Ecologia

La famosa invasione del pittosforo in Giamaica

Una specie australiana sta velocemente conquistando terreno in un parco nazionale dei Caraibi: un esempio di invasione biologica da studiare con attenzione.

L’isola di Giamaica, come molte altre nei Caraibi, è una vera fucina di biodiversità, con il 41% di specie endemiche di piante e moltissime altre di insetti e uccelli. Purtroppo l’impatto delle attività umane anche nelle zone protette si sta facendo sentire: un articolo sulla rivista Biological Conservation (qui l’articolo originale, in inglese) ha seguito la sorte di una pianta invasiva all’interno di una parco nazionale in Giamaica.

La pianta, il Pittosporum undulatum, originaria dell’Australia orientale, è stata introdotta alla fine del diciannovesimo secolo in un giardino botanico nei pressi del Parco nazionale delle Blue and John Crow Mountains. Da allora ha iniziato una veloce (per i tempi biologici) conquista del territorio. Il pittosforo, parente della specie che è usata anche in Italia per costruire siepi e bordure sulle coste, può crescere fino a 14 metri di altezza.

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Rane di cioccolato... Le nuove specie scoperte in Suriname. © Stuart V. Nielsen

Conquista vegetale. Lo studio, effettuato da botanici di varie nazioni, ha chiarito che la rapida espansione del pittosforo è stata aiutata da alcuni fattori importanti. Per esempio il fatto che i semi sono mangiati dagli uccelli locali, che quindi li spargono velocemente sul territorio. Oppure che la specie tollera le zone in ombra, come sono quelle della foresta tropicale montana, tipica del parco nazionale.

Ma soprattutto l’invasore ha avuto una grossa mano dall’uragano Gilbert, che ha colpito la zona nel 1988, disturbando quindi l’ecosistema e aprendo la strada alla specie invasiva. Il risultato è stata una diminuzione di alcuni aspetti della biodiversità del parco nazionale.

Un problema globale. La storia del pittosforo in Giamaica è esemplificativa di quanto sta accadendo un po’ in tutto il mondo con animali e vegetali non nativi. Introdotti in nuovi ambienti, possono approfittare di alcune condizioni particolari, come la mancanza di predatori per gli animali o il terreno adatto per le piante, e aumentare in fretta il territorio da loro occupato, combattendo le specie originarie e quindi abbassando alcuni aspetti della biodiversità.

Grazie a queste dinamiche le specie invasive hanno causato danni in tutto il mondo per miliardi di dollari.

5 gennaio 2018 Marco Ferrari
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