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L'oleodotto Dakota Access Pipeline dovrà chiudere

Vittoria per i Sioux: il Dakota Access Pipeline che minaccia le loro terre dovrà sospendere le operazioni in attesa di una valutazione ambientale.

Proteste contro il Dakota Access Pipeline
Le proteste contro l'oleodotto in solidarietà con i Sioux di Standing Rock, in Nord Dakota. | Shutterstock

Giustizia ambientale è fatta, almeno per il momento. Un giudice federale statunitense ha ordinato la sospensione delle attività e lo svuotamento dell'oleodotto Dakota Access Pipeline, in attesa di una più approfondita valutazione del suo impatto ambientale. La compagnia Energy Transfer, che gestisce la controversa e monumentale opera per il trasporto di greggio, avrà 30 giorni di tempo per adempiere all'ordinanza - uno schiaffo al volere di Trump, che aveva fortemente sostenuto il progetto, e una vittoria inaspettata per la popolazione Sioux di Standing Rock, preoccupata per la possibilità di sversamenti nella sua riserva.

Kelcy Warren, presidente e amministratore delegato della società, ha subito dichiarato che non intende dare seguito all'ordinanza e ha presentato ricorso (9 luglio 2020)

Il progetto. Il Dakota Access Pipeline (DAPL) è un oleodotto interrato che si estende per 1.886 chilometri attraverso quattro Stati, dal Nord Dakota all'Illinois. L'opera da 3,7 miliardi di dollari (3,2 miliardi di euro) è stata completata nel 2017 e trasporta l'equivalente di 570.000 barili di greggio al giorno. I sostenitori del DAPL lo reputano un sistema di trasporto più efficiente ed economico rispetto a quello ferroviario, ma la popolazione Sioux di Standing Rock si è fin dall'inizio opposta alla costruzione del condotto che passa proprio sotto al fiume Missouri, appena a nord della riserva. Un'eventuale perdita finirebbe per contaminare il fiume e il Lago Oahe, tra Nord e Sud Dakota, che per i nativi americani sono riserve ittiche e d'acqua irrigua, oltre ad essere considerati sacri.

Una storia combattuta. Dopo le prime proteste, l'amministrazione Obama aveva messo in pausa la costruzione dell'oleodotto, che era stata poi ripresa e completata grazie all'autorizzazione di Trump. Ma nell'aprile 2020 lo stesso giudice aveva stabilito che l'oleodotto non rispetta gli standard ambientali e che necessita di una valutazione più approfondita rispetto a quella già condotta dall'US Army Corps of Engineers, per poter continuare a funzionare. Questa valutazione potrebbe richiedere anche 13 mesi e se l'opera non risultasse all'altezza, si potrebbe deciderne la chiusura. Il giudice ha riconosciuto che la sospensione avrà delle ripercussioni economiche, ma ha valutato i possibili rischi per l'ambiente e le comunità umane coinvolte maggiori delle ricadute sull'industria del petrolio, già messa in ginocchio dalla scarsa domanda durante la pandemia.

cambio di rotta? Gli ultimi giorni hanno inferto una serie di duri colpi al trasporto del greggio negli USA. Una decisione della Corte Suprema statunitense ha decretato la necessità di una revisione di un altro contestato oleodotto, il Keystone XL Pipeline che dovrebbe estendersi dalla provincia di Alberta (Canada) al Texas. Mentre il progetto di un gasdotto, l'Atlantic Coast gas pipeline project, che si sarebbe dovuto sviluppare tra West Virginia, Virginia e Nord Carolina, è stato abbandonato dai suoi stessi sviluppatori, che tra ritardi e spese legali lo hanno ritenuto ormai antieconomico.

 

9 luglio 2020 | Elisabetta Intini