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Le mucche del futuro, resistenti al global warming

Ricercatori della Florida stanno studiando un modo per rendere i bovini più resistenti alle alte temperature, anche grazie all'ingegneria genetica.

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Non tutte le mucche possono contare sui freschi pascoli di montagna.|Shutterstock

Come saranno gli animali da allevamento di domani? Probabilmente adattati a un clima torrido. L'Institute of Food and Agricultural Sciences dell'Università della Florida sta lavorando per selezionare, anche grazie all'ingegneria genetica, razze bovine resistenti ai cambiamenti climatici e in grado di sopportare di buon grado le alte temperature.

Il progetto si è aggiudicato un finanziamento federale di tre anni per un valore di 733 mila dollari (quasi 645 mila euro). L'idea è di garantire per il futuro la produzione di carni di alta qualità ottimizzando la produzione anche riducendo gli effetti del riscaldamento globale sulla salute degli animali.

 

Vittima e responsabile. Secondo la FAO, il consumo globale di carne è destinato a raddoppiare entro il 2050, anche per effetto della crescita della domanda nei Paesi emergenti, benché si sappia che l'allevamento degli animali è responsabile di circa il 20% delle emissioni di gas serra (principalmente metano).

Copiare dai migliori. Il piano degli scienziati americani è partire dallo studio della razza Brangus, un bovino già particolarmente resistente alle alte temperature, per capire come faccia a regolare la propria temperatura corporea anche nel caldo torrido e in condizioni di elevata umidità. Con una tecnica di editing genetico come la CRISPR si potrebbe poi studiare il modo di conferire questa abilità anche ad altre razze bovine.

 

«Lo stress climatico è uno dei principali fattori che limitano la produzione, perché influisce pesantemente sulla salute del bestiame nelle regioni tropicali e subtropicali. E il suo peso è destinato ad aumentare drammaticamente, a causa dei cambiamenti climatici», commenta Rachel Mateescu, a capo dello studio.

 

Combattere i cambiamenti climatici parrebbe più sensato che non ideare animali che ne sopportino le conseguenze, ma se non riuscissimo nel primo intento è bello sapere di avere un "piano B".

 

06 Luglio 2017 | Elisabetta Intini