Ecologia

L'Unione Europea rinnova l'uso del glifosato per altri 5 anni

Gli stati dell'UE hanno votato: l'autorizzazione per il potente erbicida verrà estesa. Rimane aperto il dibattito sui rischi per la salute.

L'Unione Europea ha rinnovato per altri 5 anni l'autorizzazione all'utilizzo del glifosato, uno dei più potenti e diffusi diserbanti del mondo. Lo ha deciso il Comitato d'appello dell'Unione Europea, dopo diversi rinvii.

Italia e Francia si sono dette contrarie, ma Germania e altri Stati hanno fatto pendere l'ago della bilancia a favore del glifosato, sostanza i cui effetti sull'uomo sono molto dibattuti: mentre l’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) la reputa "non carcerogena", l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l'ha classificata come “probabilmente cancerogena per gli esseri umani”.

Uno stinco di (Mon)santo? Il glifosato è un diserbante non selettivo, vale a dire una molecola che elimina indistintamente tutte le erbe infestanti. È stato introdotto sul mercato dall'azienda agroalimentare americana Monsanto nel 1974, ed è oggi l’erbicida più utilizzato al mondo: dalla sua introduzione ne sono state spruzzate sui campi quasi 9 milioni e mezzo di tonnellate.

Mentre la sua efficacia è ineccepibile, la sua sicurezza è stata messa in discussione più volte, come vi abbiamo anche raccontato durante uno dei recenti incontri di Focus sull'alimentazione.

Anche in Italia, con le dovute cautele. Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, ha dichiarato: «Il voto odierno è un regalo alle multinazionali agrochimiche, a scapito di salute e ambiente. Bene comunque il voto contrario dell’Italia che ha dimostrato nuovamente di dare priorità alla tutela delle persone, e non al fatturato di chi produce e commercia il glifosato».

L'uso del diserbante è da tempo regolato nel nostro paese. L'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) aveva infatti già dichiarato che il glifosato costituisce «un buon esempio di sospetta cancerogenicità non sufficientemente dimostrata, nei confronti della quale le istituzioni hanno deciso di mettere in atto il principio di precauzione: non vietarne del tutto l'uso (mossa che potrebbe avere effetti negativi sulla produzione agricola) ma istituire limiti e controlli nell'attesa di ulteriori studi».

28 novembre 2017 Davide Lizzani
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