuti marini, siano presi in carico dai produttori e non dalle autorità portuali.

 

Nascita e rinascita di una bottiglia in PET (clicca sull'immagine per ingrandirla). Vedi anche: la direttiva UE sui sacchetti in plastica (articolo del 2013). | San Pellegrino

Nell'insieme, questi accordi dovrebbero evitare una spesa di 22 miliardi di euro in misure ambientali da qui al 2030, ed evitare nello stesso periodo l'emissione di 3,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.

 

20 dicembre 2018 | Elisabetta Intini