Nuove minacce per il mare

Dal riscaldamento globale e da un verme marino arrivano le minacce per gli ecosistemi degli oceani.

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Nuove minacce per il mare
Dal riscaldamento globale e da un verme marino arrivano le minacce per gli ecosistemi degli oceani.
Un anellide polichete, come quello della foto, sta minacciando le barriere coralline.Anthony R. Picciolo ©Noaa NodcClicca qui per ingrandire l'immagine (attenzione, l'immagine è di oltre 250 kbyte).
Un anellide polichete, come quello della foto, sta minacciando le barriere coralline.
Anthony R. Picciolo ©Noaa Nodc
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Il cambiamento climatico sta modificando, anche profondamente, l'ambiente marino. Lo confermano due studi che provengono da due mari molto diversi. Nel primo, due ricercatori francesi sono convinti di avere scoperto uno dei primi esempi in cui il riscaldamento globale ha modificato l'ecologia di organismi marini. Studiando infatti il comportamento delle specie che vivono nelle grotte marine (ambienti particolarmente delicati e sensibili ai cambiamenti) del Mediterraneo nord occidentale, Chevaldonné e Lejeusne si sono resi conto che due specie di piccoli crostacei delle famiglia dei Misidi hanno una diversa tolleranza alla temperatura. E che con il cambiamento climatico il successo della specie più amante del caldo aumenta, mentre diminuisce quello della specie che tollera meglio il freddo. Se le modificazioni climatiche continueranno, dicono gli autori sulla rivista Ecology letters, il gamberetto più “freddo” potrebbe non avere altro posto dove andare, perché le grotte del Mediterraneo sono ambienti chiusi, e ovviamente anche il bacino non consente migrazioni verso nord delle specie scacciate dal caldo.
Morte ai coralli. Intanto, nei mari tropicali, prosegue la moria di coralli che si imbiancano improvvisamente e, a quanto pare, inesorabilmente. Si pensava che l'imbiancamento (denominato bleaching) fosse dovuto alla mancanza di tolleranza, da parte dei coralli, del riscaldamento dell'acqua. Ma ora due biologi israeliani, Yossi Loya e Eugene Rosenberg, hanno proposto, comunicando con la rivista New Scientist, un'altra ipotesi. Che cioè il colpevole del fenomeno sia un batterio, chiamato Vibrio shiloi, che diventa più virulento alle alte temperature. Il batterio inoltre sarebbe trasmesso da un corallo all'altro da un anellide (un verme marino molto urticante e piuttosto diffuso) il cosiddetto vermocane (Hermodice carunculata). I ricercatori pensano che l'anellide ospiti il batterio, e che lo trasmetta ai coralli quando si nutre; Rosenberg dichiara che il suo team sta preparando una tecnologia che possa prevenire la diffusione della malattia. Non tutti gli esperti sono convinti della correttezza dell'ipotesi, perché pensano, come Ove Hoegh-Guldberg, che l'imbiancamento si stia diffondendo troppo velocemente per essere causato solo da un agente patogeno.

(Notizia aggiornata al 14 aprile 2003)

11 Aprile 2003