L'Artico che cambia: tre anni di riscaldamento globale

In viaggio per 36 mesi, a caccia di testimonianze di cambiamenti climatici: il progetto del fotografo Kerry Koepping è una dichiarazione d'amore per i ghiacci artici.

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I dati sui cambiamenti climatici fanno impressione già così, nudi e crudi. Ma toccare con mano gli effetti del riscaldamento globale è un'altra cosa, e il fotografo ambientale Kerry Koepping ha deciso di sfruttare il suo obiettivo per documentare l'impatto del global warming sui paesaggi artici nel tempo che passa. È nato così The Artic Arts, un progetto fotografico che immortala i drammatici cambiamenti dei paesaggi polari nell'arco di 36 mesi, ma anche la loro commovente bellezza: i loro colori e gli elementi primordiali che li compongono.

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Per tre anni, Koepping ha percorso i paesaggi più freddi e remoti del mondo intorno al Polo Nord, alla ricerca di segnali concreti del clima che cambia. Ha effettuato 15 viaggi tra Alaska, Canada, Groenlandia, Islanda, Norvegia e Isole Svalbard, fotografando iceberg e grotte di ghiaccio, l'acqua e una tundra sempre più verde, pochi insediamenti umani ed esempi di fauna.

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«L'estensione dei ghiacci artici a febbraio ha raggiunto una media di 14,41 milioni di km quadrati, la terza più bassa in quel mese da quando esistono le misurazioni satellitari» scrive il fotografo. La media per il periodo compreso tra 1981 e 2010 è di 15,35 milioni di km quadrati.

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Lo scioglimento di un iceberg in Groenlandia. Da un ghiacciaio dell'isola si è staccato, di recente, un iceberg da record che si muove molto velocemente.

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Con la fusione dei ghiacci marini, la tundra in prossimità dell'acqua diviene più verde: il suolo si scalda più facilmente e la vegetazione si espande. Un fenomeno preoccupante per il declino dell'habitat di molte specie che nei ghiacci artici hanno il loro terreno di caccia. La foto virale dell'orso denutrito e la sua vera storia

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Anche se di indubbio valore scientifico, The Artic Arts resta un progetto fotografico, in cui inquadratura e ricerca di contrasti cromatici rimangono obiettivi primari e ricercati con cura.

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Il progetto vuole catturare il cambiamento "cinetico" (come l'artista lo definisce) di questo habitat che è visibile, purtroppo, solo agli occhi di pochi, e portare i suoi caleidoscopici cambiamenti, stagionali e climatici, davanti agli occhi di tutti.

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Tra i soggetti preferiti del fotografo ci sono queste grandi distese di "dune" e corrugamenti del terreno dovuti allo scioglimento del permafrost e al successivo congelamento del suolo: questa continua alternanza dà origine ad andamenti sinuosi del terreno, collinette che sono poi ricoperte dalla vegetazione. Queste conformazioni geologiche sono caratteristiche delle colline di Denali, Alaska.

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Una serie di stratificazioni che indicano il tempo che passa, intraviste su un iceberg.
Hai mai visto la parte sommersa di un iceberg? La foto

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All'interno della grotta di Vatnajokull, nel 2014, dopo essersi addentrato per 100 m in profondità.
Altre foto di questa spettacolare cattedrale di ghiaccio: guarda

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Le aree più instabili di queste pareti ghiacciate si allagano in poche ore, quando la temperatura sale sopra allo zero. In quei momenti divengono pericolanti e rischiano il collasso.

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Fessure nei ghiacci, formate da rivoli di acqua provocati dalla fusione.

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Nessun elemento è escluso dalle foto: si va dalle sfumature fredde e celesti di iceberg e ponti di ghiaccio...

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Al rosso fuoco della lava del vulcano islandese di Holuhraun, che Koepping è riuscito a fotografare da un elicottero, per documentare il continuo contrasto tra elementi naturali. 10 cose che forse non sai sull'Islanda

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Le condizioni preoccupanti in cui versa il ghiaccio marino non lo rendono meno suggestivo, quando tramonta il Sole.

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L'acqua a specchio in paesaggi silenziosi e solitari. Ogni viaggio del fotografo alle alte latitudini è durato circa un mese.

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Testimonianze di climi sempre meno rigidi, ed estati sempre più lunghe.

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Una capanna Inuit. Il progetto vuole esplorare sia aree abitate dall'uomo (compatibilmente con le rigide e inospitali condizioni climatiche), sia zone così remote da aver ricevuto pochissime visite umane.

Una capanna Inuit. Il progetto vuole esplorare sia aree abitate dall'uomo (compatibilmente con le rigide e inospitali condizioni climatiche), sia zone così remote da aver ricevuto pochissime visite umane.