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I cieli marziani della California

La peggiore stagione di incendi in California ha tinto di arancione i cieli della Bay Area: è l'apocalisse, senza filtro, dei cambiamenti climatici.

Incendi in California
Il cielo di San Francisco, il 9 settembre 2020. | Shutterstock

La mattina del 9 settembre 2020 gli abitanti della Bay Area, in California, hanno dormito più a lungo del solito, cullati dall'assenza di luce. Il Sole è sorto come sempre, ma il chiarore del mattino ha ceduto il posto a una sinistra e pervasiva colorazione arancione, che è rimasta per tutto il giorno, e ha inondato le bacheche di ogni social media (#nofilter!). È la conseguenza degli incendi che stanno devastando la costa ovest degli Stati Uniti, nella peggiore stagione di roghi di cui la California abbia memoria.

 

Tonalità mattone e persino rosso cupe hanno dipinto i cieli di San Francisco, Oakland, Berkeley e persino di alcune città dell'Oregon, più a nord, mentre piogge di ceneri trasportate dal vento si riversavano sulle strade. Qualcuno ha notato l'esatta corrispondenza con i colori scelti per alcune scene del film Blade Runner 2049:

 

aria color ruggine. Quando le particelle di fumo e di cenere sono presenti in così elevate concentrazioni, influenzano il percorso dei raggi solari, deviandone la traiettoria. Nelle belle giornate, il cielo appare blu per via di come le particelle e i gas in atmosfera filtrano la luce solare: la luce azzurra viene riflessa in tutte le direzioni, e ci raggiunge qualunque sia il punto dove dirigiamo lo sguardo. Tornando ai cieli di questi giorni in California, le ceneri e il fumo hanno fatto sì che buona parte della luce azzurra venisse assorbita prima ancora di essere vista; solo la luce di lunghezza d'onda maggiore, come quella arancione-rossa, è riuscita a raggiungere la superficie. Inoltre, l'atmosfera densa di fumo ha bloccato la maggior parte della luce solare, tanto che nelle case e nelle strade di molte città californiane le luci artificiali sono rimaste accese come in piena notte.

 

Benvenuti nel futuro. Fortunatamente, i venti e la tradizionale nebbia di San Francisco hanno mantenuto le ceneri e il fumo ad almeno 600 metri di quota, creando una sorta di "bolla di aria" più respirabile vicino alla superficie. Ciò non toglie che le fiamme abbiano generato la più lunga scia di giorni con qualità dell'aria sopra la soglia di allerta mai registrata nella Bay Area (25 giorni consecutivi; nel 2018 si era arrivati a 14).

 

Benché la California non abbia ancora raggiunto il culmine della stagione degli incendi, atteso per ottobre-novembre, ha già dovuto affrontare almeno 7.563 roghi che hanno mandato in fumo oltre 2 milioni di acri di territorio, ucciso 8 persone e danneggiato oltre 3.500 strutture. Gli incendi hanno diverse origini (attività umane, falò, fuochi d'artificio, sigarette abbandonate, dolo, temporali) ma la situazione è esasperata dai cambiamenti climatici, che creano il sostrato ideale per il divampare del fuoco e prolungano la tradizionale stagione degli incendi. Come abbiamo già visto accadere in Australia, la mancanza di piogge e la scarsa umidità del suolo permettono ai piccoli incendi di alimentarsi, mentre i venti secchi e caldi contribuiscono alla loro propagazione su lunghe distanze.

 

10 settembre 2020 | Elisabetta Intini