Le vite nascoste degli oceani

Una avventurosa spedizione scientifica ha catalogato centinaia di migliaia di invisibili specie planctoniche finora sconosciute: organismi fondamentali per la fotosintesi e per gli equilibri alimentari marini.

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Diatomee, dinoflagellati e zooplancton: qualche esempio degli organismi unicellulari e multicellulari trovati nella spedizione. | Christian Sardet/CNRS/Tara Expéditions

Corpi trasparenti, miriadi di zampine, colori abbaglianti e occhi fuori dalle orbite... La vita marina brulica di minuscole creature che sembrano appena uscite da un libro per bambini. Un'avventurosa spedizione oceanica internazionale durata tre anni ha concluso ora il più completo censimento delle specie planctoniche invisibili a occhio nudo.

 

Minuscoli e indispensabili. La ricerca ha identificato e censito circa 150 mila organismi unicellulari animali e vegetali, 5 mila virus e 35 mila batteri che si trovano alla base della catena alimentare oceanica e producono - mediante fotosintesi - circa la metà dell'ossigeno che respiriamo. Molte di queste specie sono completamente nuove per la scienza. Lo studio è stato pubblicato su Science.

 

Dal piccolo al microscopico. «Centocinqua anni di spedizioni oceaniche hanno permesso di identificare ogni grosso animale oceanico» spiega Stephen Palumbi, biologo marino della Hopkins Marine Station di Pacific Grove (Stanford University, California) che ha commentato la spedizione sullo stesso numero di Science. Adesso i ricercatori hanno catalogato forme di vita «dai 2 millimetri fino ai parassiti, ai virus e ai batteri zombie che si nutrono di essi», in una scala dimensionale «paragonabile a quella che va dalla formica al brontosauro», aggiunge Chris Bowler, biologo della Normale di Parigi che ha partecipato alla ricerca.

 

Una mole oceanica di dati. I ricercatori hanno percorso, tra il 2009 e il 2013, 30 mila km negli oceani di tutto il mondo, prelevando oltre 35 mila campioni di acqua da profondità comprese tra la superficie e i 1000 metri sotto alle onde. Finora sono stati analizzati appena 579 dei campioni raccolti, che hanno già fornito materiale a sufficienza per 5 pubblicazioni scientifiche.

 

Soltanto il 2% dei dati raccolti è stato analizzato: quello della Tara Oceans è uno dei più vasti database scientifici mai allestiti

 

Una missione avventurosa. La spedizione Tara Oceans, guidata da un consorzio internazionale di oltre 150 ricercatori e costata 10 milioni di euro, finanziati in gran parte dalla designer francese Agnes B, è stata condotta sulla goletta di 11 metri Tara, che ha visitato 250 stazioni oceaniche situate in tutti i mari del mondo, schivato i pirati nel Golfo di Aden (tra Yemen e Somalia) e affrontato tempeste di ghiaccio in Antartide.

 

La goletta Tara impiegata nella spedizione. | F. LAREILLE/TARA EXPÉDITIONS

Mai studiati prima. L'analisi del DNA del materiale raccolto è destinata a rivoluzionare la conoscenza sugli organismi oceanici. «Per quanto riguarda i virus, ne descriviamo circa 5 mila comunità, solo 39 delle quali precedentemente conosciute», spiega Bowler. «Per i protisti - gli organismi unicellulari - stimiamo circa 150 mila diverse unità tassonomiche. Attualmente si conoscono circa 11 mila specie di plancton, ma abbiamo evidenze per 10 volte tanto. E l'80% dei geni dei 35 mila microbi trovati è nuovo per la scienza.»

 

Sensibili al calore. Tra le scoperte più importanti dedotte finora, il fatto che sia la temperatura, più che l'area geografica, a determinare il tipo di microrganismo che vive nelle acque analizzate. Un dato di stringente attualità se si pensa ai cambiamenti di temperatura delle acque oceaniche innescati dal global warming.

 

Contributo italiano. Una parte della ricerca curata dall'italiano Daniele Iudicone, della stazione zoologica di Napoli Anton Dohrn, ha rivelato per esempio come il plancton cambi in base alle Agulhas, le correnti circolari che separano l'Oceano Indiano dal Sud Atlantico. «È come se il plancton passasse attraverso un ciclo di lavaggio a freddo sulla punta del Sudafrica», spiega Iudicone. «Le correnti formano enormi vortici che mescolano drasticamente e raffreddano il plancton che le attraversa, limitando così il numero di specie che riescono ad arrivare all’Atlantico.»

 

Equilibrio precario. «Gli organismi planctonici - conclude Bowler - sono più sensibili di qualunque altro organismo ai cambiamenti di temperatura. Le oscillazioni risultanti dai cambiamenti climatici sono destinati a cambiare la composizione di questa comunità.» Con imprevedibili effetti a catena.

 

26 maggio 2015 | Elisabetta Intini