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Per combattere la desertificazione, in Marocco si catturano le nuvole

La desertificazione avanza, e in Marocco si sta sperimentando un metodo antichissimo: la cattura delle nuvole.

Le montagne dell'Anti Atlante, nel Marocco meridionale.
Le montagne dell'Anti Atlante, nel Marocco meridionale. | Mikadun / Shutterstock

Tra i tanti problemi che piagano il nostro pianeta e mettono a rischio la sopravvivenza di intere fette di popolazione umana, desertificazione e siccità sono tra i primi della lista per gravità e diffusione: le zone aride coprono il 40% delle terre emerse, e tra il 10 e il 20% di queste sono già gravemente degradate; non solo: i due fenomeni avanzano, e si stima che nel mondo ci sia un miliardo di persone a rischio a causa della desertificazione, a sua volta aggravata dai cambiamenti climatici in corso. Ecco perché le Nazioni Unite hanno indicato il 17 giugno come Giornata Mondiale contro la desertificazione e la siccità, ed ecco perché nelle parti del mondo più colpite si sperimentano i metodi più vari per contrastare il degrado del suolo. In questa occasione parliamo del Marocco, dove si va a caccia di nuvole e nebbia.


ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
Giornata Mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità


A pesca d'acqua. Il metodo in questione è stato sperimentato in particolare in un'area del Marocco meridionale, ai piedi della catena dell'Anti Atlante, dove una non profit locale, Dar Si-Hmad, ha avviato una collaborazione con un'azienda tedesca, Aqualonis, per catturare e far condensare il vapore acqueo che compone la nebbia che avvolge per tutto l'anno le pendici del monte Boutmezguida.

 


UNCCD, United Nation Convention to Combat Desertification
17 giugno 2020, il programma degli eventi nel mondo


Il metodo utilizzato ha origini antiche (potrebbe essere stato inventato alle Canarie) e si basa su un principio semplice: l'utilizzo di enormi reti a maglia stretta sulle quali nebbia e nuvole si condensano; l'acqua così raccolta viene convogliata in un sistema di canali, filtrata e infine raccolta in cisterne che approvvigionano i villaggi della valle.

Rete di reti. Il progetto comprende finora 31 collettori (fog collectors) e cinque cisterne, che riforniscono 16 villaggi e circa 1.600 persone, per le quali la disponibilità d'acqua giornaliera è salita da 8 a 18 litri. La pesca delle nuvole ha anche altri vantaggi: per esempio la possibilità per gli abitanti della valle di coltivare frutta e verdura (seppur in modiche quantità), o il fatto che le donne dei villaggi non siano più costrette a percorrere chilometri a piedi per recuperare l'acqua dai pozzi. Dar Si-Hmad e Aqualonis, poi, hanno istituito anche corsi di formazione e aggiornamento per aiutare le popolazioni locali a raggiungere l'autosufficienza e sviluppare quell'esperienza che potrebbero spendere altrove, in altre zone a rischio desertificazione.

17 giugno 2020 | Gabriele Ferrari