Focus

L'ingegneria climatica non ci salverà dal riscaldamento globale

Non esiste una soluzione tecnologica al riscaldamento globale. Nemmeno l'ingegneria climatica, da sola, potrà combattere il riscaldamento del Pianeta.

geoingegneria
Nubi artificiali per conbattere il riscaldamento globale? Tecnicamente possibile ma non sufficiente | jacques fou / Flickr

L'ingegneria climatica, da sola, non è sufficiente a contrastare gli effetti del riscaldamento globale antropico (cioè prodotto dalle attività umane). È la conclusione di un recente studio condotto dagli scienziati della Rutger University del New Jersey (USA), che evidenzia come ad oggi non esista una singola tecnologia in grado di neutralizzare gli effetti delle emissioni di gas serra nell'atmosfera.

 

SULLA CARTA FUNZIONA. I ricercatori hanno ipotizzato di utilizzare speciali cannoni per sparare acido solforico in diversi punti dell'atmosfera, così da formare una coltre di nubi in grado di riflettere parte della radiazione solare. Obiettivo degli scienziati è quello di contenere il riscaldamento del pianeta entro i limiti previsti dell'accordo di Parigi del 2015 e cioè 1,5 °C in più rispetto all'era pre-industriale. Sebbene la tecnologia, almeno sulla carta, sembri funzionare, gli esperti avvertono: gli effetti sul clima locale di un intervento simile dipenderanno comunque dalla quantità complessiva di gas serra emessa a livello globale.

Che cos'è l'ingegneria climatica. Lo scudo formato dalle nuvole artificiali, pur essendo un valido aiuto nella lotta al riscaldamento del pianeta, non potrà infatti essere una soluzione se le emissioni di gas serra da combustibili fossili continueranno a crescere ai ritmi annuali. Insieme alla rimozione della CO2 dall'atmosfera, la limitazione della radiazione solare attraverso nubi artificiali e scudi gassosi di vario tipo è una delle due grandi branche dell'ingegneria climatica.

 

Si tratta però di un filone di studi relativamente giovane, ad oggi caratterizzato da grandi incertezze scientifiche sugli effettivi risultati, sui costi ma soprattutto sugli eventuali effetti collaterali. Per questi motivi la gestione su scala planetaria di progetti di ingegneria climatica è oggetto di un ampio dibattito scientifico.

 

Ma Alan Robock, professore di Scienze Ambientali alla Rutger University e uno degli autori dello studio, non ha dubbi: «Il nostro studio dimostra chiaramente che una singola tecnologia non può combattere da sola la crisi climatica. Dobbiamo smettere di bruciare combustibili fossili e dobbiamo investire in maniera aggressiva su solare ed eolico».

 

«Se percorreremo questa strada», conclude, «piccoli interventi localizzati di ingegneria climatica potranno aiutarci a raggiungere gli obiettivi dell'accordo di Parigi».

 

1 agosto 2020 | Rebecca Mantovani