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Perché il metano artico non scalda l'atmosfera

Il gas che proviene del fondo dell’oceano al Polo Nord non aumenta la concentrazione atmosferica.

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Osservatori sottomarini, navi da ricerca e aerei hanno seguito la sorte dei 250 pozzi di metano che sorgono dal fondo dell'oceano artico. | Torger Grytå/Cage

Il riscaldamento globale, ossia l’innalzamento della temperatura media della Terra, ha molte conseguenze: tra le più temute c’è lo scioglimento dei grandi depositi di metano racchiusi sul fondo degli oceani, nelle fredde acque attorno ai Poli. Circa 74.000 gigatonnellate di questo gas - una gigatonnellata è un miliardo di tonnellate - potrebbero essere liberate e aumentare ulteriormente le temperature terrestri, perché il metano (CH4) ha un potenziale di gas serra 34 volte superiore a quello dell’anidride carbonica.

 

Una nuova ricerca ridimensiona il rischio che il metano giunga in atmosfera, anche se non riesce del tutto a spiegare che cosa lo fermi, e - soprattutto - non esclude che in certi periodi dell'anno l'equilibrio possa rompersi. Ecco che cosa succede.

 

Intrappolato in fondo al mare. Alcune attività umane, come le coltivazioni di riso, il disboscamento e le grandi dighe (all’interno delle quali il materiale vegetale in putrefazione produce metano) hanno già aumentato la concentrazione di questo gas da circa 1100 a quasi 1800 parti per miliardo nel periodo che va dal 1950 al 2014. Il gas nei fondali dei mari dell’Artico è, per ora, tenuto prigioniero da “gabbie” di ghiaccio (gli idrati di metano), che però potrebbero sciogliersi se le temperature si alzassero ancora.

 

Sciolto e svanito. Una ricerca norvegese all’interno del progetto Moca (che segue appunto la sorte del metano artico collaborando con il Centre for Arctic Gas Hydrate, Environment and Climate - Cage), pubblicata su Geophysical research letters, ha scoperto che, anche se si libera dal fondo dell’oceano artico, il metano non riesce ad arrivare in atmosfera e quindi non contribuisce al riscaldamento globale.

 

I ricercatori hanno studiato, con aerei, navi e osservatori sul fondo del mare, il rilascio di metano dal fondo oceanico a ovest delle isole Svalbard, e hanno scoperto che le 250 fonti di metano rilevate in quei fondali aumentano di molto la concentrazione del gas nelle acque durante l’estate artica. Sorprendentemente, però, ben poco di questo gas raggiunge l’atmosfera.

 

Chi ferma il metano? Secondo Benedicte Ferré, di Cage, il gas è fermato dalla stratificazione delle acque. In estate, con poco vento e mare calmo, si formano nell'oceano strati di acqua a temperatura diversa, che impediscono i movimenti verticali delle acque, e di conseguenza del gas che risale dalle profondità. Potrebbe anche succedere che una parte di questo gas sia "mangiato" dai batteri, com’è accaduto nel Golfo del Messico dopo l’incidente della piattaforma Deepwater Horizon nel 2010.

 

Il problema potrebbe sorgere però in inverno, perché con i movimenti provocati dalle tempeste le acque dell’oceano si rimescolano e il gas potrebbe fuggire in atmosfera. Sono necessarie quindi, dicono gli scienziati, ulteriori ricerche per seguire la sorte del metano anche in inverno.

 

4 giugno 2016 | Marco Ferrari