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Amazzonia: il 2020 finirà per essere peggio del 2019

Dopo gli incendi che hanno caratterizzato l'anno scorso, per l'Amazzonia il 2020 minaccia di essere un anno persino peggiore.

Amazzonia
Gli incendi del 2019 in Amazzonia visti dallo spazio | OSORIOartist / Shutterstock

L'anno scorso pensavamo che l'estate 2019 sarebbe passata alla storia per via degli incendi che hanno devastato l'Amazzonia e che, almeno per qualche mese, hanno attirato l'attenzione globale su uno dei peggiori disastri ambientali in corso sul nostro pianeta. Ebbene, se i primi dati sul 2020 dovessero confermarsi nei prossimi mesi quest'anno potrebbe rivelarsi anche peggiore di quello passato.

 

Lo scrivono su The Conversation Brian Garvey e Mauricio Torres, che in un reportage raccontano come le decisioni del presidente Bolsonaro e il fatto che il mondo sia distratto dalla pandemia in corso stiano spianando la strada per un'estate indimenticabile (in senso negativo) – una brutta notizia che arriva proprio quando ci si prepara a celebrare la giornata mondiale dell'ambiente.

Primavera bollente. L'aprile del 2019 è il mese nel quale si è registrata la più grande perdita di sempre di superficie forestale in Amazzonia. Garvey e Torres spiegano che un anno dopo le cose sono peggiorate: nell'aprile del 2020 sono andati distrutti 529 chilometri quadrati di foresta amazzonia, il 171% in più rispetto all'aprile 2019. Non solo: per liberare le zone deforestate e trasformarle in pascoli o raccolti, gli alberi abbattuti vengono bruciati, cioè «l'ingrediente principale degli incendi del 2019» secondo Ane Alencar, direttore del Dipartimento di Scienze presso l'Institute of Environmental Research of the Amazon. Infine, se quest'anno la situazione dovesse ripetersi, il fumo degli incendi che già l'anno scorso creò problemi respiratori a una grande fetta di popolazione brasiliana potrebbe avere effetti ancora peggiori in tempi di COVID-19.

 

E il governo? L'amministrazione Bolsonaro, secondo Garvey e Torres, è una parte rilevante del problema, e sicuramente non la soluzione. Nonostante i tentativi di mettere un freno ai tagli illegali (che alla fine degli anni Novanta arrivarono a occupare l'80% del mercato) da parte di associazioni di tutto il mondo e, più di recente, anche dagli stessi giudici federali brasiliani, Bolsonaro continua a perseguire la sua politica di sostegno ai tagli.

 

Il presidente brasiliano depotenzia gli enti statali preposti al controllo e cercando di ridurre la percentuale protetta di foresta amazzonica per poterla aprire a ulteriori tagli (e operazioni minerarie, un altro dei gruppi di interesse sostenuti dal presidente stesso). L'articolo di Garvey e Torres si chiude senza proporre soluzioni o alternative, ma con una mesta considerazione: «L'eredità di Bolsonaro potrebbe essere [...] aver superato il punto di non ritorno per la distruzione dell'Amazzonia».

 

7 giugno 2020 | Gabriele Ferrari