I pesticidi neonicotinoidi minacciano la sopravvivenza degli uccelli selvatici

Gli insetticidi già indicati come causa principale della moria degli impollinatori rendono inappetenti i passeriformi e ritardano le loro migrazioni stagionali: così gli uccelli rischiano di perdere la più importante (a volte, l'unica) finestra di riproduzione.

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Un passero corona bianca (Zonotrichia leucophrys): questi uccelli migratori sono particolarmente vulnerabili agli effetti dei pesticidi. | Shutterstock

Durante le migrazioni stagionali, il tempismo è tutto. Arrivare in ritardo può voler dire perdere per un soffio le migliori opportunità di trovare cibo, conquistare un compagno, riprodursi; può significare rimanere da soli in balia dei predatori. È quello che accade agli uccelli di una popolazione di passeriformi, quando si nutrono dei semi intrisi di pesticidi neonicotinoidi che raccolgono dai campi coltivati di Canada e Nord America.

 

Ad affermarlo è uno studio della Università di Saskatchewan e della York University (Canada) pubblicato su Science, il primo a valutare gli effetti di questa classe di insetticidi sugli uccelli. Quando il passero corona bianca (Zonotrichia leucophrys) assume anche solo pochi semi contaminati, diventa inappetente, perde peso e ha bisogno di soste più lunghe tra un volo e l'altro della sua migrazione: pause che possono isolarlo dal resto dello stormo riducendo le sue chance di sopravvivere e riprodursi.

 

Irrorati in anticipo. I neonicotinoidi sono la più diffusa classe di pesticidi. Introdotti negli anni '80, si diffusero rapidamente perché considerati più sicuri degli altri insetticidi e perché proteggono i semi (e le piante che da essi hanno origine) dai parassiti resistenti alle altre sostanze. Tuttavia, sono sempre più schiaccianti le prove del loro effetto letale su impollinatori cruciali come api e bombi, tanto che l'Unione Europea ha bandito tre di questi composti nel 2018. In Canada e Nord America, la maggior parte dei prodotti agricoli nasce da semi trattati con neonicotinoidi "preventivamente", prima ancora di un'eventuale invasione di parassiti.

 

Dosi controllate. La migrazione primaverile degli uccelli avviene proprio durante la semina, e studi di laboratorio su uccelli tenuti in cattività dimostrano che i neonicotinoidi li avvelenano e disorientano. Margaret Eng, ecotossicologa dell'University of Saskatchewan, ha voluto quindi indagare i loro effetti sugli uccelli migratori che spesso rubacchiano semi dai campi nel corso dei loro viaggi.

 

Gli effetti dei pesticidi sugli uccelli migratori
I semi trattati con neonicotinoidi trasferiscono i pesticidi alla pianta, ai suoi fiori e ai frutti. | Shutterstock

Insieme ai colleghi, Eng ha catturato 36 passeri corona bianca nella provincia canadese dell'Ontario durante la loro migrazione dall'Artico agli Stati Uniti meridionali.

 

Gli uccelli sono stati tenuti per sei ore in gabbie con cibo e acqua: alcuni hanno ricevuto dosi "elevate" di imidacloprid (un tipo di neonicotinoide), altri ancora una dose inferiore, e un terzo gruppo di controllo ha mangiato cibo non contaminato. La dose massima di pesticida somministrato nel test era equivalente a una piccola frazione di quella che a un uccello può capitare di assumere quotidianamente in natura.

 

Inappetenti. I passeri sono poi stati dotati di un piccolo trasmettitore radio che ha permesso ai ricercatori di monitorare i loro spostamenti. Nelle sei ore successive al rilascio, gli uccelli che nel test avevano ricevuto la dose maggiore di pesticida hanno assunto il 70% di cibo in meno rispetto ai passeri del gruppo di controllo, perdendo il 6% del peso e il 17% delle riserve di grasso. Seppure in forma diversa, anche gli animali esposti a dosi più basse di neonicotinoidi hanno mostrato mancanza di interesse per il cibo, lentezza nei movimenti e perdita di peso.

 

Uccelli, migrazioni e Antropocene: un altro modo in cui l'uomo disturba i viaggi e i pasti dei pennuti | Andrew Holbrooke/Corbis

Ritardo forzato. Si è trattato di una condizione transitoria, ma che ha richiesto alcuni giorni per essere smaltito. Metà degli uccelli reduci da alte dosi di insetticida ha trascorso in Ontario almeno 3 giorni e mezzo in più rispetto alle attese: il tempo necessario a eliminare i composti nocivi dall'organismo e riprendere un po' di peso. Come ha spiegato Steve Holmer, dell'American Bird Conservancy, al National Geographic, «quando gli uccelli migrano hanno un disperato bisogno di guadagnare peso corporeo durante le loro soste».

 

L'esposizione ai neonicotinoidi potrebbe «lasciarli senza l'energia sufficiente a riprodursi, dopo che hanno raggiunto le aree di riproduzione». Molte specie di piccoli uccelli si accoppiano una o due volte soltanto nel corso della vita: arrivare in ritardo o senza energie a questa tappa significa spesso perdere la possibilità di figliare, riducendo il numero e la ricchezza genetica del gruppo.

 

Composti scaccia-fame. L'effetto di soppressione dell'appetito è poco sorprendente. I neonicotinoidi hanno una struttura chimica simile a quella della nicotina: stimolano le cellule nervose e, ad alte dosi, le uccidono. Anche nell'uomo la nicotina scaccia l'appetito (e quando si smette di fumare si tende a ingrassare); nell'uomo però non si arriva all'avvelenamento perché si starebbe male prima, per altre sostanze tossiche contenute nelle sigarette.

 

Aver esposto gli uccelli a dosi controllate di pesticidi ha permesso di confermare una precisa relazione di causa-effetto tra assunzione di neonicotinoidi e ritardo nelle migrazioni. In Nord America, tre quarti delle specie di uccelli che procaccia il cibo su aree agricole ha subito un declino importante nella popolazione dal 1966, e il meccanismo descritto dallo studio potrebbe aver contribuito a questa situazione.

 

Spuntini al veleno. I danni dei neonicotinoidi sulle api, sui bombi e altre specie di insetti sono stati confermati ormai da molti studi. Le sostanze si trasferiscono dal seme alle altre parti della pianta durante la crescita, arrivando a contaminare il nettare e chi se ne nutre (fino al miele).

 

Una ricerca pubblicata ad agosto su PLoS One dimostra che i campi coltivati degli Stati Uniti sono oggi 48 volte più tossici per gli insetti rispetto a 25 anni fa. Il 92% di questo incremento è attribuibile unicamente ai neonicotinoidi.

 

Gli uccelli che si nutrono dei semi rimasti scoperti sul terreno rischiano un'esposizione ripetuta a queste sostanze durante le varie tappe della migrazione. Queste soste tossiche e le altrettante, necessarie attese per riprendersi rendono il viaggio più lungo del dovuto, con le gravi conseguenze di cui abbiamo parlato.

 

Subito disponibili. David Fischer, a capo della commissione scientifica per la sicurezza degli impollinatori per la Bayer Crop Science, leader nella produzione dell'imidacloprid, afferma che non ci sono prove che le dosi di pesticidi somministrate nello studio siano rappresentative delle esposizioni che gli uccelli ricevono nei campi reali. Questi animali, ha aggiunto, sarebbero «incapaci di ingerire grossi semi, come quelli di mais e di soia».

 

Tuttavia, un articolo recente, pubblicato su Science of The Total Environment, dimostra che anche gli uccelli di piccola stazza riescono ad aprire i semi più grandi e a nutrirsi del loro contenuto o di piccoli frammenti: non hanno bisogno di consumare il seme completo per essere esposti ai pesticidi. La ricerca ha dimostrato inoltre che gli uccelli trovano i semi che affiorano dal terreno entro un giorno e mezzo dalla loro deposizione, e che i semi trattati con neonicotinoidi sono presenti e disponibili nel 35% dei campi appena seminati. Stando così le cose, il problema potrebbe riguardare anche molte specie di uccelli migratori.

 

7 ottobre 2019 | Elisabetta Intini