Aumentano i rifiuti di plastica nei mari e negli oceani

Lo studio delle famigerate isole di plastica rivela che la quantità di plastiche nei mari di tutto il mondo è di molto superiore a quanto finora stimato.

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Lo Yangtze è uno dei fiumi che portano negli oceani enormi quantità di rifiuti di plastica.

Il problema della plastica nei mari di tutto il mondo, e in particolare nell'Oceano Pacifico è sempre più pressante. Nel Pacifico, tra la California e le Hawaii, si è accumulata in un'area relativamente circoscritta una quantità spaventosa di plastica, la Great Pacific Garbage Patch.

 

L'Isola di Plastica del Pacifico è un enorme accumulo di rifiuti galleggianti portati e mantenuti lì dal gioco delle correnti oceaniche. Uno studio pubblicato su Nature dall'Ocean Cleanup Foundation olandese dimostra che il problema è più grave di quanto si pensava.


Multimedia: l'Isola Rifiutata,
dove "il giro del nord Pacifico" fa confluire i rifiuti.
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Curiosità: l'Isola di Plastica ha bandiera, passaporto, soldi, francobolli e sindaco... | Mario Kerkstra/Plastic Oceans/LadBible

La quasi totalità dei rifiuti galleggianti è costituita da plastiche (99,9%), per circa 79.000 tonnellate distribuite su di un'area di 1,6 milioni di chilometri quadrati (circa un decimo della superficie dell'intero Pacifico): è una quantità ben 16 volte superiore a quanto finora stimato. Le misure riportate dal lavoro sono state ottenute grazie ai satelliti e alle campionature effettuate da 18 speciali imbarcazioni attrezzate con 652 reti.

 

L'Età della Plastica. L'analisi delle campionature ha rivelato che il 75% del materiale deriva da detriti con un diametro superiore ai 5 centimetri proveniente da contenitori, bottiglie, coperchi, cavi, reti da pesca e nastri da imballo. Questo lavoro ha permesso anche di risalire all'anno di provenienza di parte dei rifiuti: in una campionatura di 50 pezzi, per esempio, ce n'erano uno del 1977, sette degli anni Ottanta, 14 degli anni Novanta, 24 del Duemila e 1 dell'ultimo decennio.

 

Un'altra parte del problema sono le microplastiche, ossia le particelle minute di plastica, micidiali per la fauna (perché i pesci se ne nutrono) e ormai ingrediente comune dell'intera catena alimentare. Sono l'8% della massa totale di plastica dispersa in mare, ma ben il 94% dei 1.800 miliardi di pezzi che fluttuano sugli oceani.

 

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La distribuzione della plastica nei mari, espressa in grammi su chilometro quadrato (g/kmq).

 

Le microplastiche si stanno accumulando a un ritmo impensabile pochi anni or sono: negli anni Settanta se ne raccoglievano 0,4 chilogrammi per chilometro quadrato, oggi si è arrivati a 1,23 chilogrammi per chilometro quadrato.

 

Più plastica che pesci. Un quadro, questo, che conferma i dati riportati da un recente documento dell'UNEP (United Nations Environment Programme) dove si afferma che ogni anno oltre 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani. Oggi si produce 20 volte più plastica che negli anni Sessanta (di cui un terzo per gli imballaggi) e se non si metterà freno alla situazione entro il 2050 la massa di plastica negli oceani supererà supererà in peso quella tutti i pesci dei mari, mentre il 99% degli uccelli marini avrà ingoiato quantità più o meno elevate di plastiche.

 

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La mappa dei fiumi di plastica (dallo studio di Nature). La sigla MPW indica mismanaged plastic waste, rifiuti di plastica mal gestiti.

 

Il progetto dell'ESA. Per il monitoraggio delle plastiche l'ESA ha avviato il programma Remote Sensing for Marine Litter. Spiega Paolo Corradi, dell'ESA, che «con i satelliti abbiamo la possibilità di realizzare mappe dettagliate delle correnti oceaniche e quindi di simulare al computer i percorsi e le aree dove va ad accumularsi la plastica nell'Oceano Pacifico e negli altri mari del mondo. Dai satelliti non si potrà fotografare la plastica galleggiante, ma riusciremo a identificare una "firma spettrale" di questi materiali, con un sistema simile a quello che permette di identificare le concentrazioni di fitoplancton, dei sedimenti sospesi e di vari inquinanti marini».

Sarà uno strumento prezioso per vedere quale strada fanno i rifiuti, dove si concentrano e, da questi dati, tentare programmi di pulizia. Tuttavia, nel tempo è innanzi tutto necessario ridurre l'uso di plastica e migliorare di molto ciò che facciamo per smaltirla.

30 Marzo 2018 | Luigi Bignami

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