Ecologia

Il museo in fondo al mare: arte per l'ambiente

Corrose dall'acqua, trasformate dalla sabbia e dalle correnti, cambiate dentro e fuori dai coralli e da altri animali che le abitano, le sculture sommerse nelle acque di Grenada sono il lavoro di...

Un museo d'arte in fondo al mare
Corrose dall'acqua, trasformate dalle sabbie e dalle correnti, cambiate dentro e fuori dai coralli e da altri animali che le abitano, le straordinarie sculture sommerse nelle acque di Grenada sono il lavoro di un artista inglese impegnato, proprio con queste opere, nella difesa dell'ambiente.

Elisabetta Intini, 3 settembre 2007

Cicloturismo sott'acqua... in questo caso, però, i turisti sono le migliaia di micro organismi che vengono ad abitare nella statua. La "normalità" è il solo punto di partenza possibile per Jason Taylor: guarda il video di un ambiente simile ai tanti che si trovano in casa e in ufficio.


Non è un relitto, quello che giace al largo di Grenada, una piccola isola nel Mar dei Caraibi meridionale, ma un vero e proprio museo sottomarino, popolato da sculture perfettamente integrate con l'ambiente circostante. Ad affidarle al mare, dopo averle realizzate, è stato Jason de Caires Taylor, creatore del primo parco di sculture acquatico al mondo.

Lente d'ingrandimento naturale
Perché mettere le proprie opere sul fondo del mare anziché affidarle a una struttura più accogliente, e soprattutto più "asciutta"? Per capire cos'è passato per la testa di Taylor dobbiamo pensare a come cambia la nostra percezione di forme e colori sott'acqua: «per esempio, gli oggetti a bagno ci appaiono più grandi del 25%», afferma Taylor. E li vediamo sotto una luce particolare: i raggi solari vengono infatti filtrati dalla superficie del mare, e da questa divisi in mille sfaccettature, che rendono cangianti i colori delle sculture sommerse.

In attesa di essere portate al largo e posate sul fondale.
Ruvide ad hoc
La consegna delle opere al mare, però, non è che l'ultima fase di una serie che coinvolge spesso, in qualità di modelli e facchini, anche gli abitanti di Grenada, dove l'artista vive. Prima di realizzare le sculture definitive, Taylor in genere crea delle sagome provvisorie in gesso, dalle quali ricava poi stampi più precisi in silicone. Quindi realizza una struttura in cemento destinata a giacere sul fondo del mare, rinforzata con un'armatura interna d'acciaio. Le sculture sono un invito. Per i sub, naturalmente, ma prima ancora per la fauna e la flora marine: dopo averle modellate con cura, l'artista le rende appositamente ruvide e porose, creando così degli speciali spazi che permettono ai coralli di fare presa. A volte, per incoraggiare la proliferazione di questi organismi, Taylor applica alle statue dei resti di colonie di coralli morte: in questo modo, afferma, è più facile che nuovi organismi vivi scelgano di abbarbicarsi su questa nuova superficie.

Pronte per il tuffo
A realizzazione ultimata, l'artista carica le opere in barca per la loro ultima crociera e le deposita definitivamente in mare: coralli e alghe le trasformeranno col tempo nella loro casa. Il museo che le accoglie è la Baia Moliniere, parco naturale marino dei Caraibi. Le statue vengono installate a profondità variabili, tra 1 e 10 metri: "Grace" ad esempio – una serie di sculture di cemento modellate sul corpo di una donna di Grenada – è poggiata su di un fondale basso (2 metri). La sabbia e le correnti continueranno a modellarla e modificarla per sempre.

Un museo d'arte in fondo al mare: chi è l'artista?
Jason de Caires Taylor semina le sue creature sott'acqua al largo di Grenada e le lascia... vivere! Per ricordare al mondo che gli abitanti biologici di questo ambiente sottomarino corrono oggi il rischio di scomparire.

Il secondo scultore è il mare: alghe e coralli si impadroniscono della "materia" e la cambiano. Clicca sull'immagine per vedere le trasformazioni di Grace.


Cambiare nel tempo: forse è proprio questa la chiave della bellezza di queste sculture. chi dovesse avere la fortuna di visitarle più volte, non le troverebbe mai come le aveva lasciate. Sabbie e detriti ne levigano la forma; ai colori pensano le zooxantelle, le alghe con cui i coralli vivono in simbiosi e che sono responsabili della loro pigmentazione. Nulla è statico, afferma Taylor, uomo e ambiente cambiano continuamente e nella loro evoluzione sono indissolubilmente legati l'uno all'altro. Come "Sienna", una sagoma di donna fatta di fili di metallo intrecciati, che potrà prendere forma e corpo solamente grazie ai vegetali e ai coralli che, popolandola, le daranno consistenza. E "Grace", che muta continuamente espressione.

Meglio vivi
Da anni impegnato nella salvaguardia dell'ambiente sottomarino, con le sue opere Taylor vuole affermare che il "genio artistico" dei coralli vivi è molto maggiore di quello che questi organismi assumono, loro malgrado, quando vengono

Alcuni coralli "sbiancati": quando assumono questa colorazione, significa che stanno per morire.
strappati dal loro ambiente per diventare costosi gadget ornamentali. Condizione nella quale, è evidente, non servono più neppure da controllori dell'anidride carbonica in acqua, sostanza che assorbono nel processo di calcificazione contribuendo a tamponare almeno in parte ai danni fatti... da noi. Ma se da un lato l'opera di sensibilizzazione ha ridotto la raccolta selvaggia dei coralli, negli ultimi trent'anni sono intervenuti diversi nuovi fattori che hanno messo a rischio la sopravvivenza dell'ecosistema che li ospita. E che è in assoluto il più ricco di specie animali e vegetali: qui la biodiversità è tale che molte delle specie che ci vivono non sono ancora state classificate.

Allarme bianco
Il riscaldamento dei mari dovuto all'effetto serra, per esempio, ha provocato il fenomeno dello "sbiancamento" delle barriere coralline: quando l'acqua raggiunge temperature troppo elevate, le alghe che vivono in simbiosi con i coralli muoiono, e questi ultimi assumono, prima di morire anch'essi, un colore biancastro. Ci sono poi attività umane che hanno un impatto negativo immediato: l'utilizzo dei fertilizzanti, per esempio, che tramite i corsi d'acqua arrivano al mare... Inutile poi cercare di ripulirlo. Recenti ricerche hanno infatti dimostrato che i solventi utilizzati per eliminare dall'acqua i residui di petrolio sono – per alcuni abitanti delle barriere coralline – un rimedio quasi peggiore del male.

3 settembre 2007
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