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Packaging commestibile: la nuova frontiera del gusto?

In un futuro non molto lontano potremmo ritrovarci a masticare l'involucro che contiene gli alimenti al supermercato. Un modo per ridurre i rifiuti da imballaggio.

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Un involucro per avvolgere quello che già naturalmente è avvolto dalla buccia: una delle ragioni a monte dell'eccesso di rifiuti da imballaggio. Photo credit: © Marc Wuchner/Corbis |

Versare l'ultimo goccio di latte nella tazza e poi… iniziare a sgranocchiare il cartone. Ve lo immaginate? Eppure una scena del genere potrebbe verificarsi davvero sulle nostre tavole tra qualche anno. Secondo un articolo pubblicato sul sito del Guardian, quella della ricerca di packaging commestibili è una delle nuove frontiere dell’industria alimentare. E anche se a noi consumatori, abituati a produrre tonnellate di spazzatura sotto forma di imballi, l'idea di ingurgitare pellicole e bottiglie sembra fantascienza, ci sono già alcune aziende e realtà universitarie che ci stanno lavorando.

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David Edwards, ricercatore di Harvard, starebbe studiando un involucro commestibile chiamato WikiCells, una membrana costituita da cellule di cibo e da un polimero biodegradabile tenuti insieme da forze elettrostatiche. Il risultato mimerebbe, secondo le prime indiscrezioni, le proprietà fisiche delle bucce della frutta. Edwards avrebbe già sperimentato diversi gusti, come un involucro al pomodoro per avvolgere il gazpacho, uno all'arancia per l'aranciata, uno al cioccolato per la cioccolata calda; il suo obiettivo è, un giorno, commercializzare le WikiCells nei ristoranti o tra gli scaffali dei supermercati.

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Se l'idea di addentare un involucro che prima di arrivare sulle vostre tavole, è già stato toccato lungo tutta la filiera del trasporto e dai consumatori arrivati prima di voi, non avete tutti i torti: la stessa perplessità attanaglia anche gli addetti del settore. Del resto, ricoprire un involucro commestibile con un altro strato, non commestibile, non risolverebbe il problema della sovrabbondanza di rifiuti derivanti dal packaging alimentare e creerebbe un sistema di rivestimenti "a scatola cinese".

 

Come fare allora? L'azienda statunitense MonoSol, dell'Indiana, sta lavorando a prototipi di involucri edibili che si sciolgono in acqua, un po' come quelli, già diffusi nelle nostre case, di certe pastiglie per lavastoviglie o detersivi per lavatrici. Allo studio ci sono monodosi per cioccolata calda e caffè, cereali da aggiungere al latte o polveri da mischiare all'acqua in bottiglia. Una volta entrata in contatto con il liquido, la bustina si scioglie e scompare dopo pochi attimi. Non che in forma liquida, i germi svaniscano, ma forse una possibile soluzione taglia-rifiuti potrebbe partire proprio da qui: se sempre più alimenti fossero avvolti da film idrosolubili, una volta scartata la confezione basterebbe mettere l'involucro in acqua, e dimenticarsene.

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21 maggio 2012 | Elisabetta Intini