Ecologia

Il boomerang di inquinamento dei pannelli fotovoltaici

Il difficile riciclo di molti componenti dei pannelli fotovoltaici che oggi sono vicini al fine vita comporterà danni ambientali ed economici enormi.

I pannelli fotovoltaici sono considerati una delle opzioni più ecologiche per ottenere energia elettrica, poiché una volta installati hanno bisogno solo della luce solare per funzionare. Tuttavia questa tecnologia potrebbe rivelarsi un boomerang di inquinamento: lo si legge su The Conversation, dove Matthew Davies, professore associato presso la facoltà di Scienze dei Materiali della Swansea University (Galles, UK), mette in guardia sui rischi di un mancato riciclo dei pannelli solari, che dopo una vita utile media di circa 25 anni vanno sostituiti.

Una montagna di rifiuti. Sulla base di un lavoro del 2020, sull'analisi del ciclo di vita (LCA, in inglese life-cycle assessment) di questa tecnologia, Davies stima che entro il 2050 saranno circa 78 miliardi le tonnellate di rifiuti derivate dallo smaltimento di pannelli fotovoltaici: un problema che sarebbe facilmente sormontabile se i materiali impiegati potessero essere estratti e riutilizzati - ma purtroppo al momento il riciclo non sembra essere una soluzione perseguibile.

Uno dei principali problemi è che l'elettronica di un pannello fotovoltaico è fatta da componenti incollati o saldati tra loro, rendendo inevitabile la rottura e la frammentazione dei materiali nello smaltimento; inoltre, i materiali più interessanti da recuperare sono disseminati in piccole quantità per l'intera scheda elettronica (vedi immagine qui sotto), e sono quindi molto problematici da recuperare, se non ricorrendo a metodi molto inquinanti e decisamente poco etici.

I materiali più interessanti da recuperare: oro (Au), argento (Ag), palladio (Pd), rutenio (Ru), yttrio (Y), cobalto (Co), antimonio (Sb), iridio (Ir) - tutti elementi rari o molto rari.
I materiali più interessanti da recuperare: oro (Au), argento (Ag), palladio (Pd), rutenio (Ru), yttrio (Y), cobalto (Co), antimonio (Sb), iridio (Ir) - tutti elementi rari o molto rari. © Charles et al. | Science Direct

Pensarci prima. Un disegno più funzionale e delle infrastrutture in grado di elaborare e riciclare il prodotto alla fine della sua vita sarebbero la soluzione: se riuscissimo a estrarre i materiali riutilizzabili dai pannelli solari, recupereremmo circa 15 miliardi di dollari e potremmo produrre due miliardi di nuovi pannelli solari. Al beneficio economico, si aggiungerebbe quello ambientale: il 70% delle emissioni di gas serra è infatti connesso all'estrazione, la produzione e l'utilizzo di beni. «Se non smetteremo di estrarre materiali dalla Terra, non riusciremo a fermare i cambiamenti climatici», mette in guardia Davis.

Parole chiave: riciclo e riutilizzo. La cosiddetta economia circolare, che prevede – tra le altre cose – il riciclo e il riutilizzo di beni e materiali, è fondamentale per garantirci un futuro su questo Pianeta: continuare a estrarre e consumare, eliminando totalmente ciò che abbiamo finito di utilizzare, non è una soluzione percorribile. Nel 2020 sono stati estratti 100 miliardi di tonnellate di diversi materiali, e appena l'8,6% è stato riciclato: è inutile pensare a tecnologie sostenibili, come quelle dei pannelli solari, se poi alla fine della loro vita questi prodotti vengono gettati in discarica – senza contare che, di questo passo, i minerali di base costeranno più di quello che la maggior parte delle persone potrà permettersi.

11 gennaio 2022 Chiara Guzzonato
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