Ecologia

Metti un'arnia sul balcone, la nuova frontiera del miele è la città

In un libro Antonio Barletta racconta la sua esperienza di apicoltore urbano con il progetto UrBees: solo a Torino, nel 2014, sono stati prodotti 400 kg di miele di città su balconi, terrazzi, giardini

Roma, 25 mag. - (AdnKronos) - Miele di museo o di fabbrica, miele di balcone, miele di via Tal dei Tali o miele di orto urbano. Accanto ai tradizionali Millefiori e acacia, presto anche i consumatori italiani potrebbero avere la possibilità di scegliere di acquistare un miele di città, e per alcuni questo già accade. E' il caso di chi ha deciso di comprarlo dagli apicoltori urbani che iniziano a fare la loro comparsa in Italia nonostante la melissofobia, la paura delle api, diffusa tra chi abita in città.

Paura che non sempre ha fondamenti: basta pensare che a New York, fino al 2010, non era concesso allevare api, considerate animali pericolosi, e i trasgressori dovevano pagare multe fino a 2mila dollari. Poi il Dipartimento di Salute cittadino, incoraggiato dalla New York Beekeeping Association il cui fondatore è Andrew Cotè, tra gli apicoltori urbani più famoso al mondo, ha condotto un’indagine sulla reale pericolosità delle api in città. Il risultato? Le api non rappresentano una minaccia per la salute pubblica e dal febbraio 2010, a New York il divieto è stato revocato e la città si è popolata di arnie e apicoltori.

Queste e altre curiosità sono raccontate nel libro “L'arnia sul balcone? Storia di UrBees e di un apicoltore urbano a Torino” (edizioni Montaonda) di Antonio Barletta, ideatore del Progetto UrBees, tra i primi in Italia a promuovere l’allevamento delle api in città per l’autoproduzione del miele e il biomonitoraggio urbano.

La storia e i risultati del progetto UrBees sono contenuti nel volume che sarà presentato il 28 maggio al Pav (Parco arte vivente) di Torino e il 1 giugno a Ortinfestival alla Reggia di Venaria. Prima tappa di un lungo viaggio nelle città italiane per raccontare la biodiversità del nostro paesaggio, anche urbano, attraverso la raccolta di campioni di miele dagli apicoltori di tutta Italia.

La raccolta darà vita all'installazione artistica “Il muro dei mieli” che dalla fine di Expo viaggerà a sua volta in varie città. Grazie al progetto UrBees in alcuni piccoli negozi di Torino hanno fatto la comparsa i vasetti di miele “di Antonio” o “di Elvira”, cioè di chi si è prodotto il miele sul balcone o in giardino: una produzione che, solo a Torino,è partita con gli 80 kg del 2012 e arrivata ai 400 kg del 2014.

Numeri piccoli rispetto, ad esempio, a quelli di Berlino, dove l'apicoltura urbana è una realtà consolidata tanto che il miele di città si trova normalmente al supermercato.

Ma è comunque un inizio e il tour di Antonio Barletta oltre a promuovere il libro servirà a promuovere l'apicoltura urbana e a far assaggiare i mieli di città: quelli urbani di Torino sono ambrati chiari, dolci e dal sapore esotico.

Insomma, il miele torinese per essere buono è buono, ma sarà anche sicuro? Il team scientifico di UrBees effettua controlli periodici per monitorare la salute dell’alveare e nello stesso tempo dell’ambiente esterno urbano. Per farlo sono stati predisposti dei protocolli di campionamento delle varie matrici apistiche (miele, cera, polline, propoli, api). Tali campioni raccolti dagli alveari e analizzati in laboratorio non solo garantiscono la qualità ma forniscono indicazioni utili sulla qualità dell’ambiente.

In più, le piante della città non sono coltivate per produrre alimenti, e nella maggior parte dei casi non subiscono trattamenti intensivi a base di pesticidi e fitosanitari. Buono anche per l'ambiente: come spiega Antonio, le api stanno scomparendo dalle campagne e allevarle in città paradossalmente diventa uno dei modi per preservare la loro sopravvivenza. Sempre più nelle grandi metropoli dove l’apicoltura urbana si sta via via diffondendo, la comunità si impegna “a portare i fiori alle api”.

In alcuni casi i cittadini si organizzano per coltivare aree della città con fiori d’interesse apistico; in altri sono le stesse pubbliche amministrazioni che lasciando alcune aiuole incolte, oltre a risparmiare sulla cura del verde, offrono a tutti gli imenotteri un prelibato banchetto di vegetazione spontanea. In altri casi si assiste a vere e proprie guerriglie urbane.

25 maggio 2015 ADNKronos
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