Mostri permanenti: 10 tra i luoghi più contaminati d'Italia

Da Marghera alle ecomafie, dall'amianto al traffico di rifiuti pericolosi: "giro d'Italia" in dieci tappe tra i danni ereditati dagli anni d'oro dello sviluppo economico e della grande industria....

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Mostri permanenti

Dopo i luoghi più inquinati del pianeta [vedi il dossier pubblicato nell'ottobre 2008] è il turno dell'Italia contaminata: ecco i mostri permanenti del Bel Paese, frutto della superficialità, della corruzione, dell'indifferenza per le vite degli altri e per la terra in cui viviamo. La contaminazione di aria, acqua e suolo prodotta dalla grande industria chimica e petrolchimica (ma non solo) ha compromesso l'ambiente - forse per sempre, visti i tempi e i risultati delle bonifiche, e per un'estensione che va ben oltre il territorio dove ci sono (o c'erano) le industrie stesse, come vedrete nella "tappa" dedicata a Mantova, per esempio. La contaminazione ha gravemente compromesso la salute di lavoratori e popolazioni, come vedrete di pagina in pagina, e ha avvelenato il nostro cibo come conseguenza del traffico illecito di rifiuti pericolosi e lo spargimento in aria di veleni come la diossina - per risparmiare sui costi di smaltimento o di trattamento, e guadagnare... di più.

CERCASI TESTIMONI! Alla fine di ogni pagina trovate il riquadro degli "approfondimenti" con i link per scaricare in formato pdf, direttamente dal sito di Focus.it, la maggior parte dei documenti citati nel dossier: con un paio di eccezioni, sono tutti in italiano e provenienti da fonti ufficiali, come l'Istituto superiore di sanità, il Ministero dell'Ambiente e altre istituzioni. Nello stesso riquadro trovate anche link esterni ad articoli online (Corriere.it, Panorama.it eccetera), a blog, a letture interessanti, a siti di associazioni che hanno contribuito a darci informazioni... Ci scusiamo se abbiamo dimenticato qualcuno: scriveteci e rimedieremo. E scrivete anche per mandarci fotografie dei luoghi citati o per segnalarci luoghi e situazioni di cui non abbiamo parlato: l'indirizzo è info@focus.it.

Dalla fine dell'Ottocento, quando si insediarono le prime fabbriche del polo petrolchimico, fino ai giorni nostri, milioni di tonnellate di rifiuti tossici sono stati rovesciati nella Laguna di Venezia e nell'Adriatico. L'elenco dei veleni riscontrati nei terreni e fondali della Laguna è lunghissimo: si va dalle diossine ai PCB, dal CVM - il cloruro di vinile monomero, usato nella produzione di plastiche - all'arsenico, dai metalli pesanti ai fosfogessi radioattivi e decine di altre sostanze tossiche e cancerogene. Clicca sulle parole sottolineate se vuoi sapere subito che cosa sono tutte queste belle sostanze.

Canali di Porto Marghera

CERCASI TESTIMONI!

Guarda la mappa [link] con i luoghi di cui parliamo in questo dossier: hai fotografie da pubblicare sulla mappa (o sul sito di Focus.it), testimonianze, interviste, commenti, aggiornamenti? Di questi o di altri mostri permanenti d'Italia? Scrivi a info@focus.it.

MAMMA! Si dice che Porto Marghera sia "la madre di tutte le contaminazioni" italiane. Perché la portata e le conseguenze del disastro ambientale sono ancora tutte da spiegare. Perché quel sistema ha tracciato la via e "insegnato" il disprezzo per l'ambiente e per la vita delle persone che vivono, abitano, lavorano attorno alle industrie della grande chimica italiana. «La verità sulle morti e l'avvelenamento dell'ambiente causati dalle nostre industrie sono emerse anche grazie a Gabriele Bortolozzo, un ex operaio del petrolchimico che dedicò anni a raccogliere dati sulle morti per tumore fra i suoi colleghi», afferma Franco Rigosi, dell'Associazione Amici di Gabriele Bortolozzo [link al sito]. «Grazie alle sue indagini partì l'inchiesta del p.m. Felice Casson che nel 2004 portò alla condanna definitiva in cassazione per omicidio colposo 5 ex dirigenti Montedison per la morte per tumore al fegato di un lavoratore rimasto esposto al CVM». Un operaio... Le persone decedute per tumori imputabili al CVM sono almeno 157, secondo gli studi dell'Associazione: per la maggior parte di quei casi, però, è stato impossibile risalire a eventi certi, mentre alcune "responsabilità minori" sono andate in prescrizione.

MARGHERA COME BHOPAL? Gabriele Bortolozzo non vide mai i risultati del suo impegno (morì in un incidente stradale nel 1995), ma l'associazione, insieme a Medicina Democratica [link] e ad altri movimenti ambientalisti, ha poi dato vita all'Assemblea Permanente contro il Rischio Chimico [link]. «Nel novembre 2002 scoppiò un grave incendio all'impianto per la lavorazione del toluene di-isocianato (TDI), una sostanza molto tossica usata per la produzione di plastiche simile all'isocianato di metile (MIC) responsabile della tragedia di Bhopal», racconta Antony Candiello, dell'Assemblea Permanente. «Se l'incendio avesse raggiunto il deposito di fosgene, un gas mortale usato nel processo di lavorazione, sarebbe stata una catastrofe. La paura per la tragedia sfiorata ci spinse a fondare l'Assemblea Permanente e da allora ogni mercoledì ci riuniamo nel Municipio per fare il punto della situazione su inquinamento e incidenti industriali.»

A CHE PUNTO SIAMO? Molte le iniziative promosse dall'Assemblea: una delle più importanti è stato il referendum consultivo per la chiusura del ciclo del cloro, promosso nel 2006 e conclusosi con una schiacciante vittoria dei sì. Marghera è stata inserita nella lista dei siti di interesse nazionale (SIN) nel 1998: nel 2007 l'area risultava bonificata al 6% (le aree blu e azzurre nella foto). Dai documenti che potete scaricare in formato pdf dal nostro sito abbiamo estratto l'elenco dei siti contaminati inseriti negli annuari Apat/Ispra dei dati ambientali degli anni 2005-2006, 2007 e 2008 e un documento di riepilogo del 2008 sullo stato delle bonifiche sull'intero territorio nazionale: per questi documenti vedi "Dati ambientali", negli Approfondimenti (più sotto). Altre informazioni le trovate nel sito dell'Ispra, in particolare nell'area "Servizi per l'Ambiente - Banca dati indicatori ambientali".

APPROFONDIMENTI

# DATI AMBIENTALI: indice dei link e dei documenti pdf (annuari e schede di fonte Apat/Ispra e Ministero dell'ambiente) che potete scaricare da Focus.it.
# Le lacrime amare di Porto Marghera (video, 2007), scritto e diretto da Giambattista Assanti, montaggio di Sabino Spina.
# Altri documenti sulla contaminazione e sullo stato di avanzamento dei lavori di bonifica dell'area di Porto Marghera sono disponibili sui siti dell'ARPA del Veneto, del Comune di Venezia e della Regione Veneto.
# La fabbrica dei veleni: storie e segreti di Porto Marghera, Felice Casson, Sperling & Kupfer 2007, 16 euro [link].
# Petrolkiller, Gianfranco Bettin e Maurizio Dianese, Giangiacomo Feltrinelli 2002, 7,50 euro [link].
# Porto Marghera: inganno letale, documentario di Paolo Bonaldi [link].
# Bhopal, spettacolo teatrale di e con Marco Paolini [link].

Il polo petrolchimico di Gela nasce ad opera dell'Eni alla fine degli anni Cinquanta per sfruttare i giacimenti petroliferi scoperti nel 1956. Attorno all'area industriale la città crebbe disordinatamente, senza piano regolatore, e per il controllo degli appalti negli anni '80 scoppiò una sanguinosa guerra di mafia tra Stidda (la criminalità organizzata locale) e Cosa Nostra. Nel frattempo, però, si era capito che il greggio di Gela era troppo denso e troppo in profondità per essere sfruttato in modo vantaggioso... Ciò che rimane oggi sul territorio è la contaminazione da idrocarburi e metalli pesanti di suolo, fondali marini e falde, e la cronica penuria d'acqua per le inefficienze del dissalatore gestito anch'esso dal petrolchimico.

Italia contaminata: Gela

FRUTTI SICILIANI Dal 1990, anno in cui l'area di Gela viene inserita nella lista delle Aree ad Elevato Rischio Ambientale (quella che poi sarebbe diventata la SIN, ossia la lista dei siti di interesse nazionale), sono stati condotti studi sulla contaminazione e sull'aumento di tumori e malformazioni neonatali. Ma è solo del maggio 2008 la notizia che l'Organizzazione Mondiale della Sanità e il CNR, finanziati dalla Regione Sicilia, stanno finalmente iniziando uno studio sistematico sulla correlazione fra i due fenomeni: in allegato vi proponiamo tre interessanti articoli che il Corriere di Gela Online [link al sito] ha dedicato al progetto Sebiomag (questo il nome dell'indagine epidemiologica) a maggio, luglio e ottobre 2008 [vedi a fondo pagina gli Approfondimenti]. Nel frattempo ancora oggi si discute sugli interventi da attuare a livello ambientale: «Per Gela io propongo la definizione di Area a Riconversione Produttiva e Ambientale, che va oltre quella di sito contaminato», spiega il sindaco, Rosario Crocetta. «Per salvaguardare l'ambiente senza bloccare l'attività industriale abbiamo tre progetti: gassificare il pet-coke [che cos'è il pet-coke?], in quanto allo stato gassoso è meno inquinante, il riutilizzo a fini agricoli e civili delle acque del lago del Biviere, ora utilizzate dal petrolchimico, e l'installazione di pannelli fotovoltaici sulle serre del distretto ortofrutticolo, che si estende proprio accanto al petrolchimico [guarda sulla mappa dove sono le serre]

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A TUO RISCHIO E PERICOLO A Gela il confronto sulle questioni ambientali è estremamente teso: «Ciò che l'ufficio del sindaco dovrebbe fare è costituirsi parte civile nei processi per l'inquinamento del petrolchimico, cosa che nessuno ha mai fatto», afferma Saverio Di Blasi, fondatore dell'associazione Aria Nuova [link]. «Dal 1996 abbiamo condotto diversi studi sulla contaminazione della nostra terra. L'ultimo è sui danni alle colture per la ricaduta di metalli pesanti, da cui è nato un processo ora in corso», racconta Di Blasi. «Moltissimi i casi di inquinamento da noi denunciati: il gasolio nelle falde per le perdite dai serbatoi, i trialometani [che cosa sono i trialometani?] e i batteri nell'acqua cosiddetta potabile fornita dal dissalatore e la discarica di 50 milioni di metri cubi di fosfogessi radioattivi [che cosa sono i fosfogessi radioattivi?], per vent'anni riversati in mare.» Ma non è facile essere ambientalisti in una terra di mafia: «Per la mia attività ho ricevuto molte intimidazioni: tre volte mi hanno incendiato la macchina e una volta anche il portone di casa», è lo sfogo di Di Blasi.

A CHE PUNTO SIAMO? Gela è inclusa nell'elenco dei siti contaminati di interesse nazionale dal 1998 [vedi "Dati ambientali", negli Approfondimenti]. Nell'Annuario Ispra 2007 risultava approvato il progetto preliminare di bonifica per il 47% di terreni e fondali e quello definitivo per il 100% della falda, ma... Ciò che è stato realizzato fin'ora sono i doppi fondi ai serbatoi per gli idrocarburi e le barriere per evitare che le sostanze tossiche nei terreni sotto l'area industriale continuino a disperdersi nelle acque del mare e di falda. Infine, per ridurre le emissioni di ossidi di azoto in atmosfera è stato installato un sistema SNOx, il secondo realizzato al mondo dopo quello entrato in esercizio nel 1991 in Danimarca. Il processo SNOx, sviluppato dalla società danese Haldor Topsoe in collaborazione con Snam Progetti, è ritenuto idoneo alla rimozione degli ossidi di azoto (NOx) e degli ossidi di zolfo (SOx) dai fumi. Sull'efficacia del sistema, tuttavia, Aria Nuova si dichiara poco convinta.

APPROFONDIMENTI

# DATI AMBIENTALI: indice dei link e dei documenti pdf (annuari e schede di fonte Apat/Ispra e Ministero dell'ambiente) che potete scaricare da Focus.it.
# Corriere di Gela, progetto Sebiomag: maggio 2008, luglio 2008, ottobre 2008.
# Un articolo pubblicato nel dicembre 2008 sul sito Gela nel Mondo, nel quale l'associazione Aria Nuova contesta - tra l'altro - l'efficacia del depuratore di fumi SNOx e le informazioni fornite dall'Eni. Ecco i due documenti:
.: A Gela: "Aria Nuova" e aria vecchia [link].
.: La Raffineria di Gela [download pdf].
# Quattro videoclip online su Youtube ripropongono la trasmissione che W l'Italia in diretta (Riccardo Iacona, RaiTre, 2008) ha dedicato a Gela: parte 1, parte 2, parte 3, parte 4.
# Intervista a un ex-operaio del petrolchimico a Gela, videoclip online su Youtube (ripreso da RaiUno, UnoMattina).

Fino al secondo dopoguerra Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa, sulla costa orientale della Sicilia, era un piccolo paese di pescatori. All'inizio degli Anni Cinquanta si decise di costruire le prime raffinerie e in una decina di anni l'area divenne uno dei poli petroliferi, petrolchimici e chimici più importati d'Italia, espandendosi anche ai comuni di Augusta, Melilli, Siracusa, Floridia e Solarino. Per farvi posto si spostarono intere comunità e si distrusse il litorale, diventato oggi una distesa di serbatoi e fabbriche chimiche. I sistemi di trattamento dei rifiuti restarono per decenni inadeguati, se non inesistenti, provocando una gravissima contaminazione di terreni e fondali marini, resa evidente dalle frequenti morie di pesci. Gli Anni '90 portarono un nuovo incubo: l'aumento di tumori e di nascite di bambini malformati. Raffinerie e stabilimenti chimici sono in attività ancora oggi; nonostante i molti incidenti che continuano a verificarsi negli impianti più obsoleti l'ultimo progetto è di costruire nell'area anche un rigassificatore [che cos'è un rigassificatore?], al quale però la popolazione si è opposta con un referendum. Il progetto è stato riproposto a Melilli, pochi chilometri più a sud, e anche lì è stato sottoposto a referendum, il cui esito però è contestato e proprio in questi giorni (entro fine maggio 2009) sottoposto a verifica [vedi i dettagli sulla nostra scheda].

Italia contaminata: Marina di Melilli

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IMMONDA DISCARICA DI CADAVERI INDUSTRIALI (*) Nel 2003 vengono arrestati 18 tra dirigenti e funzionari dell'Enichem e della Provincia con l'accusa di "associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti" [leggi l'articolo del Corriere.it]. Detto in breve, questi personaggi autorizzavano o tacevano sullo scarico in mare di mercurio [a che cosa serve il mercurio?] attraverso comuni pozzetti per l'acqua piovana, contaminando suolo, acque di falda e fondali marini, che ora attendono bonifiche complesse e costose. Intanto le attività industriali proseguono: «La nostra gente è in pericolo: da mezzo secolo dobbiamo fare i conti con il quotidiano avvelenamento dell'aria, la paura di esplosioni e incendi, gli sfiaccolamenti [che cosa sono gli sfiaccolamenti?] e con il dramma dell'acqua contaminata dal benzene. Mentre politici e autorità locali sono spesso corrotti e al servizio delle industrie inquinanti», accusa Salvo Maccarrone, fondatore di un blog su Priolo [link al sito] che negli anni è diventato un riferimento per quanto succede al petrolchimico. Una sezione del sito è dedicata alla lotta dei comitati popolari di Priolo e Melilli contro la costruzione del rigassificatore, al cui progetto si oppone anche Legambiente Sicilia [link].

A CHE PUNTO SIAMO? La proposta di Legambiente e dei comitati popolari è di «convertire gli impianti a una "chimica pulita". Meglio ancora sarebbe specializzarsi in produzioni ad alto contenuto tecnologico, come nell'eolico e nel solare, per esempio, per valorizzare i saperi di lavoratori e tecnici di Priolo. Il petrolio, invece, dovrebbe tornare a essere considerato "oro nero", da utilizzare per produrre beni veramente utili e non per comuni oggetti di consumo. Solo così si promuove veramente questa realtà industriale e la chimica italiana in generale». Priolo è inserita nell'elenco dei siti contaminati di interesse nazionale nel 1998 e già dal 1990 era tra le Aree a Elevato Rischio di Crisi Ambientale [vedi]. Nel 2006 l'Eni ha riconosciuto un indennizzo di 11 milioni di euro complessivi alle 101 famiglie dei bambini nati malformati nel periodo dal 1991 al 2003, prima ancora che queste si costituissero parte civile in un procedimento contro l'azienda e pur contestando la relazione di causalità tra le attività del petrolchimico e le malformazioni, forte anche dei tempi biblici necessari a cercare e dimostrare tali relazioni. «Per quanto riguarda le bonifiche, però, è ancora tutto fermo», riassume Parisi: «a tutt'oggi risultano realizzati solo interventi di messa in sicurezza, e cioè semplici barriere che dovrebbero arginare un'ulteriore contaminazione delle acque sotterranee e di superficie.»

APPROFONDIMENTI

# DATI AMBIENTALI: indice dei link e dei documenti pdf (annuari e schede di fonte Apat/Ispra e Ministero dell'ambiente) che potete scaricare da Focus.it.
# Immonda discarica di cadaveri industriali è una citazione da Il rigassificatore a Porto Empedocle e l'ipocrisia finto-ecologista, di Gian Antonio Stella, pubblicato su Corriere.it il 14 febbraio 2009 [leggi l'articolo su Corriere.it]. L'articolo ha suscitato forti reazioni negative tra ambientalisti e non solo: tra le tante pagine di risposta online ne abbiamo scelta una particolarmente polemica (ci è sembrato un giusto bilanciamento), pubblicata da Gian Joseph Morici nel sito La Valle dei Templi [link all'articolo]. Nella sua risposta Morici fa riferimento a uno studio americano sui rigassificatori che si può scaricare dalla sua pagina: quella versione del documento, però, non è completa e contiene delle note di cui non abbiamo verificato la fonte, perciò abbiamo recuperato la versione originale in formato pdf [scarica il documento originale Liquefied natural gas in California: history, risks and siting].
# Il nome di Marina, di Roselina Salemi, Rizzoli 2005, 15 euro.
Marina... Nome di donna e di un paesino siracusano, Marina di Melilli. È la storia di un tradimento perpetrato nei confronti di un territorio incontaminato prima e deturpato poi, dopo l'avvento della grande industria degli anni '70 e della corruzione e del malcostume che ha alimentato. Il narratore è Salvatore Currenti, il quale, assassinato e chiuso nel bagagliaio di un'automobile, ripercorre la sua vita... (Tratto dalla scheda online sul sito della Libreria Prampolini, link al sito.)

Taranto è un importante porto e arsenale militare fin dall'unità d'Italia. Negli anni Sessanta del Novecento fu costruito anche un gigantesco polo siderurgico, una raffineria e vari cementifici. La città divenne così un polo industriale e navale strategico per l'economia italiana, uno dei più imponenti d'Europa. Seppur ridimensionata da molte ristrutturazioni, l'attività industriale continua anche oggi a pieno ritmo: la principale azienda siderurgica è la Ilva (ex Italsider). A causa della cronica inadeguatezza dei controlli ambientali il territorio circostante l'area industriale è pesantemente contaminato, soprattutto da diossina, metalli pesanti, idrocarburi.

Italia contaminata: Taranto

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DIOSSINE, UOMO, TARANTO Dopo decenni di rassegnazione Taranto sta vivendo una stagione di grande mobilitazione contro l'inquinamento. Una delle prime associazioni a muoversi è stata Taranto Viva [link], fondata nel 2003: «Abbiamo cominciato con dibattiti pubblici sulla questione ambientale», spiega Stefano De Pace, il presidente, «fino ad arrivare alla pubblicazione nel febbraio 2008 dello studio Diossine, Uomo, Taranto con i risultati delle analisi commissionate al laboratorio indipendente Inca [link]. Lo studio dimostra che le concentrazioni di diossine e PCB nel sangue di 10 volontari tarantini sono fra le più elevate se paragonate a studi analoghi». Concentrazioni superate in Italia solamente dalle popolazioni di Brescia e Seveso, come risulta da un estratto [vedi pdf] dallo studio A study on PCB, PCDD/PCDF [vedi Approfondimenti]. Dai risultati divulgati è partito un effetto domino che ha coinvolto molte altre associazioni: «Quando abbiamo cominciato ad approfondire la questione siamo rimasti sconvolti», racconta Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink [link]. «Secondo il rapporto 2008 dell'Arpa Puglia, dal solo camino E312 dell'impianto di agglomerazione dell'Ilva sono fuoriusciti fino a 171 grammi di diossina all'anno. Se andiamo a vedere il Registro Europeo delle Emissioni Inquinanti scopriamo che, nel 2004, le emissioni di diossina delle industrie di tutta la Spagna sono state 75,6 grammi, quelle del Regno Unito 68,6 g, quelle della Svezia 20,6 g e quelle dell'Austria 1,5. Una sola linea di produzione italiana in un anno fa più danni di tutte le industrie di questi Paesi! E se moltiplichiamo i 171 grammi annui emessi a Taranto per i 45 anni di attività della Ilva otteniamo 7,7 kg di diossina. Che è quasi tre volte la quantità fuoriuscita a Seveso nel 1976!»

CHE FORMAGGIO! Questi dati hanno spinto Peacelink a fare un passo in più. «Nel febbraio 2008 abbiamo fatto analizzare a nostre spese un campione di formaggio prodotto da un allevatore che pascolava le sue pecore nei prati vicino all'area industriale ed è risultato che conteneva una concentrazione di diossina e PCB tre volte superiore ai limiti di legge», racconta Marescotti. Il risultato di questa iniziativa è stato purtroppo drammatico: nel dicembre 2008 sono state abbattute quasi 1.200 pecore, senza peraltro arrivare al nocciolo del problema perché la diossina rimane nei terreni e continua a contaminare coltivazioni, animali e persone. E potrebbe esserci anche qualcosa di peggio, come se non bastasse l'inquinamento chimico: a gennaio 2009 sono partiti i primi controlli dell'Ispra sulle polveri radioattive emesse dalle acciaierie. Vedremo che cosa salterà fuori.

A CHE PUNTO SIAMO? Parliamo insomma della salute di migliaia di persone, e in particolare di quella dei bambini. Per richiamare l'attenzione sulla gravità del problema nel 2007 il dottor Giuseppe Merico ha fondato l'associazione Bambini contro l'inquinamento [link]: «Alla prima manifestazione che abbiamo organizzato, nel giugno 2007, eravamo in 4.000. Nel marzo 2008, dopo qualche mese di sensibilizzazione nelle scuole, eravamo in 12.000! Un paio di mesi dopo abbiamo raccolto 2.000 tra lettere e disegni dei bambini di Taranto sul tema dell'inquinamento e ne abbiamo fatto un libro, Sognando nuvole bianche, pubblicato con il patrocinio della Regione e distribuito gratuitamente nelle scuole.» Tanta attività da parte delle associazioni non sembra tuttavia avere inciso in modo significativo: l'area industriale di Taranto è inserita tra i siti contaminati di interesse nazionale dal 1998 e nel 2007 risulta bonifica per l'1% appena (Ispra 2007).

APPROFONDIMENTI

# DATI AMBIENTALI: indice dei link e dei documenti pdf (annuari e schede di fonte Apat/Ispra e Ministero dell'ambiente) che potete scaricare da Focus.it.
# Diossine, Uomo, Taranto (pdf): il documento di presentazione dello studio citato nel testo.
# Che cosa sono le diossine?
# Che cosa sono i PCB?
# Come si misura la tossicità di diossine e PCB?
# Registro Europeo delle Emissioni Inquinanti (link).
# Sognando nuvole bianche (pdf): attenzione, il file è piuttosto pesante da scaricare (20 MB), ma ne vale la pena.
# Taranto. Dagli ulivi agli altiforni (link), di Roberto Nistri, Mandese Editore: due volumi con un corredo fotografico straordinario.
# Un nodo d'acciaio (link), a cura di Girolamo Albano, Massimina Gigante, Roberto Petrachi, ExCogita Editore 2006, 12 euro.

Le fabbriche chimiche a Pieve Vergonte, un piccolo paese in Val D'Ossola, furono inaugurate nel 1915 per sintetizzare cloro con cui produrre gas bellici per la Prima guerra mondiale. Dopo il conflitto la produzione venne convertita a sostanze per usi civili, altrettanto pericolose, però: acido solforico, ammoniaca, urea (un fertilizzante) e ancora cloro e suoi derivati, fra i quali anche il DDT (dicloro-difenil-tricloroetano), un potente pesticida messo al bando in occidente negli anni '70 perché cancerogeno e teratogeno [che cosa vuol dire teratogeno?]. A Pieve Vergonte, però, si è prodotto DDT per i Paesi del Terzo Mondo fino al 1996. Quell'anno un laboratorio di Lugano lanciò un allarme: nei pesci del Lago Maggiore avevano riscontrato un'alta concentrazione di DDT e le indagini provarono che la contaminazione arrivava dagli impianti di Pieve Vergonte, portata dal fiume Toce, che dalla Val D'Ossola scende al lago. Il Ministero dell'Ambiente bloccò la produzione, ma i terreni in prossimità delle fabbriche, il letto del Toce e i fondali del Lago Maggiore restano contaminati da DDT e da mercurio [a che cosa serve il mercurio?]. Oggi una parte degli impianti è ancora in funzione, convertita per fortuna a produzioni meno inquinanti.

Italia contaminata: Pieve Vergonte

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L'OMBRA DEL MERCURIO Nel luglio 2008 il Tribunale di Torino ha condannato Syndial, società del gruppo Eni, attuale proprietaria degli impianti ex-Enichem in dismissione, per danni ambientali, infliggendole una maxi-multa di 1,9 miliardi di euro [vedi gli Approfondimenti]. Soldi che dovrebbero essere impiegati per finanziare la bonifica, ma Syndial, che ha ereditato i contenziosi ambientali dell'Enichem, ha presentato a novembre ricorso presso il Consiglio di Stato. Intanto il piccolo Comune di Pieve Vergonte, 2.600 anime, deve gestire come può alcuni aspetti critici della contaminazione causata dal colosso chimico. «La nostra prima richiesta è che il torrente Marmazza venga riportato al suo alveo originario», spiega il sindaco, Maria Grazia Medali, «in modo da evitare almeno i periodici straripamenti in paese delle acque contaminate, che a suo tempo furono deviate dalla Enichem per essere utilizzate nelle lavorazioni.» Un intervento necessario ma assolutamente insufficiente, secondo Amelia Alberti, presidente della locale sezione di Legambiente: «Esortiamo la popolazione a non cedere a compromessi con Syndial per rimandare o ridimensionare i lavori di bonifica, senza i quali non si potrà riportare allo stato naturale il territorio contaminato». Ma c'è di più. Un serio pericolo grava sulla Val D'Ossola e l'intero bacino del Lago Maggiore: «Negli impianti ex-Enichem sono ancora stoccate 70 tonnellate di amalgama di mercurio», denuncia Amelia Alberti. «Il rischio è che un'alluvione più violenta del solito rovesci i serbatoi innescando una valanga di mercurio che da Pieve Vergonte al Lago Maggiore avvelenerebbe ogni forma di vita sul suo percorso. Sarebbe la morte della nostra terra e di uno dei luoghi più belli del mondo.»

A CHE PUNTO SIAMO? Pieve Vergonte è registrato tra i siti contaminati di interesse nazionale dal 1998: nel 2007 risultava bonificato... lo 0% della superficie, e approvato lo studio sulla contaminazione nel 69% dell'area. Negli ultimi anni sono stati realizzati solo interventi di messa in sicurezza d'emergenza che dovrebbero arginare ulteriori dispersioni nelle acque di falda e di superficie del DDT, del mercurio e dell'arsenico, di cui sono pieni i terreni in prossimità degli impianti dismessi.

APPROFONDIMENTI

# DATI AMBIENTALI: indice dei link e dei documenti pdf (annuari e schede di fonte Apat/Ispra e Ministero dell'ambiente) che potete scaricare da Focus.it.
# Maxi-multa per inquinamento a Syndial (link), dal sito del Sole 24Ore.
# Legambiente Verbano (link).
# Comune di Pieve Vergonte (link).

Eternit è il nome commerciale di un materiale brevettato nel 1901: è un fibrocemento, un impasto di cemento e fibra d'amianto, ed è anche il nome dell'industria che lo produceva. Gli stabilimenti Eternit aprirono a Casale Monferrato nel 1907. Si producevano lastre ondulate per i tetti, tubazioni e rivestimenti, tutto in cemento-amianto [a che cosa serve l'amianto?]. Gli operai sbriciolavano e impastavano l'amianto con enormi frantoi, lavorandolo senza alcuna protezione (né consapevolezza dei rischi), immersi in una nube di fibrille. L'impianto di ventilazione espelleva all'esterno l'aria satura di polvere d'amianto e così venne contaminata anche l'intera città. Gli scarti di lavorazione, poi, venivano regalati agli abitanti che, ignari del pericolo, li usarono per consolidare la pavimentazione di marciapiedi e cortili. Nel 1986 la Eternit di Casale dichiara fallimento e chiude le fabbriche, spostando la produzione in altri Paesi (la Slovenia, per esempio) e lasciando il territorio contaminato per chilometri. Grazie a finanziamenti pubblici oggi gli stabilimenti sono stati bonificati ed è in corso lo smaltimento dei manufatti in cemento-amianto disseminati nel territorio. Nel frattempo, però, poiché l'amianto agisce lentamente, i malati e i morti di tumore fra gli ex operai e gli abitanti che lo respirarono continuano ad aumentare.

Italia contaminata: Casale Monferrato

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IL KILLER «Qui a Casale il mesotelioma pleurico [vedi] e l'asbestosi [vedi] sono un flagello», racconta Bruno Pesce, della locale Camera del Lavoro. «Ogni anno abbiamo decine di nuovi casi: è una tragedia condivisa dall'intera popolazione.» Gli abitanti di Casale conducono da decenni una battaglia legale perché siano riconosciute ai dirigenti Eternit le responsabilità della contaminazione. Protagonista centrale delle lotte è proprio la Camera del Lavoro: «Siamo un caso più unico che raro di collaborazione tra sindacati, ambientalisti, lavoratori e abitanti», racconta Pesce. «Nel corso degli anni abbiamo subito alcune "sconfitte", ma abbiamo anche ottenuto grandi vittorie. E la battaglia più importante comincia proprio ora, con il maxi processo che il procuratore di Torino Raffaele Guariniello ha intentato contro la ex dirigenza centrale della Eternit: è il primo per "morti bianche" a essere condotto in Europa contro una multinazionale.» L'accusa per i dirigenti è che abbiano consapevolmente causato la morte di 2.000 persone in Italia, di cui quasi 1.500 solo a Casale, nascondendo alle popolazioni le informazioni scientifiche - di cui erano già in possesso - sulla pericolosità delle lavorazioni. E il peggio, secondo gli epidemiologi, è che il picco di mortalità non è ancora stato raggiunto.

A CHE PUNTO SIAMO? Casale Monferrato è un sito contaminato di interesse nazionale dal 1998. «Fino a oggi è stato demolito e bonificato il nucleo centrale degli stabilimenti Eternit e bonificata una discarica di cemento-amianto abbandonata sulla riva del Po», riassume Ferdinando Albertazzi, direttore dell'Ufficio ambiente del Comune. Il compito più difficile, però, è recuperare e smaltire i manufatti in cemento-amianto disseminati nel territorio: a questo scopo sono stati predisposti un servizio per il ritiro e lo smaltimento dell'amianto e un centro informazioni sulle procedure di bonifica [vedi]. Presto Casale Monferrato sarà il Comune d'Italia più ripulito dall'amianto. In Italia sono molte le associazioni e i comitati che si impegnano per informare sui rischi da esposizione all'amianto e perché sia riconosciuta giustizia alle vittime. A Casale sono attive l'Associazione familiari vittime dell'amianto e l'Associazione italiana esposti amianto.

APPROFONDIMENTI

# DATI AMBIENTALI: indice dei link e dei documenti pdf (annuari e schede di fonte Apat/Ispra e Ministero dell'ambiente) che potete scaricare da Focus.it.
# FAQ (domande e risposte) sul cemento-amianto Eternit (link).
# Lo stato delle bonifiche a Casale Monferrato (pdf), Assoamianto.
# Associazione italiana esposti amianto (link).
# La lana della salamandra, di Giampiero Rossi, Ediesse Edizioni 2009, 8 euro [link]. Nel XIV secolo gli alchimisti ritenevano che la salamandra avesse il potere di resistere al fuoco, proprio come l'amianto...

Il polo petrolchimico di Mantova fu costruito nel 1957 all'uscita del Lago Inferiore, una delle tre enormi anse che forma il fiume Mincio attorno alla città. Oggi si producono soprattutto plastiche e fibre sintetiche e fino al 1991 funzionava anche un impianto cloro-soda a mercurio [vedi]. Le materie prime arrivano su navi fluviali o attraverso lunghe condotte direttamente dal petrolchimico di Marghera. I primi sistemi di trattamento delle acque reflue del cloro-soda furono installati solo negli anni '70, nel frattempo nei terreni, sui fondali del lago e del fiume Mincio e nelle acque di falda si sono accumulati mercurio e idrocarburi.

Italia contaminata: Mantova

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IL CAMPANELLO D'ALLARME? IL CANCRO Fino agli anni '90 le ciminiere del petrolchimico rilasciarono grandi quantità di gas tossici, in particolare dall'inceneritore di rifiuti industriali. Oggi i cicli più inquinanti sono stati chiusi o dotati di speciali sistemi di trattamento dei rifiuti, ma i veleni permangono nel terreno e nella falda. «Con uno studio dell'Osservatorio Epidemiologico della ASL di Mantova abbiamo accertato che per chi è stato residente nel raggio di 2 chilometri dall'inceneritore del petrolchimico tra il 1960 ed il 1990 la probabilità di ammalarsi di sarcoma dei tessuti molli [vedi] è oltre 30 volte più elevata di chi ha abitato nel centro città», afferma il Paolo Ricci, epidemiologo, che ha partecipato alla ricerca. «I sarcomi sono fortemente associati all'inquinamento ambientale», prosegue Ricci, «e per questo sono un campanello d'allarme: quando insorgono bisogna verificare la distribuzione dei tumori nell'insieme della popolazione.» Che nel caso di Mantova equivale a dire che rischia di ammalarsi soprattutto chi ha lavorato al petrolchimico o vissuto nei quartieri attorno alle fabbriche (Frassino e Virgiliana) prima degli anni novanta, quando le emissioni si ridussero.

TERRA BUONA PER COSTRUIRE CASE I veleni scaricati in passato, però, si sono accumulati nel terreno, nei fondali e nella falda, e rischiano di contaminare flora e fauna selvatica, le coltivazioni e quindi gli esseri umani. «Purtroppo le bonifiche sono ancora ferme», afferma Matteo Gaddi, un consigliere comunale che segue la vicenda fin dall'inizio: «Le aziende del petrolchimico riescono a rimandare a data da destinarsi l'esecuzione dei lavori appellandosi a un'infinità di cavilli legali». A tutt'oggi sono stati realizzati pochi interventi di messa in sicurezza d'emergenza «assolutamente insufficienti», spiega Gaddi, «perché non riescono a impedire che gli inquinanti continuino a filtrare all'esterno del sito industriale: è stato provato dagli stessi dati dell'Arpa. Adesso è anche in corso un'indagine della magistratura...» perché sembra che parte dei terreni contaminati prelevati dal petrolchimico durante la costruzione della centrale turbogas siano stati poi riutilizzati illegalmente nel corso di alcuni lavori a Loreo (Rovigo).

A CHE PUNTO SIAMO? L'area chiamata Laghi di Mantova e Polo Chimico è inserita nell'elenco dei siti contaminati di interesse nazionale dal 2002. Nell'annuario Apat 2007 [vedi Approfondimenti: dati ambientali] risulta bonificato lo 0% del territorio e approvato appena il 3% del progetto definitivo di bonifica. «Quando abbiamo fondato il Comitato Difesa Ambiente e Salute», racconta a Focus.it il presidente dell'associazione, Luca Benedini, «ci siamo resi subito conto che la questione della bonifica era una partita che si giocava altrove, nelle Conferenze dei Servizi riunite a Roma dal Ministero dell'Ambiente, e che per noi era praticamente impossibile influire sul processo decisionale. Ci siamo allora concentrati su altri problemi ambientali altrettanto importanti, come le polveri fini emesse da industrie, centrali elettriche e inceneritori di rifiuti speciali.» E a giudicare dai documenti online sul sito dell'associazione non sono "problemi da poco", e neppure limitati alla situazione specifica di Mantova: dal materiale fotografico raccolto dall'associazione abbiamo preso due immagini satellitari dell'Italia (di fonte Nasa) e abbiamo chiesto a Giulio Betti, meteorologo (3BMeteo), di commentarle. In questa pagina potete vedere foto e commenti.

APPROFONDIMENTI

# DATI AMBIENTALI: indice dei link e dei documenti pdf (annuari e schede di fonte Apat/Ispra e Ministero dell'ambiente) che potete scaricare direttamente da Focus.it.
# Sarcomi ed esposizione a sostanze diossino-simili in Mantova (estratto, pdf), Osservatorio Epidemiologico della ASL di Mantova, 2007.
# Che cosa sono le diossine?
# Che cosa sono i PCB?
# Comitato Difesa Ambiente e Salute (link). Materiale fotografico dell'associazione (link).

Le industrie Caffaro di Brescia sono nate nel 1909 per produrre soda caustica e cloro, antiparassitari (fino al 1957 anche il DDT, vedi), e PCB. Fino alla fine degli anni Sessanta le acque reflue sono state scaricate direttamente nelle rogge per l'irrigazione dei campi senza alcun trattamento, e così PCB, diossine e mercurio [vedi] sono stati sparsi nel terreno e sono "passati" a coltivazioni e allevamenti, e quindi alle persone. Da gennaio 2009 Caffaro srl è in liquidazione, mentre Caffaro Chimica srl attende entro maggio la decisione del Tribunale di Udine per la nomina di un commissario straordinario per la gestione della società. La situazione legale si trascina dal settembre 2008, quanto è stato messo sotto sequestro l'impianto cloro-soda di Torviscosa (Udine), ed è doppiamente problematica: sia per i dipendenti - ora in cassa integrazione - sia per l'ambiente, in quanto lascia un grosso punto interrogativo su chi dovrà pagare le operazioni di bonifica. Terreni e rogge sono infatti ancora intrisi di veleni e solo un intervento radicale potrà ripulirli.

Italia contaminata: Brescia

L'OLIMPIADE DEI PEGGIORI Lo scandalo Caffaro esplode nell'estate 2001 con un esposto alla magistratura presentato dai medici del lavoro Celestino Panizza e Paolo Ricci e dallo storico dell'ambiente Marino Ruzzenenti, promotori del comitato Ambiente Brescia. «Grazie al lavoro del comitato le indagini sulla contaminazione non si sono mai fermate», afferma Ruzzenenti, «e la nostra pressione continuerà finché la Caffaro e le istituzioni non realizzeranno le bonifiche e restituiranno ai cittadini di Brescia il loro territorio risanato.» Ambiente Brescia si avvale del supporto di esperti e ricercatori internazionali: «Dagli studi dell'Istituto superiore di sanità e del Comitato scientifico dell'Asl di Brescia, pubblicati sulle riviste scientifiche internazionali Organohalogen Compounds e Chemosphere», spiega Ruzzenenti, «è emerso che gli abitanti della zona contaminata dalla Caffaro presentano fino a 400 picogrammi-teq [che cosa sono i picogrammi? E i teq?] di diossine e di cosiddette DL PCB, ossia PCB "diossina like", per grammo di grasso, quando la media nel resto della città è di circa 50. Valori comunque elevatissimi se si tiene conto che negli Usa di norma oggi si raggiungono al massimo i 2-3 picogrammi-teq». A patto di escludere la poco ridente cittadina di Anniston, in Alabama, che rispetto ai PCB contende a Brescia il primato di territorio più inquinato del mondo. Negli ultimi anni l'università e la Asl di Brescia hanno condotto indagini epidemiologiche sulla popolazione: «Il dato più impressionante riguarda la frequenza dei linfomi non Hodgkin [vedi] fra le donne del quartiere adiacente alla Caffaro: è otto volte il normale, e la differenza è statisticamente significativa. Purtroppo non è stato ancora eseguito uno studio analogo per i tumori del fegato e del polmone, che potrebbe riservare altre sorprese», conclude Ruzzenenti.

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A CHE PUNTO SIAMO? Oggi all'interno dell'area contaminata è in vigore un'ordinanza comunale che vieta l'allevamento di animali e qualsiasi uso dei suoli, che interessa una popolazione di 20.000 persone. Il sito Brescia-Caffaro è inserito tra i siti contaminati di interesse nazionale dal 2002: nel 2007 risulta bonificato per lo 0%, approvato il progetto definitivo di bonifica per l'11% e in corso le indagini preliminari sul 41% dell'area.

APPROFONDIMENTI

# DATI AMBIENTALI: indice dei link e dei documenti pdf (annuari e schede di fonte Apat/Ispra e Ministero dell'ambiente) che potete scaricare direttamente da Focus.it.
# Che cosa sono le diossine?
# Che cosa sono i PCB?
# Un secolo di cloro e... PCB. Storia delle industrie Caffaro di Brescia, di Marino Ruzzenenti, Jaca Book 2001, 22,72 euro [leggi la scheda].
# Asl di Brescia, sito d'interesse nazionale Brescia Caffaro ed altre aree inquinate nel comune di Brescia: risultato delle indagini ambientali e sanitarie [link all'indice delle pubblicazioni].
# Comune di Brescia, inquinamento del terreno [link all'indice delle pubblicazioni].
# Ambiente Brescia: il caso Caffaro (link).
# Blog AltraBrescia: il caso Caffaro (link).
# quiBrescia.it: il caso Caffaro (link).

Il polo chimico Enichem di Mafredonia entrò in funzione nel 1971. Vi si producevano soprattutto fertilizzanti e il caprolattame [che cos'è il caprolattame?] da cui si ricavano fibre sintetiche. I controlli sugli scarichi e sulla sicurezza degli impianti sono stati cronicamente inadeguati e gli incidenti con fughe di sostanze tossiche si susseguirono a cadenza quasi regolare. Il più grave avvenne il 26 settembre 1976, quando un'esplosione all'impianto per la fabbricazione dell'urea (un fertilizzante) provocò la fuoriuscita di una nube di anidride arseniosa (un gas contenente arsenico): nessun decesso diretto, ma le conseguenze si fanno sentire ancora oggi tra gli ex dipendenti e la popolazione del territorio circostante gli impianti. E da quel momento Manfredonia sarà soprannominata la "Seveso del Sud" [che cosa è successo a Seveso?]. Nel 1988 chiuse l'impianto per la produzione di caprolattame, dopo che i sistemi di smaltimento delle scorie furono sequestrati dalla magistratura di Otranto perché sospettati di causare una moria di delfini e tartarughe nel basso Adriatico. Il resto del polo chimico chiuse nel 1994.

Italia contaminata: Manfredonia

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«... IL FATTO NON SUSSISTE!» Le prime indagini indipendenti sulle conseguenze dell'incidente del 1976 furono avviate a fine anni Novanta su iniziativa di un caporeparto della Enichem, Nicola Lovecchio. Nel 1993 a Lovecchio venne diagnosticato un tumore polmonare che il suo oncologo, Maurizio Portaluri, mise in relazione con il lavoro al petrolchimico, e Lovecchio decise di dedicare tutto se stesso alla ricerca della verità. Il tumore lo fermò nel 1997, ma dalle sue denunce partì il processo contro gli ex dirigenti Enichem, accusati della morte di 17 operai. Il 5 ottobre 2007, la sentenza: assolti "perché il fatto non sussiste". I familiari di Lovecchio non si sono però dati per vinti e nel 2008 hanno deciso di ricorrere in appello sostenuti da Medicina Democratica. Purtroppo quello del 1976 non fu l'unico incidente, ma un registro ufficiale e pubblico di questi avvenimenti non esiste. Negli ultimi anni se ne sta occupando un gruppo di cittadini, tra i quali Giulio Di Luzio, autore del libro I fantasmi dell'Enichem: «Abbiamo raccolto la testimonianza di una donna che nell'agosto 1980 mise al mondo un bambino con il fegato praticamente liquefatto», dichiara Di Luzio. «I medici non riuscirono a spiegare il fatto, ma è possibile che la causa possa essere stata l'esposizione a una nube di ammoniaca fuoriuscita dagli impianti in un incidente avvenuto il 3 agosto 1980, mentre la donna era negli ultimi giorni di gravidanza».

A CHE PUNTO SIAMO? La primissima mobilitazione contro l'inquinamento del petrolchimico venne dalle donne di Manfredonia: «Nel 1988 riuscimmo a portare il caso della contaminazione di Manfredonia alla Commissione per i Diritti dell'Uomo a Bruxelles», racconta Anna Guerra, una delle fondatrici dell'associazione Bianca Lancia [link], «e nel 1998 la Commissione riconobbe un risarcimento per 40 madri vittime della contaminazione». Manfredonia è inserita tra i siti contaminati di interesse nazionale dal 1998. Nel 2007 l'area industriale risultava bonificata per il 12% e per il 55 % risultava approvato il progetto definitivo. «Gli interventi più importanti devono però ancora essere realizzati e nel terreno rimangono depositate grandi quantità di sostanze tossiche», commenta Tonino D'Angelo, presidente di Medicina Democratica. «Noi chiedevamo che l'area venisse restituita ai cittadini completamente bonificata, invece la si è re-industrializzata senza che le bonifiche venissero completate e senza che nemmeno venisse condotta la necessaria valutazione ambientale strategica

APPROFONDIMENTI

# DATI AMBIENTALI: indice dei link e dei documenti pdf (annuari e schede di fonte Apat/Ispra e Ministero dell'ambiente) che potete scaricare da Focus.it.
# Processo Enichem, l'articolo pubblicato da Costanza Alvaro su Panorama.it (link).
# Processo Enichem, l'articolo pubblicato da Tonino D'Angelo su Medicina Democratica (link).
# Manfredonia: risarcimento a 40 donne, l'articolo pubblicato da Carlo Vulpio su Corriere.it (link).
# Valutazione ambientale strategica, Ministero dell'ambiente (link).
# Medicina Democratica, indice dei documenti su Manfredonia (link).
# I fantasmi dell'Enichem, di Giulio Di Luzio, Baldini Castoldi Dalai Editore (2003), 13,40 euro (link).
# Di fabbrica si muore, di Alessandro Langiu e Maurizio Portaluri, Manni editori (2008), 11 euro (link).
# Anagrafe Lovecchio, spettacolo teatrale di e con Alessandro Langiu (link).

La discarica di Contrada Pisani fu aperta nel secondo dopoguerra per ricevere i rifiuti solidi urbani, la cosiddetta immondizia, di Napoli. Nei decenni successivi venne progressivamente allargata mentre tutto attorno si costruivano interi quartieri abusivi. A causa dell'inadeguatezza dei controlli la criminalità organizzata riuscì a smaltirvi considerevoli quantità di rifiuti speciali e tossici, per i quali la discarica non è adatta, provocando così la contaminazione dei terreni. Nel 1996 la discarica venne chiusa e si decise la bonifica dell'area, ma tutto si interruppe nel gennaio 2008 quando, nonostante la dura opposizione degli abitanti, venne riaperta con la forza per fare fronte all'emergenza rifiuti di Napoli. Siamo all'ultima tappa di questo nostro primo viaggio tra i mostri permanenti del Bel Paese.

Italia contaminata: Pianura

BUONGIORNO ECOMAFIA Secondo alcune fonti alla discarica sarebbero stati smaltiti illegalmente anche i rifiuti tossici provenienti dalla bonifica di uno dei tanti siti contaminati di interesse nazionale, quello dell'Acna di Cengio (Savona, Liguria) [che cosa succedeva a Cengio?]. «Lo abbiamo denunciato nel 2000, durante la prima Commissione Parlamentare d'Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti. Attualmente se ne sta occupando la Procura di Napoli», dichiara Massimo Scalia, docente di fisica alla Sapienza ed ex presidente della Commissione. Questa vicenda fa di Pianura il simbolo di un grave problema che ostacola i progetti di bonifica nel nostro Paese: in molti casi le organizzazioni criminali riescono a infiltrarsi e a smaltire illegalmente i materiali contaminati prelevati da un sito in fase di bonifica, ricavandone ingenti guadagni. Normalmente, però, le ecomafie gestiscono lo smaltimento illegale di rifiuti tossici provenienti direttamente dalle industrie [e qui ci sarebbe da aprire un altro capitolo nero, quello su Ilaria Alpi...].

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UN'IMMENSA DISTESA DI... Guardando appena più in là di Pianura scopriamo che l'intero territorio della Campania è stato ed è tutt'ora utilizzato come discarica abusiva dei rifiuti tossici di tutta Italia. Secondo l'Ispra i siti potenzialmente contaminati in Campania sono 2.551, mentre in Lombardia, seconda classificata, sono "appena" 1.237. I più grandi, in Campania, sono le aree dei litorali Vesuviano, Domizio Flegreo e Agro Aversano, che da soli si estendono su 340.609 ettari di terra e acque. Uno scempio realizzato grazie all'intreccio tra camorra, politici corrotti, abitanti complici o sotto ricatto e industriali senza scrupoli desiderosi di liberarsi a poco prezzo delle scorie delle loro fabbriche. Che il "sistema" esista è stato provato dalle indagini delle forze dell'ordine, riprese dal documentario Biùtiful Cauntri di Esmeralda Calabria, ed è stato raccontato da Roberto Saviano nel suo Gomorra.

A CHE PUNTO SIAMO? La discarica di Pianura è stata inserita nella lista dei siti contaminati dell'Ispra solo nel 2007 e sta partendo ora lo studio delle sostanze tossiche presenti. Ciò che sappiamo è che le discariche abusive hanno effetti gravissimi sull'ambiente e sulla popolazione, e secondo uno studio pubblicato dal Lancet Oncology nella zona delle discariche campane la percentuale di alcuni tumori è la più alta d'Italia.

APPROFONDIMENTI

# DATI AMBIENTALI: indice dei link e dei documenti pdf (annuari e schede di fonte Apat/Ispra e Ministero dell'ambiente) che potete scaricare da Focus.it.
# Nel testo si fa riferimento ai siti potenzialmente inquinati in campania: trovate l'elenco nel documento 2007, Annuario dei dati ambientali: Geosfera (pdf).
# Commissione Parlamentare d'Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti (link).
# Biutiful cauntri, libro + dvd del documentario di Esmeralda Calabria, BUR 2008, 19,50 euro (link).
# Biutiful cauntri: diversi spezzoni del documentario sono online su Youtube (link).
# Un'altra Gomorra: Roberto Saviano la racconta sulle pagine di Repubblica.it (link).
# Un'altra Gomorra: la riapertura della discarica Pianura e un'intervista a Roberto Saviano al Tg1 nel gennaio 2008. Online su Youtube (link).
# Terra bruciata, di Bernardo Iovene, puntata della trasmissione Report del 9 marzo 2008 dedicata al traffico di rifiuti tossici in Campania (link).
# Campania Infelix, Bernardo Iovene e altri, BUR 2008, 10,50 euro (link).

16 Giugno 2009