Adriatico, mare che soffre

Una ricerca studia l'ecosistema del mare fino a 125.000 anni fa: negli ultimi 40 anni le condizioni peggiori. 

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La biodiversità del mare Adriatico è a rischio.|Jose B. Ruiz/Nature Picture Library/Contrasto

Da 125.000 anni a questa parte il mare Adriatico ha resistito ai cambiamenti climatici senza soffrire più di tanto, nonostante l’ultima glaciazione, ma la presenza dell’uomo e della civiltà dei nostri giorni ha alterato profondamente gli ecosistemi al punto da creare profonde alterazioni nella biodiversità marina. Lo sostiene una ricerca condotta dalla University of Florida. La ricerca si è concentrata in particolare sull’area del delta del Po, sui crostacei dell’Adriatico e sugli organismi che vivono sul fondo del mare, importanti dal punto di vista sia ecologico sia commerciale.

 

Gli ultimi 4 decenni sono stati i peggiori. Attraverso una serie di perforazioni in mare e sulla terraferma sono stati portati in superficie sedimenti sempre più antichi, fino ad arrivare a "quota" 125.000 anni fa, quando le condizioni ambientali erano simili a quelle dei giorni nostri. Le carote di sedimenti hanno permesso di individuare più di 100.000 esemplari fossili. La distribuzione nel tempo e nello spazio è stata confrontata con gli organismi presenti nei sedimenti che risalgono agli ultimi 4 decenni del secolo scorso.

 

Astice europeo (Homarus gammarus): molte specie di crostacei sono gravemente minacciate. | Jane Burton/Nature Picture Library/Contrasto

 

Crostacei in pericolo. «Abbiamo scoperto che in questi ultimi anni vi sono stati significativi cambiamenti negli ecosistemi, tra cui un crollo drammatico dal punto di vista ambientale di 7 tra le 10 specie di crostacei più importanti presenti in Adriatico», ha spiegato Michal Kowalewski, responsabile dello studio e ricercatore al Florida Museum of Natural History degli Stati Uniti. «Questa ricerca ci ha mostrato risultati molto preoccupanti, anche perché tiene conto di una sola area del Mediterraneo. È importante avviare ricerche simili in altre regioni del Mediterraneo per avere un quadro più omogeneo della situazione.»

 

Piattaforma petrolifera. | Francesco Cocco/Contrasto

 

Reti da pesca e petrolio. Cassa di risonanza della ricerca è stata la scoperta, da inizio gennaio a oggi, di oltre 80 carcasse di tartarughe marine Caretta caretta. Una trentina sulle spiagge dell’Abruzzo, una quarantina nelle Marche, 4 in Molise e 5 in Emilia Romagna. Le cause? «Dalle necroscopie effettuate è emerso che gli esemplari sono morti per annegamento, probabilmente impigliate nelle reti da pesca», spiega Vincenzo Olivieri, presidente del Centro studi cetacei italiano. E presto gli ecosistemi dell’Adriatico dovranno confrontarsi con un altro problema: un gran numero di trivelle per la ricerca petrolifera che la Croazia sta impiantando nel proprio tratto di mare.

 


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18 Febbraio 2015 | Luigi Bignami