Ecologia

Pesca sostenibile, da Greenpeace i promossi e bocciati del tonno in scatola

E' il cibo 'antispreco', solo l'1% finisce nel cestino

Roma, 26 ott. - (AdnKronos) - Promosso Asdomar, rimandato Rio Mare e bocciato Mareblu. Sono le pagelle di Greenpeace che pubblica la quarta edizione della classifica 'Rompiscatole' che valuta la sostenibilità del tonno in scatola venduto in Italia. A due anni dall’ultima classifica, le aziende che davvero si stanno impegnando per contrastare la pesca distruttiva salgono di posizione mentre chi non mantiene le promesse, come Mareblu, finisce sul fondo. Per la prima volta un marchio arriva in fascia verde: AsdoMar.

Seguono Esselunga e Conad, mentre Rio Mare rimane in quarta posizione perché, spiega Greenpeace, "dimostra di voler mantenere gli impegni ma non ha fatto ancora abbastanza". Undici marchi, circa l’80% del mercato italiano, sono stati valutati in base a politiche di acquisto, trasparenza e adozione di precisi criteri di sostenibilità ambientale e sociale. I risultati mostrano che le richieste dei consumatori stanno spostando il mercato italiano del tonno in scatola verso una pesca più sostenibile.

Per la prima volta, un marchio venduto in Italia, AsdoMar, sale in fascia verde, grazie alle azioni intraprese per mettere nelle sue scatolette tonno pescato con tecniche sostenibili, come la pesca a canna, usata nel 30% delle sue produzioni. Seguono Esselunga e Conad, che scalano la fascia arancione grazie ai progressi fatti nelle politiche di acquisto per evitare i metodi di pesca più distruttivi, anche se per garantire davvero i consumatori questi marchi dovranno esigere dai loro fornitori informazioni dettagliate sui metodi di pesca.

"Solo cinque anni fa, quando abbiamo iniziato questa campagna, quasi nessuna azienda aveva adottato criteri di sostenibilità nella scelta del tonno da mettere nelle scatolette e la maggior parte si trovava in fascia rossa", afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia.

"Oggi invece quasi tutti i marchi che abbiamo analizzato hanno politiche di acquisto scritte nero su bianco. Non solo: il settore ha fatto passi avanti in tema di trasparenza in etichetta e sostenibilità. Questo dimostra che le scelte dei consumatori possono davvero influenzare le decisioni delle aziende e garantire un futuro al mare".

Dall’anno prossimo grazie alla campagna sul tonno, dieci delle undici aziende presenti in classifica indicheranno sulle scatolette il nome della specie e l’area di pesca, anche in assenza di un obbligo di legge. Inoltre, sarà possibile scegliere fra più prodotti sostenibili, provenienti dalla pesca a canna: ben sei marchi ne offriranno uno che inizia a prendere in considerazione i problemi della pesca al tonno.

Rio Mare, resta invece in quarta posizione: secondo Greenpeace dimostra di lavorare per aumentare la produzione da pesca sostenibile, ma nella maggior parte delle sue scatolette finisce ancora tonno pescato con metodi distruttivi. Resta dunque ancora molto da fare per mantenere l’impegno a usare solo tonno sostenibile entro il 2017.

Secondo l'organizzazione, chi invece non sembra proprio darsi da fare è Mareblu, declassato in fascia rossa: allo stato attuale solo lo 0,2% dei prodotti di Mareblu è pescato in modo sostenibile. "Molte aziende hanno ormai capito che sempre più consumatori privilegiano prodotti che non danneggiano l’ambiente. Mareblu continua invece a comportarsi in modo irresponsabile, tradendo la nostra fiducia: deve rispettare subito gli impegni presi, eliminando metodi di pesca distruttivi e garantire una pesca equa nel completo rispetto dei diritti umani", conclude Monti.

Nel nostro Paese si consumano annualmente circa 144 mila tonnellate di tonno, per un giro di affari che supera il miliardo di euro. Recenti sondaggi indicano che il tonno in scatola è presente nella casa di oltre il 90 per cento degli italiani.

26 ottobre 2015 ADNKronos
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