Global warming, addio pellegrinaggi alla Mecca? Dal 2100 il Medio Oriente sarà troppo caldo

Molti paesi arabi potrebbero diventare inabitabili a causa del riscaldamento globale, rendendo quasi impossibile il pellegrinaggio verso La Mecca, uno dei riti più sacri per i fedeli musulmani.

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Pellegrini diretti verso La Mecca. | REUTERS/Ahmad Masood

Secondo una simulazione condotta da due scienziati americani, entro il 2100 una porzione del Medio Oriente, che include anche i paesi del Golfo Persico, potrebbe diventare inabitabile a causa del riscaldamento globale. Una delle conseguenze è che l'hajj, il pellegrinaggio islamico verso La Mecca e le aree limitrofe, sarebbe impraticabile soprattutto nella stagione estiva, poiché bisognerebbe sopportare una temperatura esterna praticamente pari a quella corporea.

 

Stime matematiche. Elfatih Eltahir del MIT e Jeremy Pal della Loyola Marymount University di Los Angeles hanno sviluppato un modello climatico che si basa sull'ipotesi – plausibile, se le emissioni di CO2 rimarranno ai livelli attuali – che entro la fine di questo secolo il global warming determinerà un innalzamento del termometro di 4°C. In questo modo hanno poi calcolato la cosiddetta temperatura a bulbo umido, che misura la temperatura dell'acqua a contatto con l'aria ed è un indice del grado di tolleranza del corpo umano al calore e all'umidità.

 

Vicino alla temperatura corporea. La temperatura a bulbo umido (in inglese wet bulb temperature) riflette la nostra capacità di raffrescarci attraverso la sudorazione. Come spiega il professor Eltahir, quando la wet bulb temperature raggiunge o supera i 35 °C «il corpo non riesce più a sbarazzarsi del calore» andando incontro a ipertemia.

 

Lo studio prevede che, senza adeguate contromisure, entro la fine del secolo in Medio Oriente i valori saranno stabilmente simili alla temperatura corporea, con esiti fatali per gli individui di ogni età. Ad essere maggiormente colpiti sarebbero i centri costieri quali Dubai, Abu Dhabi e Doha, dove l'aria è resa ancora più umida dalle acque calde del Golfo, ma a rischio c'è anche l'Arabia Saudita, meta ogni anno di milioni di fedeli musulmani diretti nella città santa della Mecca.

 

Un monito per il futuro. Gli autori della ricerca sottolineano che la temperatura a bulbo umido supera raramente i 31 °C anche nelle aree più calde del pianete. Tuttavia già lo scorso luglio nel Golfo Persico il termometro ha toccato 34,6 °C, mettendo in pericolo la salute pubblica delle fasce meno protette, come ad ese mpio la manodopera migrante che in Qatar sta lavorando - in condizione di schiavi - alla costruzione degli stadi e delle infrastrutture per il Mondiale di calcio del 2022.

 

La ricerca è stata pubblicata su Nature Climate Change.

 

28 ottobre 2015 | Davide Decaroli