L'impronta dell'uomo sulla Terra

La nostra specie occupa l'83 per cento del pianeta. Non c'è più posto per la natura?

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L'impronta dell'uomo sulla Terra
La nostra specie occupa l'83 per cento del pianeta. Non c'è più posto per la natura?
Le aree del pianeta più toccate dall'influenza umana sono in colore rosso.© Wildlife conservation society, Ciesin.
Clicca qui per ingrandire l'immagine (attenzione, dimensioni 65 kbyte).
Le aree del pianeta più toccate dall'influenza umana sono in colore rosso.
© Wildlife conservation society, Ciesin.
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L'83 per cento del pianeta. Ecco la superficie della Terra che l'uomo occupa, in maniera più o meno completa, secondo gli studi compiuti dalla Wildlife conservation society e dal Center for International Earth Science Information Network (Ciesin) della Columbia university. Le mappe che rappresentano la presenza umana sul pianeta, pubblicate sull'ultimo numero della rivista Bioscience, sono derivate da una lunghissima serie di analisi e di dati che rappresentano l'occupazione da parte di industrie, agricoltura, strade e altro, l'accesso dell'uomo al territorio attraverso ferrovie, strade e fiumi, e la presenza di infrastrutture elettriche, indicate dalle luci che si vedono dallo spazio. L'influenza della nostra specie sul pianeta è definita “L'impronta umana”, e le mappe sono pubblicate sul sito http:/www.wcs.org/humanfootprint.

Perché salvare la natura?
Un altro dato importantissimo dice che ben il 98 per cento delle zone potenzialmente coltivabili sono effettivamente utilizzate dall'agricoltura; significa che non rimane quasi niente per gli ecosistemi naturali. Il lavoro di raccolta e di stesura dei dati servirà, secondo Eric Sanderson, un ecologo che lavoro per la Wildlife conservation society, ad avere un'idea più chiara dell'influenza dell'uomo sulla Terra, per studiare come salvare gli ultimi territori in cui la natura resiste ancora. Dice anche Mark Levy, del Ciesin: «Questa mappa può servire per determinare alcuni obiettivi specifici per l'azione.» Afferma ancora Sanderson: «Le due lezioni dell'impronta umana sono queste: dobbiamo conservare le ultime aree selvagge, perché sono zone in cui la natura può rimanere intatta, con pochi conflitti con l'uomo, e dobbiamo anche trasformare l'impronta umana, in modo che la natura possa sopravvivere anche nelle aree più congestionate.»

Pochi angoli selvaggi. Restano ancora però alcuni territori selvaggi, per esempio alcune foreste settentrionali dell'Alaska, Canada e Russia; gli altopiani del Tibet e della Mongolia, e molta parte del territorio del Rio delle Amazzoni. Questi territori sono stati definiti “L'ultima natura selvaggia”, e sono stati anche contati: sono 568 aree sono distribuite su tutto il pianeta, e rappresentano le ultime grandi superfici relativamente intatte esistenti sulla Terra.

(Notizia aggiornata al 25 ottobre 2002) 

24 Ottobre 2002