Le emissioni globali di CO2 di nuovo in crescita

Dopo tre anni di stallo, tornano a salire i livelli di anidride carbonica legati alle attività umane: con questi dati è sempre più distante l'obiettivo di restare sotto i + 2°C dall'era pre-industriale.

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Una miniera di carbone.|Shutterstock

Entro la fine del 2017, ci si attende che le emissioni globali di anidride carbonica risultino in aumento del 2% rispetto allo scorso anno, con un margine di incertezza compreso tra lo 0,8 e il 3%. La cattiva notizia arriva dal rapporto 2017 compilato dal Global Carbon Project, un'iniziativa che coinvolge 76 scienziati di 57 diverse istituzioni in tutto il mondo.

 

Soprattutto, i dati giungono come una tegola dopo tre anni di sostanziale stallo (2014-2016) nella crescita di anidride carbonica, che avevano fatto sperare nel possibile raggiungimento di un picco di emissioni.

 

L'aria di Nuova Delhi (come quella di tante altre metropoli) è diventata irrespirabile: una boccata equivale a 45 sigarette fumate. | Adnan Abidi/Reuters

Quanto inquiniamo. Le emissioni globali di CO2 derivanti dall'uso di combustibili fossili e dal loro impiego nelle attività industriali raggiungeranno i 37 miliardi di tonnellate nel 2017.

 

Se si aggiunge l'anidride carbonica derivante dalla combustione di porzioni di foresta pluviale per far posto, per esempio, alle coltivazioni di palme da olio, la CO2 emessa arriverà a 41 gigatonnellate entro fine anno.

 

La ricerca pubblicata sulle riviste Nature Climate Change, Earth System Science Data Discussions e Environmental Research Letters, arriva nella settimana della Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite (COP23), in programma a Bonn, in Germania.

 

la strada sbagliata. Per Corinne Le Quéré, climatologa dell'Università dell'East Anglia (Inghilterra) che ha guidato lo studio, il dato è «molto preoccupante», e con queste emissioni, «la finestra di tempo per provare a tenere il riscaldamento globale sotto i + 2°C dall'era pre-industriale si sta esaurendo, per non parlare dei +1,5 °C» (auspicati dalla COP21). Potremmo insomma esserci avviati sulla strada dei  +3°C, con conseguenze potenzialmente catastrofiche: gli eventi climatici estremi degli ultimi mesi ce ne hanno dato un assaggio.

 

La deforestazione per far posto alle coltivazioni intensive contribuisce al bilancio delle emissioni di CO2. 5 domande sull'olio di palma | Shutterstock

Crescita infausta. La principale causa dell'aumento di emissioni di CO2 globale è da ricercare nell'aumento di quelle della Cina, con una crescita prevista del 3,5% nel 2017 dopo due anni di declino. Il Paese asiatico è responsabile, da solo, del 28% delle emissioni globali. L'uso di carbone, ancora il principale combustibile in Cina, potrebbe essere cresciuto quest'anno del 3%, per lo sviluppo industriale e la diminuzione di fonti idroelettriche dovuto alla minore disponibilità di acqua piovana.

 

Le emissioni di CO2 degli USA sono in calo dello 0,4%, quelle dell'Europa dello 0,2% (in entrambi i casi un declino inferiore rispetto alla decade passata).

 

E in futuro? Diversi fattori - primo tra tutti una lenta crescita economica globale - fanno pensare che assisteremo a un aumento di emissioni di CO2 anche nel 2018. Difficilmente però, ritorneremo alla crescita del 3% all'anno registrata negli anni 2000: anche per effetto degli accordi di Parigi, questo aumento dovrebbe raggiungere un plateau o continuare a crescere molto lentamente, nelle peggiori delle ipotesi.

 

Può andare anche peggio... Il lavoro non ha preso in considerazione altri gas serra, come il metano. Se si contassero anche quelli, le emissioni dannose in atmosfera sarebbero superiori ai 50 miliardi di tonnellate all'anno: è così dal 2011.

 

13 Novembre 2017 | Elisabetta Intini