Ecologia

Naturali dal filato alla tintura, i tessuti della torinese Maeko

Per i prodotti sono state recuperate le antiche tecniche di tintura derivate da minerali o vegetali. Così garantisce qualità e rispetto dell’ambiente e dell’individuo.

Roma, 20 feb. - (AdnKronos) - Una tecnica che si perde nella notte dei tempi, abbandonata e poi dimenticata con l'arrivo dei coloranti chimici: la tintura derivante da estratti vegetali o minerali è stata fin dalla prima civiltà l’unico modo per colorare tessuti e filati ma ancora oggi conserva tutto il fascino dei suoi colori, tanto quelli tenui quanto quelli più accesi, che va di pari passo con il rispetto per l'ambiente.

E c'è chi questa antica tecnica l'ha recuperata per garantire un'attenzione alla sostenibilità di un prodotto che arriva fino agli ultimi ritocchi. "Noi eseguiamo due tipi di tinture: quelle che rispettano il regolamento Reach della Comunità Europea, che prevede una black list che vieta le sostanze nocive, e quelle naturali derivate da minerali o vegetali e che utilizzano, per 'legare' il colore alla fibra, una proteina del latte”, spiega all'Adnkronos Mauro Vismara, imprenditore che produce tessuti e filati naturali utilizzando canapa, ortica, soia, crabyon, bambù, lino, cotone biologico, fiocco di Yak.

Tessuti e filati a marchio Maeko vengono lavorati e rifiniti in Italia nel distretto torinese, nel rispetto dell’ambiente e dell’individuo. La passione per l’universo del naturale ha spinto questa azienda, in collaborazione con Colorsystem, a recuperare alcune antiche ricette tintoriali che, eseguite con le moderne attrezzature, permettono di ottenere colori tenui o intensi di bellezza particolare e dai risultati di qualità che garantiscono la replicabilità.

Questa azienda ha un reparto tintoriale specifico per lo studio delle campionature, capace di tingere qualunque tipo di fibra, eccetto gli acrilici. L’ottimizzazione e la standardizzazione dei processi tintoriali raggiunti, permettono di determinare una gamma di colori primari che, miscelati e stabilizzati in un passaggio finale con sostanze derivanti dalle proteine del latte, assicurano non solo un’ampia gamma di colori, ma garantiscono resistenza a lavaggi, sudore, luce e sfregamenti.

L’intero processo tintoriale è a basso impatto ambientale, avviene a non più di 30° e il consumo di energia è ridotto al minimo. Il reparto tintoriale tinge tessuti grezzi, in navetta, filati, cerniere, nastri, fettuccine, passamanerie, pizzi, tessuti già tinti o le giacenze a magazzino che si rinnovano per essere riproposte con nuova foggia e colore.

20 febbraio 2015 ADNKronos
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