Ecologia

L'incendio (ora domato) nella zona rossa di Chernobyl

Un rogo divampato nell'area più a rischio attorno all'ex centrale nucleare di Chernobyl ha destato preoccupazioni per una possibile diffusione di radiazioni.

Ci è voluta la pioggia, per estinguere l'incendio che ormai da alcuni giorni lambiva la zona di alienazione di Chernobyl, l'area nel raggio di 30 km dall'ex centrale nucleare che dopo il disastro del 1986 è stata gradualmente riconquistata dalla foresta, ma che conserva ancora oggi alcuni focolai di radioattività. L'incendio boschivo divampato il 4 aprile, per cause ancora da chiarire, è stato definito da Greenpeace Russia il peggiore mai scoppiato dall'incidente nucleare ad oggi. Nella parte occidentale della zona di esclusione, le fiamme avrebbero interessato almeno 20 mila ettari di foresta (un ettaro equivale a 10 mila metri quadrati di superficie), spingendosi fino a un chilometro e mezzo dal "sarcofago" protettivo in acciaio e cemento che oggi copre il reattore numero 4.

L'incubo radiazioni. Entro un paio di km dal reattore e dalla città abbandonata di Pripyat si trova anche il sito di smaltimento delle scorie radioattive di Pidlisny: si temeva che le fiamme, rese ancora più imprevedibili dal vento, potessero sollevare e disperdere materiale radioattivo e aumentare i livelli di radiazioni nell'area attraverso il fumo e le ceneri. L'agenzia statale ucraina che gestisce la zona di alienazione ha lavorato nei giorni scorsi per scavare fossati tagliafuoco attorno alle infrastrutture ancora contaminate che si trovano vicino al reattore per proteggerle dalle fiamme. Le autorità hanno fatto sapere che i livelli di radiazioni a Kiev, la capitale in cui vivono circa 3 milioni di abitanti e che si trova a un centinaio di chilometri da Chernobyl, non erano saliti sopra il livello d'allarme.

Una bomba a orologeria. Fortunatamente, la pioggia caduta martedì 14 aprile sull'area ha estinto ogni fiamma viva, lasciando però alcune aree della foresta ancora fumanti. Nella zona sono al lavoro 400 vigili del fuoco: le misure di lockdown per l'emergenza coronavirus hanno garantito che la popolazione fuori dall'area di esclusione limitasse le uscite e si esponesse meno a eventuali residui radioattivi. Gli incendi nella zona di alienazione di Chernobyl non sono una rarità: soltanto nel 2010 ce ne sono stati 54, per la maggior parte legati a pratiche agricole. I cambiamenti climatici e l'avanzamento della copertura forestale in una zona in gran parte off-limits per l'uomo avrebbero aumentato il rischio di propagazione. Secondo l'agenzia Reuters, la polizia avrebbe arrestato un uomo di 27 anni con l'accusa di aver innescato le fiamme. Non è chiaro se questa persona sia del tutto o solo in parte responsabile.

Nel 2019, un'analisi dei livelli di radioattività della Foresta Rossa di Chernobyl condotta facendo volare droni sopra alla zona di alienazione ha rivelato la presenza di alcune "zone calde" radioattive, nelle aree un tempo usate per separare il suolo contaminato. La radiazione all'interno di queste aree è così elevata che alcune ore trascorse qui consegnerebbero a un adulto i livelli di radiazione "consentiti" in un anno.

16 aprile 2020 Elisabetta Intini
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