Ambiente

Il ghiaccio antartico? Più spesso del previsto

Lo rivela una mappa 3D dei fondali del Polo Sud effettuata da un robot sottomarino, giallo come quello dei Beatles. SeaBED aiuterà a capire come il riscaldamento globale stia riducendo l'estensione di questo habitat.

Il ghiaccio marino che ricopre le estremità del continente antartico è meno sottile di quanto si pensasse: lo rivela la prima mappa tridimensionale dei fondali del Polo Sud realizzata da un robot sottomarino coordinato da scienziati inglesi, americani e australiani.

L'Autonomous Underwater Vehicle (AUV), noto anche come SeaBED , capace di calarsi nelle profondità marine e di procedere orizzontalmente senza appoggiarsi sul fondale, ha analizzato un'area di ghiaccio di 500 mila metri quadrati, nei pressi delle zone costiere di Weddell, Bellingshausen, e Wilkes Land.

Meglio del previsto. Le precedenti osservazioni stimavano che il ghiaccio marino qui avesse uno spessore medio di circa 1 metro; dalle analisi di SeaBED risulta che tra il livello del mare e il limite inferiore dei ghiacci ci sono in genere tra gli 1,4 e i 5,5 metri, con un valore massimo misurato di 16 metri. Gli scienziati hanno anche osservato che il 76% del ghiaccio mappato risulta deformato, come se grandi masse di ghiaccio marino fossero entrate in collisione, finendo per fondersi in una calotta più spessa.

Prima del robot. Le analisi sono state compiute in due diverse spedizioni, nel 2010 e nel 2012, da un team di ricercatori del British Antarctic Survey, dell'Institute of Marine and Antarctic Studies (Australia) e della Woods Hole Oceanographic Institution (USA). Le precedenti misurazioni si affidavano per lo più a rover calati nei ghiacci dopo perforazioni, o a osservazioni effettuate dalle navi rompighiaccio. Anche i satelliti riescono a "vedere" i ghiacci antartici, ma le misurazioni dall'alto possono rivelarsi piuttosto imprecise.

Il robot sottomarino AUV un istante prima di essere inabissato. © Peter Kimball/WHOI

"Ecografia" subacquea. SeaBED viene calato a 20-30 metri di profondità e da quella posizione, procedendo in orizzontale come un tosaerba, in totale autonomia e alla velocità di 30 centimetri al secondo, esegue una mappatura topografica dei ghiacci da sotto, utilizzando un sonar.

Chi studia i ghiacci antartici riesce così ad avere un'idea precisa di forma e spessore nascosti del ghiaccio che si trova sotto i propri piedi.

Global warming. Il prossimo passo sarà quello di intensificare le osservazioni ed estenderle alle vaste porzioni di ghiaccio ancora inesplorato: si calcola che il ghiaccio marino antartico, nei momenti di massima estensione annua, raggiunga i 20 milioni di chilometri quadrati. Si riuscirà così a capire come i cambiamenti climatici riducano, anno dopo anno, l'entità di questi ghiacci. Ma anche i biologi marini che studiano le creature caratteristiche di questo habitat, come il krill, potrebbero beneficiare di ricerche come questa.

26 novembre 2014 Elisabetta Intini
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