Il prezzo ambientale della carne

Un nuovo studio mostra come allevare bovini abbia un impatto enorme sull'ambiente. Molto superiore a quello di altre specie per l'alimentazione umana.

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Un gruppo di bovini in Minnesota.|Jim Brandenburg/Minden Pictures/contrasto

L'analisi del ciclo di vita (life cycle analysis) degli allevamenti di bestiame domestico dicono da anni che l’impatto ambientale di bovini, ovini, suini e avicoli è altissimo. Si usano milioni di ettari di terreno produttivo per allevarli e coltivare il mangime, e gli allevamenti stessi emettono un’elevata quantità di gas a effetto serra, come metano e anidride carbonica, che contribuiscono a riscaldare il nostro pianeta.

 

Mucche ingombranti. Ma quali sono gli animali domestici con l’impatto maggiore? Secondo uno studio appena apparso sulla rivista scientifica Proceedings of the national academy of sciences, le maggiori colpevoli sarebbero le mucche. Che richiedono e emettono rispettivamente 28, 11, 5 e 6 volte più territorio, acqua, gas a effetto serra e composti dell’azoto degli altri allevamenti. L’analisi, condotta da ricercatori statunitensi e israeliani, ha tenuto conto non solo delle necessità e emissioni dei vari tipi di allevamenti, ma anche del contenuto in calorie o proteine degli animali stessi, in modo da arrivare al valore di, per esempio, terreno agricolo necessario per kilocaloria ingerita di pollame. Il calcolo, come denunciano gli autori, è piuttosto complesso e molti dati non sono facilmente disponibili.

 

Un impatto elevato. Ma l’analisi ha portato per esempio a determinare che la porzione della dieta degli statunitensi basata sugli animali occupa circa 3,7 milioni di km2 per la coltivazione del foraggio e il terreno da pascolo, equivalente a circa il 40% di tutto il territorio della nazione, o a 12.000 m2 per persona. L’acqua necessaria è 45 miliardi di m3 e i fertilizzanti usati sono la metà di quelli totali.

Come detto, l’allevamento meno efficiente dal punto di vista ambientale è quello delle mucche. Anche nel caso in cui queste ultime occupino i territori aridi occidentali (inadatti a ogni altra coltivazione) l’analisi non ignora il fatto che le praterie forniscono all’uomo molti servizi degli ecosistemi. Lo studio termina dicendo che l’allevamento degli animali richiede molta più acqua, territorio e fertilizzanti della coltivazione di piante utilizzate direttamente come cibo, grano e riso in particolare.

 

28 Luglio 2014 | Marco Ferrari