L'isola di plastica del Pacifico diventi uno Stato

È la provocatoria proposta di un'organizzazione ambientalista, che ha trovato anche bandiera, passaporto e un primo cittadino illustre per la nazione-spazzatura. Intanto, la grande chiazza di immondizia ha raggiunto le dimensioni della Francia.

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La bandiera proposta per il Great Pacific Garbage Patch.|Mario Kerkstra/Plastic Oceans/LadBible

Nel nord del Pacifico c'è un'isola delle dimensioni della Francia (circa 700.000 km²), che non ha ancora ottenuto un riconoscimento politico. È ora di rimediare: è tempo che il Pacific Trash Vortex, la chiazza galleggiante formata dalla plastica che abbandoniamo in mare, diventi una nazione a tutti gli effetti. A lanciare la provocazione è l'organizzazione ambientalista Plastic Oceans Foundation insieme all'agenzia-media esperta di contenuti virali LadBible.

 

Le basi giuridiche. La campagna si rifà alla Convenzione di Montevideo sui diritti e doveri degli Stati, secondo la quale un Paese ha il diritto di definire un territorio, formare un governo, interagire con altri Stati e avere una popolazione permanente. La Grande isola di plastica ha - più o meno - dei confini (in continua espansione), e per il governo si può lavorare.

 

Adesione illustre. Come gesto simbolico, l'ex Vice Presidente degli Stati Uniti Al Gore ha accettato di divenire primo cittadino onorario dello stato galleggiante, che ha definito «assolutamente oltraggioso», aggiungendo: «Vogliamo restringere questa nazione». Ora la proposta sostenuta da oltre 100 mila firme, compresa quella di Al Gore, è stata sottoposta alle Nazioni Unite, che dovranno decidere se fare dell'isola di plastica il 196esimo Stato riconosciuto.

 

Non manca nulla. La parte marketing del progetto è stata seguita dai pubblicitari Michael Hughes e Dalatando Almeida. Il designer Mario Kerkstra ha creato una ipotetica bandiera, un passaporto (rigorosamente in plastica riciclata), francobolli e una valuta (che ha chiamato debris, detriti).

 

Il diritto di sparire. La proposta semiseria si basa sulla cosiddetta teoria dichiarativa del riconoscimento di Stati, secondo la quale l'esistenza politica di uno Stato non dipende dal riconoscimento altrui - una teoria che se universalmente accettata creerebbe diverse controversie politiche. Allo stesso tempo, tuttavia, se l'isola di plastica venisse accettata come Stato indipendente godrebbe della protezione ambientale di cui godono gli altri Paesi riconosciuti, e potrebbe essere - ironicamente - smantellata. 

 

Se tutto questo vi sembra ridicolo - scrive LadBible - allora considerate che esiste un'area estesa quanto la Francia e fatta interamente di plastica, che galleggia nel mare.

 

 

19 Settembre 2017 | Elisabetta Intini