Ecologia

Il futuro della moda è etico. Italiani e francesi scelgono quella "animal free" /VIDEO

Utilizzare materiali alternativi alla vera pelle o vera pelliccia “fa tendenza”, è cool, e non significa rinunciare al comfort. Lo rileva il sondaggio internazionale realizzato da Ispo Ricerche per la Lav

Roma, 24 feb. - (AdnKronos) - Il futuro della moda? Potrebbe essere "animal free", vista la preferenza dei consumatori per i capi di abbigliamento privi di materiali di origine animale, dalle piume alle pellicce. A rilevarlo è il primo sondaggio d’opinione a livello internazionale realizzato da Ispo Ricerche per la Lav secondo il quale ad essere più sensibili sono gli italiani e i francesi: l'81,1% preferisce acquistare prodotti privi di materiali di origine animale. (vai allo Speciale)

Seguono tedeschi (80%), olandesi (79,1%), polacchi (78%), inglesi (72,5%). Mentre si attesta al 12% la media dei consumatori dei sei Paesi Ue che già acquistano "animal free". Il sondaggio a gennaio ha coinvolto 3.600 intervistati in sei Paesi Ue (Italia, Francia, Regno Unito, Germania, Olanda e Polonia) e ad emergere è che utilizzare materiali alternativi alla vera pelle o vera pelliccia “fa tendenza”, è cool. (VIDEO)

“Le evidenze di questa rilevazione Ispo sono la concreta dimostrazione di come la moda etica non sia affatto una realtà di nicchia, bensì rappresenti la domanda di una considerevole fascia di consumatori, incarnando un enorme potenziale di crescita", dichiara Simone Pavesi, responsabile Moda Etica.

Insomma, le soluzioni eticamente compatibili hanno anche un loro risvolto economico, visto che ci sono milioni di consumatori nel mondo già disponibili ad acquistare prodotti "animal free". Per questo, la Lav lancia Animal Free Fashion (www.animalfree.info), la nuova vetrina web online dal 25 febbraio, che offre gli strumenti per valorizzare le aziende impegnate in un percorso di graduale dismissione dei prodotti animali.

Ma torniamo alla ricerca. L’Italia, assieme al Regno Unito e alla Polonia, è la nazione che presenta la più alta percentuale di consumatori pienamente consapevoli (20-21%) dell’esistenza di materiali alternativi a quelli di origine animale. Pelliccia (80% degli intervistati), pelle (76%) e piume (55%) sono i principali materiali per i quali gli italiani sono consapevoli dell’esistenza di soluzioni vegetali o artificiali alternative; stesso responso anche negli altri Paesi Ue, ma con percentuali leggermente inferiori.

La propensione all’acquisto prodotti “animal free” è elevatissima (78,6% la media nei sei Paesi Ue), a patto che i consumatori ricevano informazioni adeguate. In tutti i Paesi è l’inserto in pelliccia quello che con maggior slancio potrebbe essere sostituito da materiali alternativi, subito seguito dalla seta utilizzata per cravatte, camice ed intimo.

Per sei tipologie di prodotti (cappotto o giacche con inserti pelliccia; camice, cravatte, intimo in seta; piumini in piuma; borse, cinture, portafogli in pelle; cappotti, golf, abiti invernali in lana; calzature in pelle) i consumatori sono disponibili ad acquistare, a parità di comfort, quelli realizzati con materiali alternativi.

Con il seguente responso: per l’Italia, l’85% degli intervistati sceglie capispalla con inserti in ecopelliccia, l’83% piumini in ecopiuma così come prodotti senza seta, l’80% dice "no" alla pelle in borse e accessori, e il 78% rinuncia facilmente a capi invernali in lana così come la stessa percentuale è favorevole alle calzature in ecopelle.

Considerando solamente la quota di coloro che hanno mostrato una propensione all’acquisto di materiali alternativi in modo più marcato (dichiarando, cioè, di preferire “certamente” i prodotti animal free) si registrano quote di acquirenti tra il 40-50% in Italia, Olanda, Francia, Germania per pelliccia, seta, piuma, lana. Quota inferiore per la pelle. Regno Unito e Polonia, invece, sono i Paesi con una inclinazione d’acquisto inferiore, che difficilmente e per tutti materiali supera il 38%.

Complessivamente, sono Italia e Francia a mostrare una marcata inclinazione all’acquisto di materiali “animal free” da parte di una quota di popolazione più elevata (35%). La Polonia risulta fanalino di coda. Gli intervistati di tutti i Paesi non faticano a riporre fiducia nel livello di comfort assicurato dai materiali di origine vegetale o sintetica, sia per le calzature (68% degli italiani con media del 56,5% nei 6 Paesi Ue) che nell’abbigliamento (76% degli italiani con media del 65,8% nei 6 Paesi Ue).

Almeno il 40% degli italiani (48% Polonia, 40% Inghilterra, 35% Olanda; 27% Germania, 23% Francia) ritiene la definizione “vera piuma” frutto delle strategie di marketing e non crede necessariamente che un prodotto in piuma sia migliore di uno in materiale sintetico. In Italia, così come negli altri Paesi, i consumatori non sarebbero tentati dall’acquisto di materiale animale qualora fosse difficile reperire un’alternativa in fibra vegetale o sintetica: cedono alla mancanza di disponibilità di prodotti “animal free” solamente il 7% dei consumatori in Olanda, 8% Germania e Francia, 9% Italia, 11% Inghilterra e 13% Polonia.

La maggior parte dei consumatori (soprattutto in Italia 62%, Olanda 56%, Germania 52%) non cedono al fattore “gusto personale” e non acquistano capi con prodotti animali, anche se piacciono. In generale, il materiale alternativo derivato da fibre vegetali o sintetiche viene giudicato di tendenza, cool.

I rischi per la salute legati alla possibile presenza di residui tossici derivanti dalla concia delle pellicce animali, è un disincentivo all’acquisto di prodotti con inserti in pelliccia animale per il 51% degli intervistati in Italia. L’etica è invece il valore dominante nel processo d’acquisto: in Italia (59%), Germania (54%) e Francia (53%) la mancata offerta di prodotti “animal free” potrebbe indurre la maggior parte dei consumatori a cambiare negozio o marca.

Complessivamente, l’Italia è il Paese con il più elevato atteggiamento “animal free” (30%), seguono Germania (25%), Francia (21%), Olanda (20%), Regno Unito (18%) e, ultima, la Polonia (15%).

Così come accade anche per la propensione d’acquisto, sono spesso le donne più animal free rispetto agli uomini.

In conclusione, considerando contestualmente una propensione d’acquisto “certa” e un atteggiamento “animal free”, risulta una quota di consumatori convinti nei confronti dei materiali alternativi pari al 17% in Italia, 14% in Germania, 13% in Francia, 10% nel Regno Unito e Olanda, 7% in Polonia (con una media del 12% nei sei Paesi).

24 febbraio 2015 ADNKronos
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