Ecologia

La biodiversità in Europa, tra specie aliene e invasive

Sempre nuove specie aliene invadono tutti i continenti, con conseguenze ancora in gran parte ignote: un progetto europeo vuole affrontare le sfide associate alle invasioni biologiche, anche facendo chiarezza sulla distinzione tra "specie aliena" e "specie aliena invasiva".

La conferma arriva dalla Spagna: il calabrone bicolore (Vespa bicolor), un imenottero asiatico dalla colorazione particolarmente brillante, si riproduce in Spagna, nella provincia di Malaga, e potrebbe aver stabilito così una testa di ponte in Europa. La specie, originaria del sud-est asiatico, è stata importata accidentalmente in Europa col commercio di legname o di altri materiali.

È solo l’ultima di una lunga serie di animali e piante che arrivano sul nostro continente, accidentalmente o meno, e riescono a sopravvivere, e a volte hanno un impatto importante sugli ecosistemi naturali locali.

Da lontano. Il fenomeno della diffusione di specie non autoctone in vari continenti è noto da decenni, e ha spinto la comunità degli ecologi e dei biologi a studiare a fondo cosa avviene, a livello teorico e pratico, quando una specie si affaccia a un nuovo ambiente, lontano dal suo originario. Le analisi sono molte e complesse, e arrivano anche a considerazioni quasi filosofiche su quale specie possa essere considerata “aliena”, “invasiva”, “introdotta” e via dicendo. In generale, si può dire che animali e piante arrivate con l’aiuto dell’uomo in luoghi molto lontani dalla loro area di distribuzione originaria dovrebbero essere considerati “alieni”.

Da innocue a dannose. Non sempre, anzi, raramente una specie che si affaccia in un ambiente nuovo si trasforma da aliena a invasiva, e procura danni e conseguenze negative agli ecosistemi. Non considerando le specie allevate e coltivate, che rappresentano la stragrande maggioranza di quelle introdotte, alcune si estinguono senza lasciare traccia, altre stabiliscono una piccola popolazione senza incrementare il loro areale o impattare sugli ambienti, altre ancora (in seguito a circostanze fortunate, per loro) riescono a invadere nuovi ecosistemi e stabilire consistenti popolazioni.

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Myocastor coypus: la nutria (o castorino) è un mammifero roditore originario del Sud America. È tra le 100 specie invasive più dannose al mondo. © WikiMedia

Due esempi: il fagiano, importato da qualche millennio per ragioni venatorie, non ha sconvolto le campagne o i boschi che abita. Al contrario, lo storno, introdotto negli Stati Uniti nel 1800 come parte di uno scellerato piano per far vivere negli Stati Uniti tutti gli uccelli menzionati nelle opere di Shakespeare (!), compete con specie autoctone e distrugge le coltivazioni.

Specie decisamente invasive sono invece ratti e topi quando sono liberati sulle isole, o l’ailanto (una pianta cinese), che colonizza rapidamente aree anche molto ampie e soffoca i competitori. Sono specie come queste che recano danni per milioni di euro ai Paesi in cui si trovano.

Progetto europeo. Per contrastare le specie invasive, nell’ambito dei progetti Interreg (Progetti interregionali cooperativi dell’Unione Europea) è stato avviato il progetto Invalis. Si parte dal dato di fatto, illustrato in un articolo su Journal of applied ecology, che sono circa 1.300 le specie esotiche invasive presenti in Europa che causano danni significativi alla biodiversità europea.

Lo scopo di Invalis è “migliorare le politiche per proteggere la biodiversità dalle specie aliene”. Ha coinvolto fin dall'inizio (giugno 2018) 7 partner in 7 nazioni dell’Unione europea (in Italia è la Fondazione Lombardia per l'ambiente), soprattutto per diffondere la conoscenza del problema, migliorare le politiche per la prevenzione, l'individuazione precoce e il controllo delle specie aliene invasive. Per ora sono stati organizzati alcuni meeting (il prossimo si terrà a Milano il 16 maggio) per i responsabili e le parti interessate al progetto, per discutere di controllo, mitigazione e studio delle specie invasive.

19 aprile 2019 Marco Ferrari
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