Ecologia

No ai Css nei cementifici, per i medici dell'Ambiente danni ambientali e sanitari

Dal minor impatto ambientale al contributo nella gestione dei rifiuti: tutti i falsi miti secondo Isde Italia

Roma, 4 mar. - (AdnKronos) - Bruciare Css nei cementifici non conviene né all’ambiente né alla salute e le motivazioni che si forniscono per giustificare questa pratica “sono inconsistenti”. A spiegare il perché del fronte del no è Agostino Di Ciaula, coordinatore comitato scientifico Isde Italia, associazione medici per l’ambiente.

I cementifici, spiega Di Ciaula, "sono impianti industriali altamente inquinanti" e l''assomigliare' agli inceneritori non è un vantaggio: "per gli inquinanti gassosi i limiti di emissione dei cementifici sono da 2 a 9 volte maggiori rispetto a quelli degli inceneritori classici" mentre "per i microinquinanti (diossine e metalli pesanti) i limiti sono gli stessi". Questo vuol dire che i cementifici "inquinano molto di più".

Secondo Isde Italia, dunque, questa legge semplificherebbe gli iter autorizzativi per la combustione di rifiuti in questi impianti, lasciando invariata la normativa sulle emissioni. Inoltre, Di Ciaula riferisce che bruciando Css invece di combustibili fossili si riducono di poco le emissioni di Co2 mentre "aumentano le emissioni di metalli pesanti".

Per Di Ciaula "se si volesse realmente affrontare il problema della sostenibilità dei cementifici allora sarebbe opportuno proporre il divieto di utilizzo di alcuni combustibili, come il pet-coke e imporre limiti di emissione più restrittivi". Altra bufala secondo Di Ciaula è che bruciare rifiuti nei cementifici può evitare la costruzione di nuovi inceneritori che, ribadisce, "vanno chiusi". L’Italia, spiega il coordinatore del comitato scientifico Isde Italia, "è attualmente al terzo posto in Europa per numero di inceneritori operativi e, soprattutto, ha il maggior numero di cementifici in Europa".

Questa legge, dunque, aggiunge Di Ciaula, "raddoppia la potenzialità inceneritorista del nostro Paese, rendendo immediatamente disponibili all’incenerimento dei rifiuti ulteriori 59 impianti sparsi su tutto il territorio nazionale, portando l’Italia al primo posto in Europa per incenerimento di rifiuti e contravvenendo alle più recenti direttive europee, che chiedono ripetutamente agli Stati membri l’abbandono completo dell’incenerimento entro il prossimo decennio".

Secondo Di Ciaula, "bruciare i rifiuti non è mai una soluzione sostenibile, sotto nessun profilo. I rifiuti non vanno bruciati ma vanno avviati al recupero di materia" ma la politica "ha preso una strada diversa". "Isde Italia - racconta Di Ciaula - ha approfondito il problema da un punto di vista scientifico, non si tratta di opinioni soggettive".

Secondo Di Ciaula, invece, "alcune associazioni ambientaliste che appoggiano questa pratica sono allettate dalla favoletta della riduzione delle emissioni ma non considerano in maniera completa il problema". Per il settore cementiero, conclude Di Ciaula "bruciare Css conviene perché costano meno dei combustibili fossili" mentre invece, "bisognerebbe spingere sull'utilizzo del metano come fa l'Ungheria".

Sul tema, conclude Di Ciaula "le lobby degli inceneritori e dei cementifici fanno gruppo non solo perché hanno in comune interessi economici ma anche perché è il modo che hanno per sopravvivere" ma "non lo possono più fare sottraendo risorse alle comunità perché i rifiuti sono delle risorse".

4 marzo 2015 ADNKronos
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