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Incendi in Australia: così intensi da creare temporali

Gli incendi che da settimane interessano l'Australia favoriscono la formazione di piro cumulonembi, tempeste generate da fumo e calore in atmosfera.

Incendi in Australia: pompieri al lavoro
Riscaldamento globale e siccità alimentano gli incendi in Australia: da ottobre a oggi i roghi hanno provocato la morte di almeno 17 persone, e altrettante sono state dichiarate disperse. | Shutterstock

Gli incendi che da settimane affliggono diverse regioni australiane sono così intensi ed estesi da generare un sistema meteorologico autonomo. Secondo il Bureau of Meteorology in Victoria, i roghi starebbero alimentando il fenomeno dei piro cumulonembi, formazioni nuvolose che possono provocare violenti temporali. Queste tempeste "indotte" non riescono a domare le fiamme - al contrario, le alimentano attraverso fulmini e raffiche di vento, e trasportando lontano i tizzoni ardenti.

 

 

dallo spazio. Il fenomeno è visibile anche da satellite. In caso di incendi molto estesi, i movimenti ascensionali di fumo e aria calda possono interagire con l'atmosfera e perturbarne le condizioni in modo non del tutto prevedibile. Aria e vapore si raffreddano salendo di quota, fino a formare una nube a sviluppo verticale molto instabile, che può diffondere le ceneri roventi su un'area molto estesa, e spararle fino alla stratosfera, da 10 a 50 km dal suolo.

 

Lo scontro con l'aria relativamente calda fuori dalla zona interessata dall'incendio può generare fulmini che possono innescare nuovi roghi. Nelle condizioni più estreme, i venti possono essere talmente intensi da causare vortici di fuoco (in inglese, firenado), colonne di fuoco che si propagano come mini-tornado.

 

Il fumo degli incendi trasportato dal vento oscura il Sole nella regione montuosa delle Blue Mountains, nel New South Wales. La foschia di colore azzurro che di solito caratterizza quest'area (dovuta alle sostanze oleose emesse dagli alberi di eucalipto) è scomparsa, sostituita dal bagliore rossastro delle fiamme. La foto è del 21 dicembre 2019. | Shutterstock

 

Un fenomeno in crescita. Un piro cumulonembo non è molto diverso dai cumulonembi che siamo abituati a vedere nelle calde giornate d'agosto. La differenza è che, in questo caso, le correnti ascensionali non sono formate dal calore irradiato dal terreno, ma da quello sprigionato dalle fiamme. Secondo gli scienziati, i piro cumulonembi sarebbero in aumento a causa del global warming: le alte temperature e la siccità creano il terreno ideale per la propagazione di incendi sempre più intensi, con pennacchi vigorosi di fumo, ceneri e vapore.

 

L'Australia che ha in parte contribuito al nulla di fatto dei negoziati sul clima alla COP25 sta attraversando i suoi giorni più caldi di sempre, in netto anticipo rispetto al picco dell'estate australe. Nel video in time-lapse qui sotto potete osservare la formazione accelerata di un piro cumulonembo.

 

2 gennaio 2020 | Elisabetta Intini